Le doti del cittadino esemplare


riduzione dai capitoli 18 e 19 del De amicizia” di Cicerone – tratta dal libro “Littera litterae volume 2D – Angelo Diotti – casa edit. Bruno Mondadori”

Testo latino

Sed hoc primum sentio, nisi in bonis amicitiam esse non posse; neque id ad vivum reseco, ut illi qui haec subtilius disserunt, fortasse vere, sed ad communem utilitatem parum; negant enim quemquam esse virum bonum nisi sapientem. Sit ita sane; sed eam sapientiam interpretantur quam adhuc mortalis nemo est consecutus, nos autem ea quae sunt in usu vitaque communi, non ea quae finguntur aut optantur, spectare debemus. Numquam ego dicam C. Fabricium, M’. Curium, Ti. Coruncanium, quos sapientes nostri maiores iudicabant, ad istorum normam fuisse sapientes. Quare sibi habeant sapientiae nomen et invidiosum et obscurum; concedant ut viri boni fuerint. Ne id quidem facient, negabunt id nisi sapienti posse concedi.

Agamus igitur pingui, ut aiunt, Minerva. Qui ita se gerunt, ita vivunt ut eorum probetur fides, integritas, aequitas, liberalitas, nec sit in eis ulla cupiditas, libido, audacia, sintque magna constantia, ut ii fuerunt modo quos nominavi, hos viros bonos, ut habiti sunt, sic etiam appellandos putemus, quia sequantur, quantum homines possunt, naturam optimam bene vivendi ducem.

Traduzione ad uso didattico (ogni altro uso non è consentito)

Io penso anzitutto questo, che l’amicizia non può esistere se non tra gli uomini onesti. E non lo penso nel senso più, come quelli che discutono queste cose troppo sottilmente, forse con ragione, ma poco per il bene comune. Affermano, infatti, che nessuno è esemplare se non il sapiente. Sia pure così.

Ma essi intendono sapienza quella che finora nessun mortale ha mai raggiunto: noi invece dobbiamo mirare a quelle cose che sono nell’uso e nella vita comune, non quelle che sono immaginate o desiderate. Io non direi mai che Caio Fabrizio, Manio Curio, Tiberio Coruncanio, che i nostri antenati ritenevano sapienti, siano stati sapienti in base al criterio degli Stoici. Dunque si conservino pure il nome di sapienza così come è, odioso ed misterioso; ammettano che quelli sono stati uomini esemplari. In realtà non faranno neanche ciò, diranno che ciò non può esser concesso se non al sapiente.

Affrontiamo dunque la cosa, come dicono, alla buona. Coloro che si comportano, vivono in modo tale che la loro lealtà, la loro integrità, la loro equità, la loro generosità sia dimostrata, e che non vi sia in essi nessuna bramosia, perversione, imprudenza e vi sia invece grande forza d’animo, come furono forti quelli che poco fa ho nominato, questi uomini esemplari, come sono stati considerati, così pensiamo che debbano essere chiamati, poiché seguono, per quanto possano gli uomini, la natura, la migliore guida del vivere bene.