LE POTENZE EUROPEE


agli inizi del novecento

GRAN BRETAGNA

La Gran Bretagna di fine secolo era un paese avanzato, caratterizzato da equilibrio e stabilità invidiabili. Questo era il risultato di un sistema politico che era in condizione di affrontare, senza traumi, le tensioni e le novità prodotte dall’industrializzazione. Lalternanza al governo dei partiti conservatore e liberale consentiva una progressiva democratizzazione della vita del paese; mentre la nascita del partito laburista (partito socialista di orientamento moderato e riformista) incentivò l’approvazione di una legislazione sociale avanzata (pensioni, assicurazione, riduzione della giornata lavorativa).

 

FRANCIA

Molto più instabile era la situazione della Francia, che aveva dato vita alla terza Repubblica, che durò fino al 1940. Nonostante la nuova costituzione, il sistema politico francese faticava a trovare l’equilibrio fra una destra monarchica reazionaria e una sinistra socialista rivoluzionaria. Fino alla prima guerra mondiale il governo fu tenuto unito da alleanze, che produssero importanti riforme: riduzione della giornata lavorativa, libertà di stampa e istruzione gratuita. Ma ripetuti tentativi di colpi di stato ed episodi di razzismo rivelavano linstabilità e la fragilità del sistema politico.

GERMANIA

Verso la fine dell’800 la vita politica tedesca fu dominata dal cancelliere Bismarck, artefice dell’unità nazionale. Furono gli anni della grande crescita economica tedesca, ma anche della formazione di un regime autoritario che si fondava sulla forza dello stato (formalmente si trattava di un regime parlamentare). Bismarck governò alternando repressione e ricerca del consenso. Fu repressivo nei confronti dei socialisti (Spd) e tentò, senza riuscirci, di limitare l’azione del movimento cattolico. Ma a questa politica ostile alle forze popolari, Bismarck seppe affiancare una legislazione sociale molto moderna per quel tempo: assicurazione e pensioni di vecchiaia. L’obiettivo di questa prima forma di stato assistenziale, era quello di alleggerire le tensioni sociali e di integrare nello stato la classe operaia e le sue organizzazioni.

 

RUSSIA

Le riforme dell’abolizione della servitù della gleba si rivelarono inadeguate a risolvere i problemi della società russa. Sul piano economico e sociale i contadini-servi liberati continuarono a vivere ai limiti della sussistenza; sul piano politico il regime zarista mantenne un carattere autocratico e repressivo, senza lasciare spazio di espressione e di rappresentanza. Nello stesso tempo, in Russia, si avviava un importante processo di industrializzazione. Per opera del ministro delle finanze, lo stato diede impulso alle costruzioni ferroviarie (Transiberiana) e all’industria pesante (carbone, petrolio). L’industrializzazione avviò un processo di modernizzazione della società russa, dando vita ai primi consistenti nuclei di classe operaia.

Le motivazioni che, all’inizio del Novecento, fecero esplodere la Rivoluzione furono: campagne poco produttive, un sistema politico arretrato e oppressivo, borghesi e intellettuali che alimentavano movimenti estremistici e terroristici e la nascita delle prime organizzazioni operaie e socialiste. Sull’onda della dura sconfitta subita da parte dei giapponesi, si avviarono manifestazioni popolari contro il governo che rispose con sanguinose repressioni. La protesta crebbe e i rivoluzionari elaborarono i soviet, consigli formati da delegati di operai, contadini e militari. Il regime zarista parve in pericolo e lo zar Nicola II riuscì a stento a riprendere il controllo della situazione con la forza e con alcune concessioni: come la possibilità per il popolo di eleggere un parlamento, detto duma. Ma niente di tutto questo poteva garantire la stabilità della Russia.