Linee guida per il governo della scuola – di Enrico Maranzana

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Penso che si può discutere dei criteri per
decidere la valutazione, ma non impedire che si valutino i professori: quelli
più bravi devono prendere di più, quelli meno bravi devono prendere di meno
[Matteo Renzi – 20 novembre – fanpage.it].
Un’asserzione
che un amministratore scolastico, culturalmente attrezzato, non avrebbe mai
fatto: l’assenza della visione sistemica e la mancata considerazione delle
ordinarie pratiche progettuali ["sostanza dell’autonomia delle istituzioni
scolastiche”] traspaiono inequivocabilmente.
In
un’organizzazione razionalmente governata non esistono lavoratori bravi e
lavoratori meno bravi: tutti devono rispettare gli standard qualitativi
previsti.
La
problematica della definizione degli standard è sconosciuta al nostro
parlamento che, al comma 7 della legge 107/2015, indica tra gli “obiettivi
formativi prioritari”: “L’apertura pomeridiana delle scuole”, “la riduzione
degli studenti per classe”, “l’alternanza scuola lavoro” ..
A
fondamento della definizione degli standard dovrebbe essere collocato un
lessico preciso e condiviso: una carenza che l’amministrazione scolastica non
ha mai affrontato.
Oggi
si afferma che la finalità della scuola è la promozione di competenze,
competenze definite per elencazione. Una scelta carica di significato perché
conduce all’adesione, all’addestramento.
Un
panorama sostanzialmente differente sarebbe apparso se le componenti di
“competenza” fossero state esplicitate e poste alla base dei percorsi
formativi/educativi.
Le
competenze sono un MIX di capacità/abilità e conoscenza. 
Le
capacità/abilità determinano i traguardi comuni a tutti gli insegnamenti: i
Piani Triennali dell’Offerta Formativa devono esplicitare dettagliatamente le
strategie per la loro promozione; strategie che sostanziano il mandato
conferito ai docenti; a esse sono vincolati, individualmente e collegialmente.
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