LUCREZIO – DE RERUM NATURA – libro V – versi 878-924: trasuzione, analisi, commento

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Ma non esistettero i Centauri, né poterono in alcun tempo

Esser unite creature di duplice natura e di corpo doppio

A partire da membra eterogenee, così che ci possa essere

Una forza sufficiente pari alle parti di qui e di là.

Ed anche se siamo ottusi da questo possiamo riconoscere ciò nel cuore.

Innanzitutto il cavallo operoso fiorisce una volta compiuto

Il terzo anno d’età, non di certo il bambino; infatti spesso anche ora

Cerca nel sonno l’abbondanza lattea delle mammelle.

Poi quando nella vecchiaia le salde forze vengono meno

Per il cavallo e le membra languide al fuggire della vita,

Proprio allora, nel fior degli anni, per il fanciullo comincia

la gioventù, ed una morbida peluria ne veste le guance.

Ciò affinché tu per caso non creda che dall’uomo e

Dal seme animale dei cavalli possano costituirsi i Centauri, e poi che possano esistere,

O le Scille fornite di cani rabbiosi e

di corpi semimarini, ed altri di questi genere,

Di cui notiamo la discordia interna alle stesse membra,

Le quali né crescono né acquistano forza nei corpi, né

In modo proporzionale, né si affacciano alla vecchiaia di pari passo,

Né ardono di un amore uguale, né sono unici

I costumi, né i medesimi cibi sono buoni per ogni arto

Senza dubbio si può vedere le pecore barbute che ingrassano

Con la cicuta, che per l’uomo è un terribile veleno.

Ed infine dato che il fuoco suole arrostire e bruciare

Tanto i fulvi corpi dei leoni quanto ogni creatura

Fatta di carne e sangue che vive su questa terra

In che modo poté avvenire che la Chimera, una nonostante il triplice corpo,

La parte anteriore di leone, quella posteriore di drago e nel mezzo capra,

Come dice il suo stesso nome, soffiar fori dal corpo la terribile fiamma attraverso la bocca?

Perciò in che modo si può fantasticare che tali animali

Potessero essere generati dalla terra ancora nuova e dal cielo recente

Facendo affidamento a quest’unico vano nome di novità,

Come gli è permesso riversare dalla bocca molte cose di una logica tale,

E dire che allora normalmente scorrevano per la terra

Fiumi d’oro, e che gli alberi erano soliti far fiorire gemme,

O che l’uomo era stato creato con un impeto di membra tale

Da poter porre l’appoggio dei piedi al di là del profondo mare

E da rigirare con le mani tutto il cielo intorno a sé.

Infatti poiché, nel tempo in cui la terra generò per prima cosa

Gli animali, sulla terra c’erano molti atomi,

tuttavia non c’era nessun segno che li si potessero creare bestie

Fra loro mischiate e membra di diversi animali attaccate insieme,

Perché la generazione delle erbe e i frutti e gli arbusti fecondi

Che crescono abbondanti anche ora dalla terra,

Non si possono originare mischiate,

Ma ogni organismo procede per conto suo, e tutte

Mantengono, secondo la legge della natura, le specifiche differenze.

Versi 878-882: idea della fissità delle specienon ci possono essere arti separati di specie eterogenee che poi si aggregano a formare gli esseri completi, non ci possono essere creature con duplice stirpe come i centauri.

In chi giustifica l’esistenza di questi animali ibridi ci possono essere fusioni in cui le membra si sono fuse avendo la stessa potenza le stesse capacità lo stesso tempo biologico

  • Vv 878: i Centauri vengono nominati anche nel II libro versi 700 e nel IV libro al verso 732 a proposito della inesistenza di questi esseri del mito come centauri e chimere, come l‘esistenza di queste creature si collega alla teoria della conoscenza: sono in realtà i simulacri degli uomini e dei cavalli che nell’aria si mescolano e vengono a impressionare le capacità percettive dell’uomo

→ spiegazione cognitiva che soprattutto gli scettici obiettano: come è possibile che l’esistenza degli dei sia data

     da questi veli atomici che vengono a colpire e impressionare gli uomini dal sonno? Allora è come spiegate che

     gli dei esistono e i centauri no?

→ nel IV parla della procreazione degli esseri viventi e dice: una donna non può unirsi a un cavallo e partorire

     una creatura così grossa, sottolinea come anche un imbecille lo può capire

  • Verso 881: messo tra cruces uno dei punti più tormentati perché la sua condizione nel manoscritto è corrotta, è un verso con una sillaba in più

Lucrezio vuole l’idea impensabile di chi crede al possibile mescolamento tra membra di pari potere che si incollavano avevano una pari natura e un pari equilibrio

non dà una spiegazione atomicadell’impossibilità dell’esistenza di queste creature, ma si attiene a quelle che

     sono le caratteristiche macroscopiche dei vari esseri viventi: accoglie le osservazioni di Aristotele del medico

     successivo Galeno che si sofferma a dimostrare l’impossibilità di questi esseri per la diversa struttura degli

     organi e del tempo biologico diverso dell’uomo e del cavallo → quindi una spiegazione anatomica, fisiologica

     e zoologica, non atomistica

Proposte che sono state fatte:

  1. proposta di Steve Baley: potestas come soggetto della proposizione successiva che separa con una virgola.
  2. alcuni pensano che sia stata un’interpol’azione successiva e lo hanno espunto

→ proposta inaccettabile perché c’è potissitche è un arcaismo: difficilmente può essere aggiunto dopo

  1. Nostra proposta: potestas potrebbe anche essere femminile plurale riferito a compacta

→ infatti Lucrezio non introduce mai delle forte pause sintattiche a fine di verso come sarebbe invece se

     accettassimo che sia da riferire al verso dopo

→ quindi se si riferisce a compacta: “un potere unito da membra diverse / al punto che possa essere pari a membra che vengano dai piccoli quindi introdurre la pausa a fine verso

  1. Oppure si può pensare che potestas sia una sorta di glossa marginale che si riferiva o a parvis (nel manoscritto parvis poi partis, participio di pario) sostituendo delle parole che c’erano prima, come succede spesso, si potrebbe espungere potestas.

  • Impiger (vv.883): energico, si dice del cavallo usato in battaglia, un aggettivo che allude al carattere bellicoso del cavalo, alla sua energia anche nel contesto bellico
  • Circum … impiger (vv.883): tmesi che evidenzia il valore del preverbio. Futuro idiomatico.
  • Actis (vv.883): participio di ago
  • Lactantia (vv.885): aggettivo enniano. La vecchiaia del cavallo coincide con la fine dello sviluppo del l’adolescenza e l’inizio della gioventù.
  • Veterino (vv.890): torna di nuovo

Semine: ipallage si dovrebbe riferire  a equorum; è frequente non solo in Lucrezio ma in tutta la letteratura latina

  • Versi 892-92: descrizione delle Scille evoca la ripresa virgiliana nella VI ecloga vv 74 e 77. C’è la stessa cosmogonia ripresa da Lucrezio. Se vede il procedere logico. Ripropone non un’altra forma la stessa argomentazione.
  • Versi 895-98: continua a ricorrere il motivo della fioritura del corpo, florescunt e della senectas: accostamento di opposti; arrivano al desiderio sessuale in tempi diversi: Lucrezio dice che il desiderio sessuale e evocato stanche solo dall’immagine di un altro essere umano che stimola il desiderio sessuale, quindi la parte animale non può essere stimolata dalla visione di un essere umano e la visione di un animale non stimola la parte umana. Non si può esse stimolati da immagini di creature diverse. Praticano identici costumi? No. Poi trovano piacere anche in alimentazioni diverse, il cavallo mangia l’erba, l’uomo no.
  • Vv. 895 riprende negandolo il verso 820
  • Quis può stare per quibus forma arcaica.
  • Iucunda (vv.898): si riconnette alla sua origine “ciò che porta giovamento” → “portano alimento e salute”
  • L’esempio della capra piaceva molto a Lucrezio: lo troviamo anche nel IV (vv 640), capre chiamate in causa in una prospettiva atomica parla del gusto.

→ nel VI (vv970) libro a proposito del fatto che ciò che per noi è amaro per le capre è piacevole

→ questo avvenimento è legato alle diverse conformazioni degli atomi e ai foramina delle capre e degli uomini: un atomo di una certa forma che corrisponde a quello della cicuta che nei foramina della capra entra bene, nei nostri foramina degli organi del gusto invece in entra → è un motivo che espone anche Eraclito nel frammento B 61 in riferimento dell’acqua del mare che è la più pura e anche più repellente, per i pesci è bevibile ed è fonte di salvezza, e per gli uomini è imbevibile è invece causa di morte.

  • Barbigeras (vv. 900): apax legomenon, un composto che si trova solo nel V e nel VI libro, inventato da Lucrezio perché non ne abbiamo attestazioni precedenti

Versi 901-906: si ritorna al motivo dell’animale mitologico con riferimento alla Chimera → era una capra con una testa di leone è una coda di drago come omero la definisce nel VI dell’Iliade

→ l’immagine della capra che usa prima evoca questo mostro

la credenza è confutata proprio per l’elemento della fiamma che esce dalla bocca, cosa che non è riferibile a

     nessun altro essere vivente: qui l’argomentazione non è atomica, rimane anche qui a livello macroscopico con

     considerazioni ovvie e banali che può comprendere anche una persona stolta (già il precedente hebetes)

  • Verso 905: è una traduzione letterale di un verso del VI libro dell’Iliade
  • Visceris (vv.903): indica anche la carne e i muscoli, non solo gli organi; di solito lo si trova al plurale qui al singolare è una particolarità lucreziana
  • Extare = essere presenti, venire fuori → qua sembra che la fiamma fuoriesca da tutto il corpo essendo così incompatibile con le tre nature.

Versi 906- forte attacco a tutte queste zoogonie fantastiche, che fondavano la giustificazione delle loro fantasie proprio sulla novità del mondo

attacco ad Empedocle per cui si sono prodotti prima gli arti separati che poi si potevano attaccare in forme strane

→ proprio per questo per gli epicurei i poeti e la poesia sono pericolosi, perché comunicava concezioni sbagliate

→ ma Lucrezio non se la prende specificamente con Empedocle, ma anche di chi ha parlato della chimera come poeti

     come Omero, Esiodo e quei filosofi che hanno prospettato zoologie fantasiose e fuorvianti

→ ripete tutte le fandonie che caratterizzavano l’età dell’oro come ce la presenta Esiodo nelle opere e i giorni anche se

     abbiamo visto che ne accoglie alcune, ma altre le considera falsità

  • Fingi (vv.907) = immaginare, termine forte, caratterizza una fantasia come assolutamente inesistente
  • Effutiat (vv.910): verbo molto forte, che indica la violenza con cui Lucrezio attacca queste concezioni

→ verbo molto raro, si collega a effundere(= versare l’acqua) → li accusa di riversare una grande quantità di

     parole senza pensare

→ questo termine si trova in Cicerone (contemporaneo a Lucrezio) → termine tecnico per indicare i deliri degli epicurei nella accusa delle filosofie rivali

  • Versi 911-915: riferimento alla concezione teogonica esiodea (creazione dei giganti), se la prende con l’antica poesia epica omerica-esiodea che prospettava questo universo favoloso → se crediamo a questo allora possiamo affermare l’esistenza di fiumi d’oro, di frutti gemmati e dei giganti

→ obiezione: di alberi che portano gemme non ne mai parlato Esiodo, al massimo ha citato alberi che

     producono miele → esaspera la visione esiodea dell’età dell’oro per deriderla maggiormente

  • Impete (vv.913): formazione anomala di impetu per motivazione metrica. Non ha il valore di forza, slancio, impeto ma con il valore di estensione; è un valore attestato nella letteratura latina e lo mette anche al vv 200.
  • Verso 915: figura di Atlante (già utilizzata al verso 35 del V libro), volge intorno a sé tutto quanto il cielo

Vv 918-924: ritorna al motivo del l’impossibilità per le specie di mescolarsi e del mescolarsi delle membra animali (compacta membra riprende il motivo dei centauri) adducendo una nuova spiegazione attraverso un paragone: così come nei campi non ci sono mescolanze di diversi tipi di erbe che si confondano dal punto di vista della loro qualità, ma ogni cosa e ogni specie rimane distinta, così accade anche per gli animali

Tutto viene discriminato con foedere certa.

Concetto della fissità delle specie nega l’evoluzione della specie sia a livello animale sia a livello vegetale

Non solo la qualità ma anche la quantità non possono superare una certa grandezza stabilita dai foedera naturae

→ dire che quando la terra era giovane aveva molto semi non significa che c’erano infinite creature

→ gli esseri viventi erano limitati, c’erano semi di diversa quantità non di diversa qualità. Produceva esseri più grandi più spontaneamente quello che adesso si ottiene con la fatica dell’agricoltura ma non c’era libertà totale, i semi non producono un’infinità serie di specie

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