Medio Oriente

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Questione Palestinese

Espressione che indica la sezione sud-occidentale dell’Asia e si riferisce nell’uso geopolitico corrente ad un’area che comprende l’Anatolia e i paesi della sponda asiatica del Mar Mediterraneo, la Giordania, la penisola Arabica e gli altri paesi che affacciano sul Golfo Persico.

I clamorosi attentati che l’11 settembre 2001 colpirono gli Stati Uniti (compiuti da un commando mediorientale) e la nuova guerra contro l’Iraq che ne seguì (2003), confermano la centralità del Medio Oriente nelle dinamiche strategiche globali del XXI secolo.

Questione Palestinese

Origini della questione

La Questione ha origine quando la Gran Bretagna per avere il sostegno degli arabi durante la guerra, aveva prospettato la nascita di uno stato arabo indipendente in Palestina. Non volendo inimicarsi le èlite ebraiche, il governo britannico intendeva tenere aperto un focolaio di divisione in vista del proprio dominio sulla regione; perciò nel 1917 (Balfour) promise agli ebrei uno stato autonomo, con la contraddittoria promessa di non danneggiare altre comunità presenti in Palestina.

Su questa base la Società delle Nazioni conferì all’Inghilterra il mandato su quella regione, che cercò di controllare giocando sulle rivalità suscitate dall’afflusso d’immigrati ebrei. Quando gli arabi presero le armi contro gli inglesi, anche gli ebrei decisero di ricorrere alle armi per difendere i propri insediamenti in Palestina. La Gran Bretagna rispose con una dura repressione militare, limitando il flusso di ebrei.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale cresceva sempre di più il nazionalismo nei paesi arabi. Nel 1947 la Gran Bretagna sottopose la Questione Palestinese all’ONU, che approvò un piano che prevedeva la divisione del paese in uno stato ebraico, uno stato arabo-palestinese e una zona (compresa Gerusalemme) sotto il controllo delle Nazioni Unite. Il progetto fu accettato dagli ebrei e rifiutato dagli altri, che non ammettevano che il problema ebraico fosse scaricato in un’area araba.

Manifestazioni palestinesi

Lo stato d’Israele e i palestinesi

Nel 1948 crollò il mandato britannico in Palestina e il Consiglio ebraico proclamò la nascita dello stato d’Israele, con l’immediato intervento dei paesi arabi che furono sconfitti: Israele s’impossessò di alcune zone arabe; l’Egitto occupò la Striscia di Gaza e la Cisgiordania fu annessa alla Giordania. Migliaia di palestinesi fuggirono, cercando asilo nei paesi confinanti. Lo stato di guerra nella regione rimase permanente, fino a sfociare in un’ambigua guerra arabo-israeliana (1956), che aggravò la situazione.

Striscia di Gaza= territorio del Medio Oriente, delimitato dallo Stato d’Israele, dall’Egitto e dal Mar Mediterraneo. Attualmente è una zona autonoma sotto l’Autorità nazionale palestinese.

Nel 1964 vari movimenti ribelli diedero vita all’Organizzazione per la liberazione della Palestina (OLP). Dopo la sconfitta degli arabi (terza guerra ar-is) l’OLP si trasformò in un’organizzazione di massa, nel 1968 ne divenne presidente Yasser Arafat.

La Questione Palestinese dopo la guerra si aggravò, perché l’occupazione israeliana della Striscia di Gaza e della Cisgiordania fece aumentare i profughi, che si rifugiarono soprattutto in Giordania, e le tensioni internazionali.

La risoluzione che fece l’ONU, imponeva ad entrambi il riconoscimento di tutti gli stati della regione e ad Israele il ritiro dai territori occupati; ma tutto ciò non fu realizzato e i palestinesi cominciarono a ricorrere sempre più spesso al terrorismo per contrastare la politica ebraica.

Nel 1970, sotto le minacce israeliane, la Giordania espulse i profughi palestinesi, che mettevano a rischio il regime e i cui campi erano divenuti base della guerriglia contro Israele; il loro nuovo rifugio divenne il Libano. Fu dopo questo episodio che nacque il gruppo terroristico Settembre Nero, al quale fu imputata la strage della squadra israeliana alle Olimpiadi del 1972.

Territorio occupato da Israele

Primi segnali di distensione

Nel 1973 gli Stati Uniti avviarono un processo di distensione per pacificare la regione, ma senza affrontare nel concreto la questione. L’OLP rivendicò allora la rappresentanza del popolo palestinese e la costituzione di uno stato palestinese autonomo, entrambe le furono riconosciute.

Successivamente l’Egitto si ritirò dal fronte antisraeliano e accettò di riconoscere Israele in cambio della penisola del Sinai. Forte di tutto ciò, nel 1981 Israele ricorse a nuove aggressioni contro i paesi arabi fino ad invadere il Libano, con l’intenzione di distruggere l’OLP e instaurare a Beirut un governo filoisraeliano, provocando una guerra civile. Dopo forti combattimenti, i palestinesi si ritirarono, trasferendo la loro sede in Tunisia, mentre la truppe israeliane rimasero nella zona meridionale del paese. Ma ormai la crudeltà d’Israele e le iniziative diplomatiche di Arafat, nonostante i continui attacchi terroristici, allargavano il consenso internazionale alle rivendicazioni palestinesi.

Nel 1987 cominciò la rivolta di massa (intifada) dei palestinesi nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania. Il primo risultato fu la dichiarazione della Giordania sulla rinuncia della Cisgiordania, a favore di uno stato autonomo palestinese. L’OLP decise di accettare le risoluzioni dell’ONU che riconoscevano l’indipendenza di tutti gli stati del Medio Oriente, compreso Israele, e imponevano a quest’ultimo il ritiro dai territori occupati. L’OLP proclamò la costituzione di uno stato palestinese indipendente con capitale Gerusalemme. Su questa base l’OLP era disposta a partecipare ad una conferenza internazionale di pace. Ciò permise agli Stati Uniti di avviare un dialogo diplomatico con l’OLP. Nel 1993 anche Israele revocò il divieto di avere contatti con l’OLP.

La possibilità di dialogo aprì uno spiraglio che portò Arafat e il primo ministro israeliano Rabin a siglare a Oslo un accordo di pace, che prevedeva una relativa autonomia palestinese nei territori occupati da Israele. Nel 1994 le truppe israeliane si ritirano da Gerico e dalla Striscia di Gaza, lasciandone la gestione all’Autorità nazionale palestinese (ANP) con presidente Arafat.

Accordo di Oslo: Settembre 1993

Nonostante tutto i continui attentati indussero Israele a congelare gli accordi sull’estensione dell’autonomia alla Cisgiordania a sull’apertura di corridoi protetti tra Gaza e Gerico. I negoziati sfociarono nell’accordo di Washington del 1995, che estese l’autonomia ad alcune città della Cisgiordania e anche a Hebron. L’assassinio di Rabin nello stesso anno, seguito da ulteriori attentati, impose un altro stop ai colloqui di pace, resi più difficili dalla vittoria della destra alle elezioni israeliane. La seconda fase dei negoziati doveva risolvere numerose e gravi questioni lasciate in sospeso.

La tensione non impedì comunque una svolta nel processo di pace: nel 1997 Arafat e il nuovo leader israeliano Netanyahu firmarono un accordo che prevedeva il progressivo ritiro degli israeliani da Hebron e dalla Cisgiordania. Tuttavia, nonostante gli sforzi per sistemare la Questione Palestinese, il processo di pace è ancora in una situazione instabile, sia per le resistenza israeliane, sia per le tensioni che ancora minacciano l’area e che rischiano in ogni momento di provocare un peggioramento nelle relazioni israelo-palestinesi.

Israele e Palestina

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