MEROPE

 

Gabriele D’Annunzio

Libro Quarto delle LAUDI DEL CIELO DEL MARE DELLA TERRA E DEGLI EROI

L’ultima canzone

  1. Ah, non dieci canzoni, dieci navi
  2. d’acciaio martellate con l’istessa
  3. forza d’amore, o Patria, dimandavi,
  4. e non sillaba a sillaba commessa
  5. ma piastra a piastra ancor calda del maglio
  6. e in ciascuna impernata una promessa,
  7. e già pronte su gli unti scali, al taglio
  8. delle trinche, le dieci in armamento
  9. com’è già pronto il tuo Contrammiraglio.
  10. Ahimè, non ho se non il mio tormento
  11. e il mio canto. L’oblìo breve è finito,
  12. e nell’oscuro cuore io mi sgomento;
  13. ché oggi sono simile al ferito
  14. lontano che si sveglia al limitare
  15. del gran Deserto e vede l’infinito
  16. silenzio sul suo sangue palpitare
  17. di stelle e in lui remoto come il cielo
  18. il vólto delle sue cose più care
  19. e tutta la sua vita senza velo,
  20. quasi nel vetro della notte inscritta,
  21. e l’anima chiarita nel suo gelo
  22. come una gemma rigida ed invitta
  23. che più non muta forma né s’arrende,
  24. e la vittoria pari alla sconfitta.
  25. Non apprese negli anni ciò che apprende
  26. nell’attimo. S’irraggia mentre agghiada.
  27. E la notte lo fascia di sue bende.
  28. E nel cavo degli occhi ha la rugiada,
  29. non le lacrime, e qualche gran d’arena
  30. nella man che non stringe più la spada.
  31. Tutto è tacito e puro. Non balena,
  32. non albeggia. In un sol chiarore eguale
  33. spazia la solitudine serena.
  34. Scende dal cielo e dalla terra sale
  35. la stessa luce: tal nel cielo Sirio
  36. qual nella piaga l’anima immortale.
  37. Mi risveglio io così, dopo il delirio
  38. dell’improvvisa primavera, solo
  39. con la mia vita, ahimè, senza martirio
  40. cruento, nella notte del mio duolo
  41. antico e nel silenzio delle stelle
  42. infauste, inerte su lo stranio suolo.
  43. E nelle vene che parean novelle
  44. m’incresce il vano sangue non versato
  45. e la febbre che aggrava il polso imbelle.
  46. O mie canzoni, di qual grande affiato
  47. piene sembraste nella prima ressa
  48. quando ogni mio pensier balzava armato!
  49. A ciascuna di voi con indefessa
  50. vigilia diedi vólto d’eroina,
  51. d’aquila penne, ugne di leonessa.
  52. Sì travagliosa era la mia fucina,
  53. era l’angoscia dell’amor sì forte,
  54. che più non mi dolea nel cuor la spina
  55. né più da sera battere alle porte
  56. udivo il mio carnefice sagace
  57. che de’ miei sonni fa torbida morte,
  58. ma sol ruggire udivo la fornace
  59. imperterrita, e come alla battaglia
  60. era la fronte all’opera pugnace,
  61. e vedevo di là dalla muraglia
  62. la notte costellata d’occhi ardenti,
  63. d’occhi fraterni. «Su, fuoco, travaglia!
  64. Gloria, fiammeggia! Su, cantór di genti,
  65. con la Vittoria a gara!» E le sorelle,
  66. ancor rosse, partivano nei v’ènti
  67. quando trascoloravano le stelle
  68. sul disperato Oc’èano, il selvaggio
  69. stridendo annunciatore di procelle
  70. per la deserta landa; e al gran viaggio
  71. l’anima tutta era seguace, e sola
  72. teneva l’ombra il pallido rivaggio.
  73. O lontananza, che dalla parola
  74. eri abolita come inane cura,
  75. or sembri nella notte di viola
  76. spanderti senza fine, di pianura
  77. in pianura, di monte in monte, d’acque
  78. in acque. Il mio dolor non ti misura.
  79. L’ululo dell’Oc’èano si tacque,
  80. il vento cadde. Dal silenzio strano
  81. il notturno carnefice rinacque.
  82. Nessun m’ode. Son simile al lontano
  83. ferito che si sveglia al limitare
  84. del gran Deserto e vede il ciel lontano
  85. sul suo gelo supino palpitare
  86. di stelle e ascolta sempre più remoto
  87. il pianto delle sue cose più care.
  88. Non ti cantai, o mio fratello ignoto?
  89. non chiesi il nome tuo perché nel mio
  90. canto risuoni? Solo sei, devoto
  91. a morte, già fasciato dall’oblìo
  92. perenne, profondato nello stagno
  93. del sangue; e non avrai tomba. Foss’io
  94. per te come colui che accorre al lagno
  95. del caduto, là dove più tremenda
  96. è la strage, e si carica il compagno
  97. su l’òmero a scamparlo dall’orrenda
  98. vendetta del mutilatore e arriva
  99. nell’altra vita all’orlo della tenda!
  100. Sembrami, ignoto, ch’io ti sopravviva
  101. per un castigo oscuro e ch’io, non ombra
  102. né uomo, in vano erri per questa riva.
  103. Il vento cadde. Nella notte ingombra
  104. di neri crini è il soffio di Medusa.
  105. A quando a quando il mio cavallo aombra,
  106. sosta, soffia, ricalcitra, ricusa
  107. come se non dai tronchi morti fosse
  108. la valle tra le dune alte preclusa
  109. ma da mucchio d’uccisi e l’orme rosse
  110. nella bassura dessero bagliore.
  111. Talvolta il passo nelle sabbie smosse
  112. è come un tonfo sordo. Il tetro odore
  113. che lascia la marea su le scoperte
  114. spiagge de’ naufraghi è come l’odore
  115. della putredine. Il bacino è inerte
  116. come l’Averno, sparso d’errabonde
  117. fiamme che or sì or no schiarano incerte
  118. larve dentro le barche o per le sponde,
  119. e pare che ogni fiamma s’incolonni
  120. nell’abisso. Ora tutto si confonde
  121. e m’illude. Latrare i cani insonni,
  122. presso e lontano, odo per la malvagia
  123. landa. Ascolto. Son forse quei di Fonni?
  124. Sono i mastini della mia Barbagia?
  125. È la muta di guerra? A paio a paio
  126. ardere vedo i loro occhi di bragia.
  127. Marceddu è in vermi. Murtula è più gaio:
  128. non ha che l’ossa del viso disfatte.
  129. Il buon Demurtas medica il carnaio.
  130. Azzanna! Azzanna! Dove si combatte?
  131. Muta di guerra, trovami la pesta
  132. nel sabbione, pe’ rovi e per le fratte.
  133. Ma non latrare, ché stanotte è gesta
  134. di silenzio, vittoria senza grida,
  135. gloria tacita. Il cuore me l’attesta.
  136. Razza del Monte Spada, siimi guida,
  137. innanzi al mio cavallo che paventa.
  138. Io cerco il fuoco o il ferro che m’uccida.
  139. Dove si muore? Un’anima fermenta
  140. nella notte, più libera dell’aria.
  141. Tutto è grande. La luna s’arroventa
  142. occidua su l’altura solitaria,
  143. simile a falce sopra grande incude.
  144. Tutto è sogno. La landa originaria
  145. verso il sogno propaga le sue nude
  146. onde, come il Deserto senza strade.
  147. L’asfodelo letèo vi si dischiude
  148. come l’ungh’essi i talami dell’Ade.
  149. L’asfodelo si lacera ed aulisce
  150. sotto lo schianto di colui che cade.
  151. Or più la pesta si profonda. Strisce
  152. di nero sangue rigano il cammino.
  153. Tale è il silenzio, che vi si scolpisce
  154. l’evento come in un rigor divino.
  155. Il cielo è sgombro. Solo vi s’intaglia
  156. l’indomito adamante del Destino.
  157. Non rombo, non fragore di battaglia,
  158. non urlo di dolore. Ma chi muove
  159. per la gran notte, e la gran notte eguaglia?
  160. È la schiera quadrata, che va dove
  161. l’Eroe la riconduce. Ha seppellito
  162. a Tobras i suoi morti. Ha visto nuove
  163. stelle sorgere a lei dall’infinito.
  164. Ha represso il singulto del morente,
  165. ha soffocato il lagno del ferito.
  166. Col ghiado illude la sua sete ardente.
  167. Il mulo che portava l’acqua, porta
  168. il carico di sangue. Le cruente
  169. some non hanno un gemito. La scorta
  170. è un solo ferro che respira. Il duce
  171. non chiama, non comanda, non esorta.
  172. Cavalca innanzi. Ha seco la sua luce.
  173. Ha seco l’alba nei deserti bui.
  174. Quando laggiù gridava «A me!» nel truce
  175. attimo, la sua gente era con lui.
  176. S’egli cavalchi al limite del mondo,
  177. la sua gente in silenzio andrà con lui.
  178. In sommo della duna, sul profondo
  179. cielo, è veduto sorgere dagli occhi
  180. riversi del soldato moribondo.
  181. E quegli a cui si piegano i ginocchi
  182. riprende la sua lena su per l’erta
  183. sinché l’arso polmone non gli sbocchi.
  184. Taciturna così per la deserta
  185. notte s’avanza la quadrata schiera,
  186. con i suoi segni, verso l’alba certa,
  187. simile al vóto d’una primavera
  188. sacra che salga verso un fato augusto
  189. con l’Eroe primogenito in cui spera.
  190. Così, divina Italia, sotto il giusto
  191. tuo sole o nelle tenebre, munita
  192. e cauta, col palladio su l’affusto,
  193. andar ti veggo verso la tua vita
  194. nuova, e del tuo silenzio far vigore,
  195. e far grandezza d’ogni tua ferita.
  196. Nella mia notte, sopra il mio dolore,
  197. questa suprema imagine si spande.
  198. Chiudila nella forza del tuo cuore.
  199. Non n’ebbe la tua guerra di più grande.