Pianto per la morte del passero di Lesbia

Catullo, Carmina, 3

di Carlo Zacco

Carmina

III. Fletus passeris Lesbiae

Lugete,

o Veneres

Cupidinesque,

et quantum est

hominum

venustiorum:

mortuus est

Piangete,

o Veneri

e Amori,

e quanti vi sono

tra gli uomini

da cuor gentile:

è morto

passer

meae puellae,

passer,

deliciae

meae puellae,

quem illa

amabat

plus

il passero

della mia ragazza

il passero,

trastullo

della mia ragazza,

che lei

amava

più

oculis suis.

Nam

erat

mellitus

suamque ipsam norat

tam bene

quam

dei suoi occhi.

Infatti

era

dolce come il miele

e conosceva la sua padrona

tanto bene

quanto

puella

matrem,

nec

sese movebat

a gremio illius,

sed circumsiliens

la fanciulla

la madre,

né

si allontanava

dal grembo di lei,

ma saltando attorno

modo huc modo illuc

pipiabat

usque

ad solam dominam.

Qui nunc

ora qui ora là

faceva ‘pio pio

continuamente

alla sola padrona.

Ed egli ora

it per iter

tenebricosum

illuc,

unde

negant redire quemquam.

At,

malae

tenebrae

Orci,

va per via

tenebrosa

là,

donde

dicono che nessuno torna.

Ma,

o ree

tenebre

dell’Orco

sit male vobis,

quae

devoratis

omnia

bella:

tam bellum passerem

venga un malanno a voi,

che

divorate

ogni

cosa bella:

un cos’ bel passero

mihi abstulistis.

O factum male!

O miselle passer!

Tua opera

nunc

mi avete rapito.

O che sventura!

O povero passero!

Per causa tua

ora

turgiduli

flendo

rubent

ocelli

meae puellae.

gonfi

di pianto

rosseggiano

gli occhi

della mia ragazza.

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