POF e integrazione degli alunni stranieri

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esercitazione di elaborato del professor Gaudio in vista della seconda prova scritta al Concorso Dirigenti Scolastici

Il Dirigente Scolastico , nel collegio docenti di giugno, individua nel riconoscimento della mission della scuola, un elemento cardine per rilanciare l’istituzione scolastica (si tratta di un Istituto Comprensivo), che negli ultimi anni ha visto un progressivo decremento delle iscrizioni, al punto che corre il rischio di essere accorpato ad un altro istituto di un quartiere piuttosto lontano, e di avere semplicemente un reggente, e non più il DSGA, in base alle nuove norme contenute nella manovra finanziaria 2011 (Legge 15 luglio 2011 n.111, conversione in legge del DL 6 luglio 2011 n. 98).

La commissione è stata costituita da alcuni docenti non impegnati nell’esame di Stato del Primo ciclo, e ha lavorato nel corso delle ultime settimane del mese di giugno. Alla fine del lavoro, la commissione ha redatto un documento che il referente ha poi esposto nel primo collegio del nuovo anno scolastico (settembre). Dopo approfondito dibattito, il Collegio Docenti accoglie la proposta della commissione, che individua nella formazione degli alunni, cime uomini capaci di compiere scelte autonome nella vita e di mettersi in relazione con gli altri. A questo scopo risulta essenziale l’integrazione degli alunni stranieri la specifica missione per una istituzione che opera in un territorio profondamente modificato dalla recente immigrazione di origine soprattutto cinese.

Il Consiglio di Istituto emana poi un atto di indirizzo, con il quale suggerisce di inserire all’interno del POF la tematica della integrazione.

Il Collegio Docenti delibera pertanto di integrare il POF, già elaborato negli anni precedenti, con una attività di Corso di formazione per tutti i docenti della scuola, sulle tematiche dell’integrazione, dei docenti, e di incontri con la associazione LULE, che opera già nel territorio per la facilitazione linguistica e culturale, finalizzata a sostenere l’integrazione scolastica e sociale degli studenti stranieri. Le altre parti del POF sono sottoposte a revisione da parte della commissione apposita, già operante negli anni scolastici precedenti, ma risultano nel complesso soddisfacenti. Si svolge quindi una indagine sul numero degli alunni stranieri per classe, e si verifica che la loro presenza era stata disincentivata e quasi resa impossibile dalla gestione precedente, che puntava all’esclusione piuttosto che all’inclusione, generando così una perdita di iscrizioni di alunni stranieri, che preferivano iscriversi in scuole più aperte alla loro presenza.

Inoltre, viene attivato un corso di italiano per alunni stranieri pomeridiano, vista la presenza nella scuola di una docente esperta di integrazione, che si rende disponibile per questo importante lavoro. Gli alunni effettuano durante la prima ora di questo corso pomeridiano un test, in modo da poter essere suddivisi in due sottoclassi: una di questa viene affidata ad un’altra docente, che nel frattempo ha seguito un corso di aggiornamento apposito. L’attività è svolta con l’affiancamento di  tre mediatori culturali, che non si sostituiscono ai docenti, m,a facilitano i rapporti con gli alunni, soprattutto nel caso del primo approccio di ragazzi da poco giunti in Italia e del tutto privi di padronanza della lingua italiana.

Le attività previste nel primo collegio docenti (corso e incontri con la associazione) sortiscono effetti positivi sin dalla fase di iscrizioni al nuovo anno scolastico (nel gennaio seguente) e rinsaldano la coesione interna ai docenti della scuola, favorendo anche maggiore conoscenza fra il gruppo dei docenti di scuola primaria, e quello di scuola secondaria di primo grado, che negli anni precedenti avevano visto la costituzione dell’Istituto Comprensivo come uno snaturamento della natura specifica della istituzione scolastica. Il fatto di aver lavorato insieme su una tematica così importante porta dei risultati anche dal punto di vista della continuità didattica. Alcuni docenti, tuttavia, paventano il rischio di un generale abbassamento dei livelli di apprendimento, dovuto alla eccessiva attenzione data agli alunni stranieri. Una politica accorta, però, di distribuzione omogenea di alunni stranieri nella varie classi prime (le più condizionate dal fenomeno) porta ad un numero di alunni stranieri che non supera mai il 30 % del numero degli alunni in ogni singola classe. Sono inoltre previste attività di responsabilizzazione degli alunni di origine italiana (o di seconda generazione) che in questo modo dimostrano la loro maturazione a livello della coscienza civile, nonché attività di ricerca sui paesi di provenienza degli alunni stranieri, che permettono di valorizzare il loro apporto come una risorsa, che arricchisce il patrimonio umano e culturale delle singole classi, e non come un peso da sopportare.

Alla fine del percorso, l’istituzione acquisisce una peculiarità su questo fronte, tanto che ai corsi pomeridiani di italiano per stranieri prendono parte, dopo opportuni accordi, anche alunni provenienti da altre scuole, e si crea persino una rete di scuole su un progetto di “Apertura agli stranieri” finanziato con un apposito fondo dal MIUR, per il tramite dell’Ufficio Scolastico Regionale.

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