Premessa all’intervista a Patrizio Fariselli

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di Ida Maffei

PROGRAMMAZIONE DEL PERCORSO DIDATTICO

Compresenza di italiano e linguaggi non verbali e multimediali

Ricerca e sperimentazione nei linguaggi del gruppo musicale degli Area

MUSICA E VITA: ABOLIRE LE DIFFERENZE

Studenti di liceo intervistano il musicista Patrizio Fariselli degli Area 

Premessa

Il giorno 22 marzo 2010, la classe 2M del Liceo delle Scienze Sociali Laura Bassi di Bologna ha intervistato il musicista Patrizio Fariselli degli Area, che è intervenuto nell’aula scolastica. L’intervista è stata la fase operativa più complessa di un percorso didattico incentrato sull’analisi dei linguaggi verbali e musicali, elaborato nell’ambito della compresenza di italiano e linguaggi non verbali e multimediali. In particolare, il percorso ha approfondito il rapporto fra la valenza comunicativa del linguaggio analogico (simultaneo, atavico, emozionale), caratterizzante la composizione musicale, e di quello digitale (sequenziale, astratto, razionale), caratterizzante la lingua scritta e parlata. La classe ha, quindi, prima ha lavorato sulle tecniche di analisi del testo poetico e, poi, ne ha confrontato i processi in relazione all’inserimento nelle strutture musicali sia della canzone tradizionale, sia delle composizioni sperimentali. Contenuto del percorso è stato lo studio sul gruppo musicale degli Area, che, negli anni ’70, ha orientato la sua produzione artistica nella prospettiva della ricerca in tensione fra la sperimentazione di svariate e ricercate tecniche compositive e la potenza evocativa del suono nel mistero della coscienza. Pur essendo un gruppo a forte vocazione strumentale, gli Area hanno curato i testi con la medesima attenzione dedicata alla musica, sondando convergenze e divergenze fra linguaggi, potenzialmente, fra loro centripeti. Si tratta di una concezione della musica e della realtà insostituibile per lo sviluppo delle  autonomie di analisi e di giudizio, sia di pensiero che di fruizione  estetica; l’ascolto consapevole è un aspetto fondamentale per la maturazione della sfera emotiva e per l’accrescimento culturale.

Il percorso didattico è stato elaborato in conseguenza dei profili in entrata di studenti, sempre più caratterizzati da gravi carenze nelle competenze di espressione linguistica – scritta e orale – e nelle capacità analitiche e critiche, ormai tanto largamente estese da rappresentare la connotazione socio-culturale del nostro tempo. La società contemporanea è dominata dalle tecnologie informatiche e della telecomunicazione, nonché dalla trascuratezza nei confronti dell’analisi e della conoscenza di strumenti e linguaggi ormai fortemente presenti e condizionanti la realtà; tali tecnologie possono attivare modelli relazionali alternativi, o addirittura antagonisti, a quelli della scuola e, per la loro vastissima diffusione nell’immaginario degli adolescenti, dovrebbero essere materia di studio e conoscenza. Sino a qualche anno fa, la problematica caratterizzante l’espressione scritta era quella che gli studenti scrivevano come parlavano, adesso è quella che scrivono come vedono, ovvero con una costruzione sintattica e logica frammentata e inconclusa: riproducono il linguaggio analogico delle immagini nell’ambito della scrittura. Il fenomeno potrebbe costituire interessante, e pragmatico, ambito di indagine per i sociologi, ma, nel contempo, pone una problema nuovo agli insegnanti, in quanto non si risolve con la correzione e il consolidamento di competenze espressive già strutturate, seppur instabilmente.

La questione, di cui la scuola riflette solo alcuni dei suoi aspetti, si inquadra nelle analisi che, nella scala evolutiva dell’uomo, intravedono la definizione di una vera e propria forma mentis, in cui, a causa della sovraesposizione a stimoli visivi, le competenze logico-analitiche stanno involvendo, mentre le aree ancestrali della percezione sono caricate a dismisura da flussi emozionali disordinati, scomposti e violenti. Insomma, l’homo sapiens si sta “evolvendo” in homo videns. Le competenze in perdita sono proprio quelle sui cui la scuola principalmente istruisce la sua attività. L’obiettivo è incommensurabile: arginare la repentina, e sembra inarrestabile, regressione di abilità sedimentatesi nel corso di millenni e, almeno finora, indicative del livello di progressione della razza umana.

La decodifica della realtà, ormai, passa attraverso competenze relative a tipologie di testi non solo verbali, che dovrebbero essere analizzati con specificità di insegnamento per le lingue, per la musica, per le immagini (media-education). L’insegnante di italiano, pertanto, incentrerà il suo insegnamento sulla parola, impegnandosi a convincere gli studenti non solo del fatto che la parola non è vuota, ma che anche si arricchisce e si completa nell’interazione con altri linguaggi non verbali, elaborando le proprie strategie didattiche con la consapevolezza di non poter ottenere un risultato perfectum, ma di intraprendere un percorso perfettibile, in fieri.

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