Prologo del Liber miraculorum

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Gregorio di Tours

(fine sesto secolo d.C)

Liber miraculorum, prologo

Hieronimus presbiter et post apostolum Paulum bonus doctor ecclesiae refert se ductum ante tribunal aeterni iudicis et extensum in supplicio graviter caesum, eo quod Ciceronis argutias vel Virgilii fallacias saepius lectitaret, confessumque se coram angelis sanctis ipsi dominatori omnium numquam se deinceps haec lecturum neque ultra tractaturum, nisi ea quae Deo digna et ad ecclesiae aedificationem oportuna iudicarentur. Sed et Paulus apostolus: Quae pacis sunt, inquit, sectemur et quae ad aedificationem invicem custodiamus. Et alibi: Omnis sermo malus ex ore vestro non procedat, sed si quis bonus ad aedificationem, ut det gratiam audientibus. Ergo haec nos oportet sequi, scribere atque loqui, quae ecclesiam Dei aedificent et quae mentes inopes ad notitiam perfectae fidei instructione sancta fecundent. Non enim oportet fallaces commemorare fabulas neque philosophorum inimicam Deo sapientiam sequi, ne in iudicium aeternae mortis, Domino discernente, cadamus. Quod ego metuens et aliqua de sanctorum miraculis, quae hactenus latuerunt, pandere desiderans, non me his retibus vel vinciri cupio vel involvi. Non ego Saturni fugam, non Iunonis iram, non Iovis stupra, non Neptuni iniuriam, non Eoli sceptra, non Aeneadum bella, naufragia vel regna commemoro. Taceo Cupidinis emissionem, non Ascanii dilectionem emeneosque, lacrimas vel exitia saeva Didonis, non Plutonis triste vestibulum, non Proserpinae stuprosum raptum, non Cerberi triforme caput, non revolvam Anchisae colloquia, non Itachi ingenia, non Achillis argutias, non Sinonis fallacias. Non ego Laocoontis consilia, non Amphytrionidis robora, non Iani conflictus, fugas vel obitum exitialem proferam. Non Eumenidum variorumque monstrorum formas exponam, non reliquarum fabularum commenta, quae hic auctor aut finxit mendacio aut versu depinxit heroico. Sed ista omnia tamquam super harenam locata et cito ruitura conspiciens, ad divina et euangelica potius miracula revertamur. Unde Iohannes euangelista exorsus est, dicens: In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum. Hoc erat in principio apud Deum. Omnia per ipsum facta sunt, et sine ipso factum est nihil.

Traduzione

Il monaco Gerolamo, il migliore santo dottore della chiesa dopo San Paolo, riferisce di essere stato condotto davanti al tribunale di Dio, giudice eterno, e di essere stato pesantemente giudicato, e punito con grave pena, proprio perché si dilettava troppo delle arguzie retoriche di Cicerone e dei falsi miti di Virgilio. Ricorda inoltre di aver promesso davanti agli angeli e al Dio onnipotente che da allora in poi non avrebbe più letto né studiato se non i testi che fossero giudicati degni e opportuni per ledificazione della Chiesa. Tuttavia anche lapostolo Paolo dice: Seguiamo le opere della pace, e custodiamo ciò che ci può edificare reciprocamente”. E altrove: Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma parole buone per ledificazione, che diano conforto a chi ascolta”. Dunque ci conviene seguire, scrivere ed esprimere ciò che edifichi la Chiesa di Dio, e che fecondi con la sacra dottrina le menti bisognose per diffondere la perfetta fede.  Infatti non ci conviene ricordare i falsi miti, né seguire la sapienza dei filosofi nemica di Dio, per non cadere nella pena della morte eterna sotto il giudizio di Dio. Io, temendo ciò, e desiderando diffondere qualcosa sui miracoli dei Santi, che finora sono poco conosciuti, desidero non essere legato o avvolto in queste reti. Io non ricordo la fuga di Saturno, lira di Giunone, i tradimenti di Giove, loffesa di Nettuno, gli scettri di Eolo, le guerre, i naufragi o i regni della stirpe di Enea; lascio sotto silenzio linvio di Cupido (per far innamorare Didone ed Enea); non riporterò la scelta, il matrimonio e le lacrime di Ascanio, o il crudele suicidio di Didone, lorrendo atrio di Plutone, il ratto di Proserpina, le tre teste di Cerbero, il dialogo di Enea con lombra del padre Anchise, le astuzie di Ulisse di Itaca, le furbizie di Achille, le bugie di Sinone; non racconterò i consigli di Laocoonte,  la forza di Ercole, lAnfitrionide, non i conflitti con Giano, le sue fughe e la sua morte rovinosa. Non illustrerò l’aspetto delle Eumenidi e dei multiformi mostri, non le menzogne degli altri racconti, che Virgilio, questo scrittore, o inventò con la sua bugia o dipinse col verso epico. Guardando a tutte queste cose, costruite come sulla sabbia e destinate a perire presto, torniamo piuttosto ai divini ed evangelici prodigi, da dove ha cominciato Giovanni dicendo: In principio era il Verbo, e il verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio: questo era in principio presso Dio. Tutte le cose sono state fatte per mezzo di lui, e senza di lui niente è stato fatto.

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