Proteste e repressione

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dalla Storia contemporanea

di Carlo Zacco

 

Proteste e repressione

 

Le organizzazioni dei lavoratori. Negli anni tra Otto e Novecento iniziarono a formarsi movimenti di protesta degli operai del Nord e contadini del Sud:

1)     1892. Nasce il Partito Socialista Italiano, di ispirazione marxista;

2)     1906. Nasce la Confederazione  Generale del Lavoro, che univa le principali organizzazioni sindacali, di stampo socialista; sostenevano le lotte degli operai per ottenere aumenti di salari, migliori condizioni di lavoro, diritti sociali (pensione, malattia, sciopero).

 

Crispi e la repressione delle proteste. In generale i governi della Sinistra Storica rifiutarono ogni forma di dialogo coi lavoratori, e ogni tipo di concessione. Nel 1887 a Depretis succede Francesco Crispi, che starà al governo fino al 1896. Il suo governo sarà particolarmente repressivo e autoritario:

 – Politica interna. Pensava che il governo dovesse operare fuori dai vincoli del Parlamento e che le rivolte popolari dovevano essere sempre duramente represse: nel 1894 dichiarò illegali tutte le organizzazioni operaie.

 – Politica estera. Crispi volle riprendere l’espansione coloniale, ma senza successo: nel 1896 le truppe italiane vengono, nuovamente, sconfitte ad Adua da quelle etiopi guidate dall’Imperatore Menelik; fu un’ecatombe di soldati italiani. L’Italia manteneva quindi soltanto Eritrea e Somalia, acquisite dopo accordi coi sultani locali.

 

Crisi di fine Ottocento. In seguito alla sconfitta di Adua Crispi si dimise, e la sua carriera politica finì. Ma non l’atteggiamento repressivo dei governi. Gli episodi più drammatici di fine secolo furono due:

1)     il fatto più grave avvenne a Milano nel 1898, quando l’esercito, guidato da Fiorenzo Bava Beccaris, sparò sui manifestanti ad altezza d’uomo: un centinaio di persone restarono uccise, diverse centinaia ferite, e migliaia di arrestati.

2)     Il 29 Luglio del 1900 l’anarchico Gaetano Bresci uccise il Re d’Italia Umberto I, dichiarando successivamente di aver voluto vendicare i morti di Milano di due anni prima, punendo il Re che aveva premiato Bava Beccaris con una medaglia.

 

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