Roma e le elezioni

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Postilla sulla vicenda Sgarbi

di A. Lalomia

E due. Dopo Polverini, adesso tocca a Sgarbi. Dopo aver respinto la lista del PDL -perché consegnata con qualche minuto di ritardo-, è di sabato 20 marzo la notizia che la Regione Lazio non ha concesso lo slittamento delle consultazioni, in modo da consentire al più famoso critico d’arte italiano (1) l’opportunità di svolgere una campagna elettorale con gli stessi tempi che hanno avuto a disposizione i concorrenti. Nella motivazione del mancato rinvio, si fa esplicito riferimento al DL ‘salva liste’, che viene considerato pienamente valido e in vigore anche nel Lazio. Peccato che si tratti dello stesso DL contro cui la medesima Regione aveva subito presentato ricorso alla Consulta, definendolo incostituzionale.

Il ‘caso Sgarbi’, forse, è ancora più inquietante della prima vicenda. Infatti, le firme della sua lista erano state depositate nelle forme e nei tempi previsti dalla Legge, solo che in un primo momento gli era stata contestata (ancora !) la documentazione incompleta, in particolare proprio sul numero delle firme. La lista “Liberal” era stata messa quindi fuori gioco e Sgarbi era stato costretto così ad inoltrare ricorso al TAR del Lazio. Purtroppo, la sentenza con la decisione di riammettere in campo il critico d’arte è arrivata dopo alcuni giorni, e cioè il 17 marzo 2010. Nella fase di controllo -che nella sostanza è consistita in un nuovo conteggio delle firme- si è constatato che era tutto a posto (e che perciò l’errore, semmai, era attribuibile a qualcun altro), ma nel frattempo l’interessato ha subito un danno pesantissimo, danno per il quale chiederà, in caso di mancata vittoria, un congruo risarcimento (il che mi sembra più che legittimo). Intanto, si prepara a presentare un nuovo ricorso al TAR.

Di fronte a situazioni del genere, ritengo che sia doveroso chiedersi che cosa stia accadendo nel nostro Paese.

Personalmente non credo che dietro tutto questo si nasconda una mente diabolica, che intende penalizzare alcune forze politiche e favorirne altre. Sono del parere che non si debba demonizzare nessuno, perché, fino a prova contraria, i candidati dell’attuale opposizione sono persone oneste e degne di fiducia, anche se posso non condividerne la linea politica. Del resto, in una democrazia vera, all’opposizione devono essere assicurate le necessarie opportunità per controllare chi governa, altrimenti si creerebbero le premesse per un regime dittatoriale o, nella migliore delle ipotesi, bonapartista e plebiscitario.

Queste garanzie però non dovrebbero impedire sistematicamente a chi ha vinto a larga maggioranza libere consultazioni di realizzare il programma con cui si era presentato ai cittadini.

A parte tutto (2), mi chiedo se sia normale che un ufficio pubblico -come nella vicenda in questione- impieghi tanto tempo per eseguire una procedura -il conteggio appunto delle firme- che si può tranquillamente effettuare in pochissime ore. E se non è normale, è troppo sperare che chi di dovere adotti i provvedimenti necessari, quantomeno per evitare che episodi di questo tipo possano verificarsi anche in futuro ? Ed è troppo chiedere alla maggioranza di cambiare una buona volta l’intera procedura della presentazione delle liste, informatizzandola al massimo, per farla diventare più snella, più semplice, meno vulnerabile, così da non permettere a chi è sempre in agguato di approfittare della minima disattenzione o degli errori umani dell’ avversario per danneggiarlo, con un livore e un’acrimonia che stridono fortemente con gli appelli alla moderazione che il Capo dello Stato si preoccupa di rivolgere al mondo politico ?

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Note

(1) In realtà, Sgarbi non è soltanto un critico d’arte. E’ una personalità geniale, con una cultura enciclopedica e un talento tale che gli permettono di produrre opere di prestigio anche in ambiti apparentemente slegati dall’arte intesa in senso stretto. Non tutti forse sanno, ad esempio, che nella sua ricchissima bibliografia figura un vocabolario della lingua italiana,
“Lo sgarbino” (Ediz. Larus). Di straordinaria originalità e concretezza, inoltre, è la sua decisione di mettere in vendita le case del centro storico di Salemi, di cui è sindaco, ad un € ciascuna, a condizione che gli acquirenti si impegnino a restaurare gli immobili entro un tempo stabilito. La notizia ha fatto il giro del mondo e sembra ormai certo che tra gli acquirenti figuri addirittura Bill Gates.

(2) Oltre, per esempio, a quanto ho già esposto nell’ articolo “Roma e le elezioni. I dubbi di un profano.”, presente nella mia pagina all’interno di questo portale. A ben vedere, la vicenda che ha la lista “Liberal” come protagonista rappresenta l’ennesima manifestazione di quello statalismo imperante e oppressivo che viene giustamente condannato anche da voci ben più autorevoli della mia. Quando a sbagliare è il comune cittadino, le sanzioni sono immediate e severe; se l’errore è commesso invece da un ufficio pubblico, ammesso che venga riconosciuto, si liquida come una ‘svista’, per la quale non è responsabile nessuno.
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