Soeren Kierkegaard

Anche nella filosofia di Kierkegaard, nei suoi diversi stili di vita possiamo trovare lo stato estetico.  Kierkegaard rivolge infatti l’attenzione alle condizioni esistenziali dell’individuo, prendendolo in In considerazione come singolo e non come appartenente ad un sistema di stampo hegeliano.  Muove infatti una critica all’idealismo di Hegel, negando il concetto di assoluto del quale ogni individuo ne è parte integrante.  Questo sistema pretende di dare un fine a tutto:nella storia tutto è razionale , tutte le contraddizioni si risolvono a causa dell’universalità dello Spirito che permea il sistema e del quale l’ uomo ne condivide l’immortalità.

L’idealismo hegeliano nega l’individuo e il suo essere trasformandolo in un semplice elemento che compone il sistema.  Se però non si prende in considerazione il sistema nella sua totalità bensì ogni singolo individuo che lo componesi scopre che da questa prospettiva tutto cambia :non vi è più l’eternità ma solo poche decine di anni , le contraddizioni restano irrisolte e a tutto fa capolino la morte.  Si crea così una distinzione tra il “pensiero oggettivo” che era guidato nella direzione dell’assoluto e il “pensiero soggettivo” che pone l’uomo come individuo davanti a costanti scelte guidate non dalla necessità hegeliana ma dalla possibilità , dall’ “aut-aut”.

Le contraddizioni non si risolvono più con la sintesi tra tesi e antitesi, ma l’ una esclude completamente l’altra e, poiché il tempo del singolo è lineare e finito, tale scelta diventa irreversibile.  Tra le diverse opzioni I “‘aut-aut” implica la scelta anche dei diversi stadi di vita. 

STADIO ESTETICO:

L’esteta vive la sua vita con leggerezza, senza senso di responsabilità sociale.  Si gode le sue azioni momento per momento, curandosi solo del presente e senza mai preoccuparsi del passato e del futuro.  Per queste ragioni però non riesce a costruirsi come persona, non costituisce il proprio io poiché vivendo solo l’istante non recupera le dimensioni temporali del passato e del futuro e manca perciò di quella continuità che è alla base dell’autodeterminazione.

Questa leggerezza non è però da considerarsi peccato poiché nello stadio estetico l’individuo è considerato inconsapevole, non ha quindi responsabilità morale la quale appartiene esclusivamente allo stadio etico.

Manca quindi nell’esteta la continuità della coscienza e ciò porta alla ripetitività della sua vita e all’incapacità di riconoscersi come uomo.  Ciò può dare origine alla disperazione e alla consapevolezza che l’io non potrà mai realizzarsi.

STADIO ETICO:

Il secondo stadio è quello etico dove l’uomo prende coscienza di se rapportandosi con la società e acquisendo determinati ruoli (padre, marito…). Qui si può parlare di peccato poiché è presente la continuità temporale della coscienza, e la paura di cadere nell’errore durante le scelte provoca l’insorgere dell’angoscia data dall’inconsapevolezza delle conseguenze e da un’ irrazionalità di fondo su cui tali scelte si basano.  L’angoscia non è però vista in modo negativo, come qualcosa da evitare, anzi si tende a cercarla.  Ogni individuo è angosciato poiché tale sentimento è presente già nell’innocente fanciullo dopo la nascita. è quindi una caratteristica intrinseca dell’essere umano.  Dall’ angoscia nasce la necessità della fede, unico mezzo utile a porre fine alla disperazione umana. 

STADIO RELIGIOSO:

Costituisce il terzo stadio di vita.  Senza fede l’uomo si avverte come minuscolo ed effimero.  Al contrario il credo dà pienezza e ci permette di cogliere l’eternità.

dalla tesina multidisciplinare “Estetismo” esame di stato 2005 di Marco Zoia