Publio Cornelio Tacito

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Publio Cornelio Tacito video del prof. Gaudio

Publio Cornelio Tacito di Carlo Zacco

Vita. Le notizie della vita di Tacito che possediamo sono scarsissime, e tutte tratte o da qualche riferimento nelle sue stesse opere, o da qualche accenno contenuto nelle lettere di Plinio:

 – è incerto il praenomen: Publio o Gaio?

 – è incerto il luogo di origine: si è propensi a ritenerlo originario della Gallia Narbonese (sud);

 – ma Plinio il Vecchio (Nat. Hist. VII, 76) dice che in questo periodo nella Gallia Belgica era presente un procuratore imperiale chiamato Cornelius Tacitus, e nulla esclude che si trattasse di un parente, o il padre stesso di Tacito;

 – è incerta la data di nascita: in una famosa epistola, Plinio il Giovane (Ep. VII, 20, 3) scrive a Tacito, e dice che lui e l’amico erano aetate, dignitate propemodo equales (quasi uguali per età e situazione) e aggiunge che l’amico era già famoso quando lui (Plinio) era ancora adulescentulus: quindi Plinio, nato nel 61/62 era di 6-7 anni più giovane di Tacito, che deve essere nato intorno al 55;

 – Sta di fatto che Tacito compie il suo cursus honorum a Roma, durante l’epoca dei Flavi;

 – certamente la famiglia era agiata, e ben inserita nell’ambiente romano:

 – questo è testimoniato sia dall’amicizia con Plinio il Giovane, sia con in matrimonio, nel 78, con la figlia di un importante personaggio romano: Giulio Agricola, uno degli uomini più in vista dell’epoca;

 – sempre nel 78 entra nel Senato romano.

 – All’inizio del anni ’90 (89-93) lascia Roma con la moglie: forse per ricoprire l’incarico di propretore in Gallia Belgica, oppure di legato legionario in Germania.

 – Durante i difficili anni del principato di Domiziano Tacito non ebbe incarichi politici, e rientrò nella vita pubblica sotto Nerva, e poi sotto Traiano.

 – Degli ultimi anni abbiamo pochissime notizie: un passo degli Annales fa riferimento all’estensione dell’impero fino al mar Rosso (Nunc Rubrum ad mare patescit), quindi forse si tratta di un riferimento alle conquiste di Traiano in Mesopotamia del 115;  forse è morto poco dopo quel periodo.

Opere. Tutte le sue opere sono del periodo successivo ai Flavi.

 – è autore di due monografie: Agricola e Germania, pubblicate entrambe nel 98;

 – e di due vaste opere storiografiche: Historiae e gli Annales: entrambe gravemente mutile, e che seguono gli eventi storici dalla morte di Augusto (15) a quella di Domiziano (96);

 – opere retoriche: non sono giunte le orazioni di tacito;  ma ci è giunto un piccolo trattato in forma di dialogo sul tema della decadenza dell’oratoria, il Dialogus del oratoribus; c’è da dire che l’attribuzione di questo dialogo è stata oggetto di dibattito tra gli studiosi, alcuni dei quali tuttora negano che sia effettivamente di Tacito.

 

Agricola

 

Composizione. Il titolo è De vita et moribus Iulii Agricolae, e con ogni probabilità è stato concluso durante il principato di Nerva (96-98).

Contenuto

 – Proemio. Si apre con un proemio, in cui l’autore rievoca brevemente le origini, la formazione e la carriera del protagonista, fino alla sua carica di governatore della Britannia, assunta nel 78 d.C.

Excursus geografico. quindi si apre un excursus di carattere etnografico e geografico dell’isola: gli abitanti, il clima, i prodotti del suolo;  a questo una breve storia della conquista e della prima dominazione romana sul territorio;

  – L’attività di Agricola. la parte centrale e più ampia dell’opera è occupata all’attività di Agricola durante i suoi anni di permanenza in Britannia:

        I.            saggi provvedimenti sul piano civile e amministrativo;

      II.            fortunate operazioni militari che portano a nuovi ampliamenti verso nord;

    III.            particolare rilievo viene dato allo scontro con la popolazione dei Calèdoni. In questa parte Tacito riporta un discorso pronunciato da Càlgaco, il loro capo, dove questi enumera le ragioni della resistenza del popolo calèdone ai romani;

    IV.            ad interrompere l’opera di Agricola interviene il richiamo a Roma da parte di Domiziano, invidioso dei successi del generale;

      V.            Agricola rientra a Roma, si ritira a vita privata rinunciando ad altri incarichi; e infine muore, prematuramente e misteriosamente.

 – Epilogo. Gli ultimi tre capitoli (44-46) sono dedicati all’esaltazione delle virtù dell’estinto.

Genere letterario. Che genere è? è difficile da definire, poiché vi rientrano vari elementi:

a)      laudatio funebris: ci sono i tratti tipici dell’orazione funebre, specialmente nell’esordio e nell’epilogo, nella quale Tacito usa accenti commossi;

b)      biografia: tutta l’opera è incentrata sulla figura di Agricola, che viene ripercorsa secondo i canoni tradizionali della biografia: luogo di nascita;  – origini;  – ritratti fisico e morale;  – formazione;

 – gesta;  – morte e esequie;

c)       exitus inlustrium virorum: c’è un elemento che richiama il topos dell’exitus inlustrium virorum, che richiama in primo luogo il modello di Platone (che scrive di Socrate), e si propone di tramandare alla memoria dei posteri clarorum virorum facta moresque (Agr. I, 1);

d)      pamphlet politico: la laudatio di Agricola quindi esce dall’ambito privato, e si proietta in una dimensione pubblica, civile:

Agricola è disegnato come uno di quegli uomini che, pur operando sotto un cattivo princeps, seppero far mostra delle proprie virtù;

 – il genere del panphlet politico sta nei toni di denuncia del cattivo operato di Domiziano e dei suoi crimini; a cui segue l’elogio dell’operato di Nerva, e del suo successore Traiano;

e)      monografia storica: chiaramente vi rientrano elementi della monografia storiografica, sul modello sallustiano:

proemio che richiama le ragioni dell’opera;

 – excursus geo-antropologico;

 – descrizione di battaglie, come quella Romani-Calèdoni;

 – i due discorsi contrapposti di Càlgaco e di Agricola.

Realismo politico. Elogiando la figura di Agricola Tacito si propone di indicare un modello di comportamento politico.

 – Pur vivendo in un’epoca difficile, che aveva visto nuovamente degenerare il regime monarchico nella tirannide (come per Nerone), Agricola non si era sottratto ai suoi doveri, e aveva continuato a servire lo Stato meglio che poteva.

 – la polemica è rivolta verso due modelli differenti, due possibili risposte al regime di tirannide:

1.       il deferente obsequium: il servilismo più cieco;

2.       l’abrupta contumacia, cioè l’opposizione più sterile e ottusa, che ha portato molti a cercare quella che Tacito definisce ambitiosa mors, la gloria del martirio: una forma di protesta che non porta nulla di buono per lo Stato.

A fronte di questi due estremi Tacito propone il comportamento di Agricola basato sulla medietas: cioè una riproposizione dell’antico valore della civitas romana, dove il singolo individuo è chiamato a subordinare i propri interessi personali a quelli della res publica.

 

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