Totò Merùmeni

Guido Gozzano

di Carlo Zacco

 

TOTÒ MERÙMENI

 

I

Col suo giardino incolto, le sale vaste, i bei

balconi secentisti guarniti di verzura,

la villa sembra tolta da certi versi miei,

sembra la villa-tipo, del Libro di Lettura….

 

    Pensa migliori giorni la villa triste, pensa

gaie brigate sotto gli alberi centenari,

banchetti illustri nella sala da pranzo immensa

e danze nel salone spoglio da gli antiquari.

 

    Ma dove in altri tempi giungeva Casa Ansaldo,

Casa Rattazzi, Casa dAzeglio, Casa Oddone,

sarresta un automobile fremendo e sobbalzando,

villosi forestieri picchiano la gorgòne.

 

    Sode un latrato e un passo, si schiude cautamente

la porta…. In quel silenzio di chiostro e di caserma

vive Totò Merùmeni con una madre inferma,

una prozia canuta ed uno zio demente.

 

 – Secentisti: valore pregnate: più che Secenteschi, il termine esprime anche lo spirito dell’epoca;

 – la villa-tipo: è unautocitazione ironica: con questo Gozzano prende le distanze dalla materia trattata;

 – Pensa: ricorda;

 

 

 – spoglio: spogliato dagli antiquari:  i nobili decaduti hanno dovuto vendere gli oggetti;

 

 – altri tempi: appartiene a un tempo alternativo, che annulla la realtà contemporanea;

 – Casacasa..: antiche famiglie aristocratiche che frequentano la villa;

 – villosi: coperti di pellicce;  

 – gorgone: il battente di bronzo della porta, a forma di medusa;  tipico del gusto Liberty;

 

 

 

 

II

Totò ha venticinque anni, tempra sdegnosa,

molta cultura e gusto in opere dinchiostro,

scarso cervello, scarsa morale, spaventosa

chiaroveggenza: è il vero figlio del tempo nostro.

 

    Non ricco, giunta lora di «vender parolette»

(il suo Petrarca!…) e farsi baratto o gazzettiere,

Totò scelse l’esilio. E in libertà riflette

ai suoi trascorsi che sarà bello tacere.

 

    Non è cattivo. Manda soccorso di danaro

al povero, all’amico un cesto di primizie;

non è cattivo. A lui ricorre lo scolaro

pel tema, lemigrante per le commendatizie.

 – sdegnosa: carattere fiero e sdegnoso (Dantesco);

 – opere dInchiostro: scritti di letteratura (Ariostesca);

 – scarso nostro: il vero eroe decadente;

 – chiaroveggenza: atteggiamento di chi guarda al futuro con aria disincantata; freddezza di chi non nutre illusioni

 – vender parolette: lavoro di avvocato! (cit. Petrarca);

 – baratto: barattiere, truffatore; 

 – Gazzettiere: giornalista; 

 – bello tacere: citazione dantesca: «parlando cose che ‘l tacere è meglio» (If, IV);

 

 

 

 – commendatizie: lettere di raccomandazione;

 

 

 

 

Gelido, consapevole di sé e dei suoi torti,

non è cattivo. È il buono che derideva il Nietzsche

«….in verità derido l’inetto che si dice

buono, perché non ha lugne abbastanza forti….»

 

    Dopo lo studio grave, scende in giardino, gioca

coi suoi dolci compagni sull’erba che linvita;

i suoi compagni sono: una ghiandaia rôca,

un micio, una bertuccia che ha nome Makakita….

 – Gelido: freddo e distaccato: altro atteggiamento tipico dell’esteta;  il Nietzsche: soggetto della frase;

 – lugne: gli artigli;

 

 

 – grave: serio e faticoso;

 

 – ghiandaia: uccello della famiglia dei corvi, si nutre di ghiande;   bertuccia: scimmietta;

 

 

 

III

La Vita si ritolse tutte le sue promesse.

Egli sognò per anni l’Amore che non venne,

sognò pel suo martirio attrici e principesse,

oggi ha per amante la cuoca diciottenne.

 

    Quando la casa dorme, la giovinetta scalza,

fresca come una prugna al gelo mattutino,

giunge nella sua stanza, lo bacia in bocca, balza

su lui che la possiede, beato e resupino….

 – si ritolse: si rimangiò tutte le sue promesse;

 

 – per suo martirio: per provare pene d’amore;

 

 

 

 

 

 – resupino: sdraiato sulla schiena in posizione passiva,

 

IV

Totò non può sentire. Un lento male indomo

inaridì le fonti prime del sentimento;

l’analisi e il sofisma fecero di quest’uomo

ciò che le fiamme fanno dun edificio al vento.

 

    Ma come le ruine che già seppero il fuoco

esprimono i giaggioli dai bei vividi fiori,

quell’anima riarsa esprime a poco a poco

una fiorita desili versi consolatori….

 – non può sentire: non può provare sentimenti;

 – indomo: indomabile; 

 – analisi e il sofisma: cioè l’uso spregiudicato della ragione; la riflessione critica corrosiva;

 

 – ruine: rovine;

 – esprimono: fanno nascere i giaggioli, nome comune dellIris;     fiorita: fioritura;

 -  immagine Leopardiana (Ginestra);

 

 

 

V

Così Totò Merùmeni, dopo tristi vicende,

quasi è felice. Alterna l’indagine e la rima.

Chiuso in sé stesso, medita, s’accresce, esplora, intende

la vita dello Spirito che non intese prima.

 

    Perché la voce è poca, e l’arte prediletta

immensa, perch̩ il Tempo Рmentre chio parlo! Рva,

Totò opra in disparte, sorride, e meglio aspetta.

E vive. Un giorno è nato. Un giorno morirà.

 

 – indagine e rima:   la riflessione filosofica e la produzione poetica;

 

 

 – la voce è poca: detto latino ars longa vita brevis;

 

               

La villa: un ambiente simbolico. La poesia si apre con la descrizione della villa di Totò Merùmeni:

 – «villa triste» (v. 5);   «giardino incolto» (v. 1);

 – ormai spoglia di quegli arredi che l’avevano resa famosa un tempo: «nel salone spoglio dagli antiquari» (v. 8);

 – una villa barocca nel suo stato attuale di decadenza, che evoca «migliori giorni» (v. 5);

 – il «pensa migliori giorni» (v. 5) attribuisce l’attività del ricordo alla villa stessa;

 – gli abitanti della villa sono «una madre inferma / una prozia canuta ed uno zio storpio» (vv. 15-16) come se il senso di abbandono investisse anche i suoi abitanti.

 

La scelta di Totò. In effetti Totò Merumeni è punitore di sé stesso:

 – pur avendo tutte le caratteristiche che lo renderebbero un ragazzo perfettamente inserito nel suo tempo (attenzione: sono tutte negative!) decide di ritirarsi in una vita semplice e isolata, in cambio della libertà che lAvvocato della Signorina Felicita aveva vagheggiato per un momento;

 – la libertà di non vivere in totale falsità come gli eroi dannunziani;

 

Il modello dannunziano: la sua scelta indica un preciso orientamento culturale dell’autore, che qui prende le distanze del modello dannunziano, ancora molto invadente all’epoca:

 – agli interni ricchi ed eleganti nei quali si muove Andrea Sperelli, Totò Merumeni preferisce l’ambiente squallido e trascurato della sua villa;

 – agli animali ‘nobili contrappone la vecchia bertuccia di nome Makakita;

 – alle donne sofisticate e fatali («attrici e principesse»), oggetto di un Amore con la A maiuscola, contrappone la cuoca diciottenne.

 

Il disinganno. In realtà Totò Merumeni ha desiderato vivere quella vita, e avrebbe potuto anche farlo:

 – il fatto è che ha capito la totale inutilità di quegli atteggiamenti falsi e inutili, che ora considera delle semplici pose vuote e superficiali. 
 

 

 

 

Qui sotto solo il testo della poesia

Guido Gozzano

Totò Merùmeni

 

 

 

I

 

IV

Col suo giardino incolto, le sale vaste, i bei

balconi secentisti guarniti di verzura,

la villa sembra tolta da certi versi miei,

sembra la villa-tipo, del Libro di Lettura….

 

    Pensa migliori giorni la villa triste, pensa

gaie brigate sotto gli alberi centenari,

banchetti illustri nella sala da pranzo immensa

e danze nel salone spoglio da gli antiquari.

 

    Ma dove in altri tempi giungeva Casa Ansaldo,

Casa Rattazzi, Casa dAzeglio, Casa Oddone,

sarresta un automobile fremendo e sobbalzando,

villosi forestieri picchiano la gorgòne.

 

    Sode un latrato e un passo, si schiude cautamente

la porta…. In quel silenzio di chiostro e di caserma

vive Totò Merùmeni con una madre inferma,

una prozia canuta ed uno zio demente.

 

La Vita si ritolse tutte le sue promesse.

Egli sognò per anni l’Amore che non venne,

sognò pel suo martirio attrici e principesse,

oggi ha per amante la cuoca diciottenne.

 

    Quando la casa dorme, la giovinetta scalza,

fresca come una prugna al gelo mattutino,

giunge nella sua stanza, lo bacia in bocca, balza

su lui che la possiede, beato e resupino….

 

V

Totò non può sentire. Un lento male indomo

inaridì le fonti prime del sentimento;

l’analisi e il sofisma fecero di quest’uomo

ciò che le fiamme fanno dun edificio al vento.

 

    Ma come le ruine che già seppero il fuoco

esprimono i giaggioli dai bei vividi fiori,

quell’anima riarsa esprime a poco a poco

una fiorita desili versi consolatori….

 

II

 

Totò ha venticinque anni, tempra sdegnosa,

molta cultura e gusto in opere dinchiostro,

scarso cervello, scarsa morale, spaventosa

chiaroveggenza: è il vero figlio del tempo nostro.

 

    Non ricco, giunta lora di «vender parolette»

(il suo Petrarca!…) e farsi baratto o gazzettiere,

Totò scelse l’esilio. E in libertà riflette

ai suoi trascorsi che sarà bello tacere.

 

    Non è cattivo. Manda soccorso di danaro

al povero, all’amico un cesto di primizie;

non è cattivo. A lui ricorre lo scolaro

pel tema, lemigrante per le commendatizie.

 

VI

Così Totò Merùmeni, dopo tristi vicende,

quasi è felice. Alterna l’indagine e la rima.

Chiuso in sé stesso, medita, s’accresce, esplora, intende

la vita dello Spirito che non intese prima.

 

    Perché la voce è poca, e l’arte prediletta

immensa, perch̩ il Tempo Рmentre chio parlo! Рva,

Totò opra in disparte, sorride, e meglio aspetta.

E vive. Un giorno è nato. Un giorno morirà.

 

III

 

 

Gelido, consapevole di sé e dei suoi torti,

non è cattivo. È il buono che derideva il Nietzsche

«….in verità derido l’inetto che si dice

buono, perché non ha lugne abbastanza forti….»

 

    Dopo lo studio grave, scende in giardino, gioca

coi suoi dolci compagni sull’erba che linvita;

i suoi compagni sono: una ghiandaia rôca,

un micio, una bertuccia che ha nome Makakita….

 

 

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