Una risposta tempestiva e concreta ad una sentenza molto discutibile


di A. Lalomia

Un piccolo ma combattivo comune lombardo, Besana in Brianza, ha risposto in modo particolarmente tempestivo, concreto ed efficace alla recente e assai discutibile sentenza della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo circa la presenza del Crocifisso nelle aule (1). Con provvedimento del 12 novembre 2009, infatti, il Sindaco, Vittorio Gatti, ha ordinato “[……] di mantenere il crocifisso nelle aule delle scuole di Besana in Brianza come espressione dei fondamentali valori civili e culturali dello Stato Italiano, perlomeno fino all’esito del Ricorso alla Corte Europea, espletato dallo Stato Italiano, salvo diverse disposizioni [……] ” (2).

Il mancato rispetto dell’Ordinanza comporterà  una sanzione amministrativa di 150,00 Euro.

Il provvedimento è stato notificato per la sua esecuzione ai Dirigenti Scolastici degli istituti presenti nel Comune e la Polizia Municipale ha ricevuto l’incarico di verificare eventuali trasgressioni, anche se il Sindaco si è mostrato conciliante circa i tempi relativi al saldo della multa.

L’Ordinanza è particolarmente importante anche perché riporta una serie di disposizioni (3) che obbligano le scuole italiane a dotare di un Crocifisso ogni aula, con buona pace della suddetta Corte (4).

Che aspettano gli altri comuni italiani a seguire l’esempio di questa cittadina lombarda, cos’ fedele a valori a cui non vuole  – e giustamente- rinunciare ?

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Note

(1) Sull’argomento, cfr. “Crocifisso nelle aule. Europa più piccola, Italia più grande“, di Luigi Gaudio, (   ) . V. anche “Occidente e mondo islamico”, nella mia pagina all’interno di questo portale.

(2) Qui il testo integrale dell’Ordinanza.

(3) Vorrei ricordare comunque che anche l’ex Ministro Moratti, a suo tempo, con due note specifiche, aveva ribadito il principio del rispetto della legislazione in materia, che è fin troppo chiara e che non ammette infrazioni.

(4) Per inciso, si tratta dello stesso organismo che ha dichiarato legittimo il canone RAI ( cfr. l’articolo del “Giornale” del 17-04-09, “Corte europea diritti dell’uomo. ‘E’ giusto pagare il canone RAI’ “).

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