Valutare il lavoro dei docenti .. alla fiera delle corbellerie ..- di Enrico Maranzana

Il ministro Saccomanni ha presentato l’aggiornamento al
Documento di Economia e Finanza per il 2013. Esso prevede che
“la valorizzazione del personale
docente passi per la definizione di nuove modalità di sviluppo di carriera dei
docenti stessi, con l’avvio di un sistema di valutazione delle prestazioni
professionali collegato ad una progressione di carriera, svincolata dalla mera
anzianità di servizio”

In linea di
principio l’idea è sensata ma, rebus sic stantibus, impraticabile.

Non esiste complesso organizzato che non abbia consegnato al propri
dipendenti un mansionario: la scuola fa eccezione.
Non esiste complesso organizzato che non consideri la valutazione
come stato conclusivo di un processo progettuale, nodo che si sostanzia nel
soppesare lo scostamento  esistente tra
gli obiettivi programmati e i risultati conseguiti. La scuola fa eccezione: il
controllo è a sorpresa; gli istituti e i docenti non conoscono l’oggetto
dell’indagine condotta sul loro operato .. ma, ancor più insensato, i singoli istituti
hanno l’onere dell’autovalutazione che mira all’adeguamento del servizio ai
traguardi sottesi ai questionari elaborati dall’Invalsi!
Non esiste complesso organizzato che non abbia definito la propria
struttura decisionale ricorrendo ai dettami delle scienze dell’amministrazione.
La scuola, indipendentemente dalla dimensione del problema educativo, vive nel
passato, abbarbicata all’obsoleto, inadeguato e inefficace modello
gerarchico-lineare. [Il primo raffinamento della rivisitazione della gestione
scolastica in chiave scientifica è visibile in rete: “Coraggio! Organizziamo le
scuole”; “Quale formazione per il dirigente scolastico?”; “La professionalità
dei docenti: un campo inesplorato”; “Non dimentichi d’esser donna di scienza”]
L’art. 2
della legge 53/2003 definisce la scuola “SISTEMA”: l’unitarietà, la
finalizzazione e l’autoregolazione sono i caratteri predominanti.
L’organizzazione
conferisce l’identità ai lavoratori della scuola  e ne qualifica l’azione.
Il sistema
è orientato alla formazione, all’educazione e all’istruzione dei giovani,
traguardi che implicano un piano sinergico degli insegnamenti.
Formazione
– educazione – istruzione – insegnamento sono i cardini dell’attività d’una
scuola: i decreti delegati del ‘74 hanno assegnato a specifici organismi le
corrispondenti responsabilità.
Il
doloso/colposo non-funzionamento degli organi collegiali della scuola colloca
il docente su un terreno sterile: la volontà di valutare il suo lavoro,
snaturandolo, evoca la favola di Fedro, 
il lupo e l’agnello.
Il mondo
corre .. corre, si modifica e si ristruttura in continuazione, la sua immagine
futura è indeterminabile. Questo il motivo dell’aver posto come finalità della
scuola le capacità dei giovani, capacità da promuovere ATTRAVERSO le conoscenze
disciplinari.
La mission
della sistema scolastico diverge sostanzialmente da quello delle università.

Le
competenze sono comportamenti che rendono visibili le capacità.