Vita di Cesare

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Gaio Svetonio

Paragrafi 71-73

Studium et fides erga clientis ne iuveni quidem de fuerunt. Masintham nobilem iuvenem, cum adversus Hiempsalem regem tam enixe defendisset, ut Iubae regis fil’io in altercatione barbam invaserit, stipendiarium quoque pronuntiatum et abstrahentibus statim eripuit occultavitque apud se diu et mox ex praetura proficiscens in Hispaniam inter officia prosequentium fascesque lictorum lectica sua avexit.
Amicos tanta semper facilitate indulgentiaque tractavit, ut Gaio Oppio comitanti se per silvestre iter correptoque subita valitudine deversoriolo[co], quod unum erat, cesserit et ipse humi ac sub divo cubuerit. Iam autem rerum potens quosdam etiam infimi generis ad amplissimos honores provexit, cum ob id culparetur, professus palam, si grassatorum et sicariorum ope in tuenda sua dignitate usus esset, talibus quoque se parem gratiam relaturum.
Simultates contra nullas tam graves excepit umquam, ut non occasione oblata libens deponeret. Gai Memmi, cuius asperrimis orationibus non minore acerbitate rescripserat, etiam suffragator mox in petitione consulatus fuit

Traduzione

Non mancarono al giovane Cesare neppure attaccamento e fedeltà nei confronti dei clienti.
Difese tanto premurosamente Masinta, un giovane nobile, che una volta lo sottrasse dalle grinfie dei creditori.
Subito, mentre dalla pretura si dirigeva verso la Spagna, , lo portò via con la sua portantina.
Trattò gli amici sempre con gentilezza e indulgenza, come quando a Gaio Oppio, che faceva un viaggio attraverso un bosco con lui e che era stato colpito da un’improvvisa malattia, concesse il suo piccolo alloggio e lui si coricò per terra e all’aperto.
Quando già aveva il potere, portò molti amici, anche di stirpe non nobile, alle cariche più alte, continuando a dire che, se avesse avuto bisogno dell’aiuto di ladri e assassini, avrebbe reso lo stesso favore anche a tali uomini.
Non si addossò mai delle inimicizie tanto gravi da non deporle volentieri, una volta presentatasi l’occasione.
Fu anche sostenitore di Gaio Memmo nella corsa al consolato, dopo aver risposto ai suoi invidiosi con discorsi con uguale durezza.

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