A Furio e Aurelio, compagni di Catullo

Catullo, Carmina, 11

di Carlo Zacco

Carmina

XI. Ad Furium et Aurelium

 

Furi et Aureli

comites

Catulli,

sive

penetrabit

in extremos Indos,

Furio e Aurelio

pronti a essere compagni

di Catullo,

sia che

egli si spinga

fra i remoti indiani,

ut

litus

tunditur

unda

Eoa

longe resonante,

sive

in Hyrcanos

Arabesve molles,

dove

la costa

percossa

dall’onda

eoa

lungi risonante,

oppure

tra gli Ircani

o I molli arabi,

seu Sagas

sagittiferosve Parthos,

sive

aequora

quae Nilus

septemgeminus

colorat;

o i Saci

o i sagittiferi Parti,

oppure

tra i mari

che il Nilo

dalle sette bocche

colora; 

sive

gradietur

trans

altas Alpes,

visens

monimenta

magni

Caesaris,

sia che

valichi

oltre

le alte Alpi,

desideroso di osservare

I luoghi

del grande

Cesare,

Gallicum Rhenum,

Britannos

horribile aequor

ultimosque;

parati

il gallico Reno,

e I Britanni

l’oceano spaventoso

e posti in capo al mondo;

[voi che] siete pronti

temptare

simul

omnia haec,

quaecumque

feret

voluntas

caelitum,

nuntiate

a toccare

insieme

tutte queste cose

qualunque rischio

porti

la volontà

degli dei,

porgete

meae puellae

pauca

dicta,

non bona:

vivat

valeatque

cum suis moechis

 

 

alla mia ragazza

poche

parole,

non buone: 

viva

e stia bene

coi suoi amanti

 

 

quos

trecentos

simul

tenet

complexa,

nullum

amans

vere,

che

trecento

in una sola volta

ne tiene

abbracciandoli,

nessuno

amando

veramente,

sed

identidem

rumpens

ilia

omnium,

nec

respectet

ut ante,

ma

senza tregua

stancando

I finachi

di tutti quanti,

e non

guardi [indietro]

come prima,

meum amorem,

qui

cecidit

culpa illius

velut flos

prati ultimi,

postquam

al mio amore,

che

cadde

per colpa di lei

come un fiore

al margine del prato,

dopo che

aratro

tactus est

praetereunte.

laratro

lo colpì

passando oltre.

Audio Lezioni su Catullo del prof. Gaudio

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