A Sirmione, perla della penisola

Catullo, Carmina, 31

di Carlo Zacco

Carmina

XXXI. Ad Sirmium

 

Sirmio,

ocelle

paene insularum,

insularumque,

quascumque

Neptunus

uterque

 

Sirmione,

perla

delle penisole,

e delle isole,

quante

Nettuno

le une e le altre

 

fert

in liquentibus stagnis

marique vasto,

quam libenter

quamque laetus

te inviso,

sorregge

negli specchi d’acqua

e nel vasto mare,

quanto volentieri

e con che gioia

ti rivedrei,

vix

credens

mi ipse

liquisse

Thuniam atque campos Bithunos,

et videre te

appena

credendo

a me stesso

d’aver lasciato

la Tin’a e i campi della Bitinia,

e vederti

in tuto.

O quid est beatius,

solutis curis,

cum mens onus reponit,

 

in salvo.

Oh, cosa c’è di meglio,

che liberarsi degli affanni,

quando la mente depone il peso,

 

ac fessi

peregrine labore

venimus

larem ad nostrum,

acquiescimus

desideratoque lecto?

e spossati

dalla fatica dei viaggi

veniamo

al nostro lare,

e riposiamo

nel desiderato letto?

Qoc est

quod unum est pro

laboribus tantis

 

 

Questa è

l’unica cosa che può compensare

cos’ grandi fatiche.

 

 

Salve,

o venusta Sirmio,

atque gaude

ero;

vosque gaudente

 

Salve,

o bellissima Sirmione,

e rallegrati

per [il ritorno del] padrone;

e anche voi gioite

 

o Lydiae

undae lacus,

ridete

quidquid est domi cachinnorum

o Lidie

onde del lago,

ridete

tutte voi risate della casa.

Audio Lezioni su Catullo del prof. Gaudio

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