A Leuconoe: carpe diem oraziano

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Orazio, Carmina, I, 11

traduzione interlineare di Carlo Zacco

 

Odi

 

XI. Leuconoe

 

Tu

ne quaesieris

(scire nefas)

quem

finem [vitae]

di dederint

mihi,

Tu

non indagare

(non è lecito sapere)

quale

termine [alla vita]

gli dei hanno assegnato

a me,

 

quem

tibi,

Leuconoe,

nec

temptaris

numeros

Babylonios.

Ut melius

pati

quale

a te,

Leuconoe,

perciò non

sperimentare

i calcoli

Babilonesi.

Quanto è meglio

accettare

 

quicquid erit!

Seu

Iuppiter

tribuit

pluris

hiemes,

seu

[tribuit]

quel che sarà!

Sia che

Giove

ci abbia assegnato

molti

inverni,

sia che

[ci abbia assegnato]

 

ultimam

[hanc] quae

nunc

debilitat

mare             

Tyrrhenum

oppositis pumicibus:

sapias:

come ultima

questa che

ora

fiacca

il mare

Tirreno

contro opposte scogliere;

sii saggia:

 

liques

uina

et,

spatio breui,

reseces

longam

spem.

Dum loquimur,

filtra

il vino

e,

poiché abbiamo poco tempo,

recidi

la lunga

speranza.

Mentre parliamo,

 

fugerit

inuida aetas:

carpe diem,

credula

quam minimum

postero.

sarà già passato

il tempo invidioso:

cogli il momento,

credendo

il meno possibile

al futuro.

 

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