Atene dalle origini a Pisistrato

Dracone, Solone, timocrazia e tirannide

dalla Storia greca

di Carlo Zacco

Origini mitologiche. La storia delle origini di Atene affonda le sue radici nel mito:

1)      Secondo la leggenda il primo Re di Atene fu un certo Cècrope, di origine egiziana; gli ateniesi sono anche detti Cecropidi nell’Iliade e negli altri poemi epici antichi;

2)      Sempre secondo il mito spetterebbe a Tèseo il merito di aver riunito in una sola città le 12 borgate in cui era diviso originariamente il territorio;

Origini storiche. Per quello che riguarda le origini storiche, sappiamo che Atene era in origine una roccaforte micenea, e che, a differenza di tutti gli altri insediamenti micenei, era sopravvissuta alle distruzioni che erano stata portate dalle invasioni dei Dori.

La società primitiva. Nella fase primitiva la popolazione ateniese era suddivisa in quattro tribù, ciascuna presieduta da un capo, e suddivisa al suo interno in altri gruppi, detti fratrìe, gruppi di famiglie che gestivano il potere e l’amministrazione: soltanto gli individui che nascevano all’interno di queste fratrìe potevano essere considerati cittadini, e godere dei pieni diritti.

Dracone. Nel VII molte città greche iniziarono ad elaborare le prime costituzioni scritte, per fare in modo che i rapporti tra i cittadini fossero sottratti all’arbitrio dei potenti, e regolati da leggi precise e predeterminate. Ad Atene il primo legislatore fu Dracone: intorno al 620 a.C. Dracone introdusse ad Atene le prime leggi che regolavano l’omicidio.

 – Nascita del diritto penale. Nasceva così il diritto penale. Una copia di questa antica legge è stata ritrovata nel ‘900 ed è attualmente conservata al museo epigrafico di Atene. Dracone fu sempre ricordato come un legislatore severo (da cui il termine draconiano), ma in realtà introdusse alcune importanti garanzie:

1)      Prima di Dracone, quando qualcuno commetteva un omicidio, se veniva scoperto, i familiari dell’ucciso avevano il diritto di vendicarsi, e uccidere a loro volta l’assassino; con le leggi di Dracone, invece, l’accusato aveva diritto ad un regolare processo, e poteva essere punito solo dopo che la sua colpevolezza fosse accertata in un pubblico dibattimento;

2)      Inoltre, la legge di Dracone stabiliva una differenza tra due tipi di omicidio: volontario e involontario; quello volontario veniva punito con la morte, quello involontario con l’esilio. Prima di allora l’atteggiamento mentale (volontà/non volontà) non veniva preso inconsiderazione, e per i parenti della vittima, uccidere l’assassino era un dovere sociale.

L’oligarchia. Prima del VII secolo Atene era una monarchia, governata quindi da un basilèus. Con il tempo l’aristocrazia fece in modo che al basileus venissero affiancate altre figure di magistrati, in modo che egli non potesse prendere troppo potere da solo, e fecero in modo inoltre che queste cariche fossero temporanee.

 – Le magistrature. A partire dal VII secolo al governo vi erano tre magistrati detti arconti:

1)      L’Arconte basilèus: era l’antico Re, che aveva conservato competenze sacrali, tipiche della sua  carica;

2)      L’Arconte polemàrco (colui che comanda la guerra”), che comandava gli eserciti;

3)      L’Arconte epònimo, era il capo, e dava il nome all’anno;

 – I legislatori”. Verso la fine del VII secolo, a questi tre arconti ne furono affiancati altri sei, che erano detto Arconti Legislatori (o termotèti”): questi controllavano l’operato dei primi tre magistrati, e anche quello delle assemblee. In totale i magistrati erano dunque nove. Erano di origine nobile, e quindi l’oligarchia ateniese era di tipo aristocratico.

 – le assemblee: le più importanti assemblee erano tre:

1)      L’Areòpago: era il consiglio degli anziani, di cui facevano parte gli ex-arconti;

2)      L’Ecclesìa: l’assemblea di tutti i cittadini;

3)      L’Elièa: era un tribunale popolare, formato da giudici >30 anni, pescati a sorte tra i cittadini.

 

Conflitti sociali. Sempre verso la fine del VII secolo Atene fu sconvolta da violenti conflitti sociali: ad entrare in conflitto furono i nobili e i piccoli proprietari:

1)      i nobili esercitavano il potere, e spesso riservavano a sé molti privilegi, e col tempo si erano impadroniti  anche della maggior parte delle terre a discapito dei piccoli proprietari;

2)      i piccoli proprietari spesso faticavano a saldare i propri debiti, ed erano costretti a vendere le proprie terre ai nobili (i quali diventavano ancora più ricchi) e a lavorare per loro come braccianti, o addirittura come servi.

Si creò una situazione di grave malcontento: i contadini impoveriti reclamavano una distribuzione delle terre.

La costituzione di Solone

Solone. Per risolvere questa situazione di grave conflittualità sociale, le assemblee e gli arconti decisero di affidare, temporaneamente, tutto il potere a un certo Solone, che nel 593 a.C. venne nominato «arbitro legislatore»:

1)      come arbitro, doveva tentare di pacificare le diverse parti sociali;

2)      come legislatore aveva il potere di emanare nuove leggi, e fare in modo che ogni classe sociale rispettasse i diritti delle altre;

 – Le leggi. Le leggi più importanti furono le seguenti:

1)      la prima fu una sorta di «sanatoria»: in pratica emanò una legge che cancellava tutti i debiti;

2)      vietò che qualunque cittadino potesse divenire schiavo di un altro per debiti (vieta la schiavitù per debiti);

3)      suddivise le varie classi sociali in base al censo, dando vita a una timocrazia.

La timocrazia. Solone suddivise la popolazione in quattro fasce di reddito, chi era più ricco aveva maggior peso politico. Le quattro nuove fasce sociali erano le seguenti:

1.      Pentacosiomedimni: i più ricchi; producevano almeno 500 medimni di grano (unità di misura);

2.      Cavalieri: producevano almeno 300 medimni;

3.      Zeugiti: ne producevano almeno 200;

4.      Teti: non possedevano terre, o producevano meno di 200 medimni di grano.

 – I diritti.  Chi produceva di più era tenuto a contribuire di più alle necessità dello stato (fornendo più soldati, pagando più tasse), ma allo stesso tempo aveva maggior peso nella vita politica: ad esempio:

1)      i pentacosiomedimni e Cavalieri potevano accedere alle magistrature più prestigiose e combattere a cavallo;

2)      gli Zeugiti potevano accedere solo alle magistrature subalterne e combattevano come fanti (opliti);

 – Gli esclusi: non potevano accedere ad alcuna magistratura:

1)      I teti: le classi più povere potevano partecipare alla guerra solo  come rematori;

2)      I commercianti che  non avevano terre

La novità. Nonostante questi limiti, tuttavia, la costituzione di Solone allargò la base di partecipazione alla vita politica, che era aperta non solo ai nobili, che avevano avuto la fortuna di nascere in famiglie aristocratiche, ma a tutti i contadini che possedevano la terra, compresi i più poveri: anche non avevano  accesso alle magistrature, facevano comunque parte dell’assemblea popolare (l’ecclesìa o l’elièa).

Dopo aver elaborato questa costituzione, Solone lasciò Atene. Gli storici antichi li hanno sempre considerato un personaggio di grande equilibrio e senso politico, e lo hanno definito il «padre della democrazia».

Pisistrato

Malcontento. Benché molto innovativa, la costituzione di Solone lasciò scontente alcune classi sociali, in particolare i nobili, che non volevano perdere i propri privilegi, e i ceti meno abbienti, che avrebbero voluto riforme più radicali. Queste due classi sociali entrarono in conflitto tra loro, e di questa situazione approfittò Pisistrato, che prese potere nel 560, divenne Tiranno di Atene, e mantenne questa carica per 25 anni, fino alla morte.

Politica del consenso. Pisistrato intraprese una politica volta a raccogliere un grande consenso, specialmente tra la classe media e popolare; alcune delle sue principali azioni:

1)      Fece realizzare grandi opere pubbliche;

2)      Promosse una politica estera molto attiva, fondando varie colonie, e stimolando il commercio: in questo modo Atene accrebbe il suo prestigio anche all’estero;

3)      Promosse una politica culturale in grande stile, in modo da influenzare l’opinione pubblica:

– fece trascrivere i poemi omerici che fino ad allora erano stati tramandati solo oralmente;

 – istituì le feste Dionisie, durante le quali venivano rappresentati vari spettacoli teatrali, tra cui la tragedia.

I successori. Dopo la morte di Pisistrato, salirono al potere i due figli: Ippia e Ipparco. Essi però non ebbero la stessa abilità del padre, e adottarono delle politiche dispotiche, suscitando il malcontento della popolazione, che iniziò a tramare contro di loro.

 – Ipparco morì a causa di una congiura;

 – Ippia, per evitare di fare la fine del fratello, aumentò le repressioni, al punto che l’aristocrazia, per cacciarlo, chiese l’aiuto degli spartani, che intervennero nel 510, costringendo Ippia a fuggire.

Audio Lezioni di Storia Greca del prof. Gaudio

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