Colonialismo britannico

L’Inghilterra gettò le basi del proprio impero coloniale nel XVI secolo potenziando la flotta e inaugurando unaggressiva politica commerciale, con la Compagnia delle Indie Orientali che entrò in sfida con la potenza spagnola.

La colonizzazione inglese ebbe anche un’importanza religiosa: le colonie dell’America del Nord furono fondate dai Padri Pellegrini, con l’obbiettivo di creare una colonia puritana. L’espansione coloniale continuò con una politica antispagnola e attuando la conquista dei Caraibi. LAtto di navigazione del 1651 stabilì che le merci importate o esportate dalle colonie dovessero essere trasportate solo con navi inglesi: questa politica di protezionismo avrebbe dato inizio ad un lungo conflitto navale (Olanda).

Nel continente nordamericano la presenza inglese si affermò lungo le coste e al termine della guerra di successione spagnola, gli inglesi acquisirono importanti privilegi coloniali e proseguirono nella colonizzazione, con drastiche conseguenze per l’occupazione francese.

Alla fine del XVII secolo la presenza inglese in India era ancora limitata, ma in seguito cominciò ad espandersi di nuovo a spese della Francia. Il governatore britannico sconfisse tutti permettendo alla Compagnia delle Indie Orientali di assumere una posizione dominante nel Bengala. In seguito, l’Inghilterra restitu’ alla Francia le isole caraibiche di Martinica e Guadalupa.

La ribellione della colonie del New England, sfociata nella guerra d’indipendenza americana, portò alla nascita degli Stati Uniti d’America, indipendenti dalla madrepatria. Nel frattempo la corona britannica manteneva il controllo sulla colonia indiana e fondava un primo insediamento in Australia.

All’inizio del XIX secolo intraprese una serie di campagne in India per consolidare il proprio dominio nella regione: fu in quel periodo che l’inglese divenne la lingua ufficiale nei territori conquistati. Dopo la rivolta indiana del 1857, il governo dell’India passò direttamente alla corona.

Durante il governo conservatore la Gran Bretagna riprese la sua ispirazione imperialistica che le fece occupare una parte dell’Africa, per controllare il Canale di Suez. L’espansione coloniale in Africa avvenne in competizione con Francia e Germania, e l’Inghilterra si aggiudicò alcuni territori dell’Africa occidentale e meridionale.

In Africa gli inglesi sperimentarono i primi provvedimenti di decolonizzazione a favore dei coloni bianchi, a cui concessero lautogoverno, iniziando cos’ la formazione dell’Unione Sudafricana (1910).

Alla fine della Prima Guerra Mondiale (1919) l’impero coloniale britannico raggiunse la sua massima estensione, con l’acquisizione di gran parte dei territori africani. La guerra tuttavia provocò una diffusione di nazionalismo e indipendentismo, che caratterizzarono i decenni seguenti.

Con lo statuto di Westminster del 1931 la Gran Bretagna riconobbe autonomia costituzionale ai Dominios (colonie con autogoverno). In India l’ombra di un massacro in cui l’esercito inglese fece fuoco sulla folla di dimostranti, influenzò i rapporti tra il Congresso Nazionale indiano e la corona inglese, nonostante le riforme concesse da quest’ultima.

Il fragile equilibrio che l’impero britannico conservò fino al 1939 venne sconvolto dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale. La presenza inglese in India era ormai puramente formale.

Nel dopoguerra la decolonizzazione fu rapida nelle colonie asiatiche: India e Pakistan ottennero l’indipendenza nel 1947.

Parallelamente alla fine dell’impero coloniale nacque il Commonwealth britannico, un’istituzione multirazziale di cui attualmente fanno parte una cinquantina di paesi.

Compagnia delle Indie Orientali