Commento a un brano di Hobbes


Testo di Hobbes

«Poiché l’esercizio della legge naturale è necessario a conservare la pace, e all’esercizio della legge naturale è necessaria la sicurezza, si deve considerare che cosa possa procurare tale sicurezza. A tal fine non si può escogitare altro, se non che ciascuno si provveda di aiuti adeguati, che rendano l’aggressione dell’uno contro l’altro così rischiosa, da far preferire ad entrambi di stare al proprio posto, piuttosto che attaccar lite. Ma è evidente, in primo luogo che il consenso di due o tre non procura affatto questa sicurezza, perché l’aggiunta alla parte avversa di uno o più uomini basta a render certa e indubitabile la vittoria, e quindi induce l’avversario ad attaccare. Così è necessario, per ottenere la sicurezza che cerchiamo, che il numero di coloro che concordano nel darsi aiuto reciproco sia tanto grande, che l’aggiungersi di pochi uomini ai nemici non si apre loro decisivo ai fini della vittoria. […] poiché dunque il cospirare di molte volontà ad un medesimo fine non basta alla conservazione della pace e ad una difesa stabile, si richiede che, riguardo alle cose necessarie per la pace e la difesa, la volontà di tutti sia unica. Ma questo non può avvenire, se ciascuno non sottomette la propria volontà alla volontà di uno solo altro, sia un uomo solo o un solo consiglio, in modo che sia considerato come volontà di tutti e di ciascun singolo, quello che costui avrà voluto, riguardo alle cose necessarie alla pace comune. Chiamo poi CONSIGLIO  l’adunanza di più uomini che deliberano su quello che si deve fare o non fare per il bene comune di tutti. Questa sottomissione delle volontà di tutti loro alla volontà di un solo uomo o di un solo consiglio, ha luogo quando ciascuno con un patto si obbliga verso ciascun altro a non resistere alla volontà di quell’uomo o di quel consiglio cui si è sottomesso; cioè a non rifiutargli l’uso delle proprie forze e ricchezze, contro chiunque altro. E viene chiamata UNIONE. […] L’UNIONE COSÌ FATTA SI CHIAMA STATO, O SOCIETÀ CIVILE, E ANCHE PERSONA CIVILE. INFATTI, ESSENDO UNICA LA VOLONTÀ DI TUTTI, DEVE ESSERE CONSIDERATA COME UNA PERSONA UNICA, DISTINTA E RICONOSCIUTA CON UN SOLO NOME, DA TUTTI GLI INDIVIDUI PARTICOLARI, poiché HA SUOI DIRITTI E SUE PROPRIETÀ».
(da T. Hobbes, De cive. Elementi filosofici sul cittadino, Ed. Riuniti, Roma 2005, pp. 66-69)

 

Commento del prof. Luigi Gaudio

  1. Concezione di libertà

Alla base di ogni concezione statalista e impositiva della istituzione scolastica vi è la riflessione filosofica moderna, e in particolare i testi di Hobbes. Come emerge dal brano citato, il bene supremo da raggiungere nella convivenza civile è scongiurare la cattiveria, che è alla base dell’agire umano (homo homini lupus). Per raggiungere questo scopo, occorre, per Hobbes, creare i presupposti della sicurezza e della pace, ma per ottenere questo ci vuole una volontà unica, oggettivata dallo Stato. In pratica, la volontà del singolo non è assoggettata alla volontà di un altro singolo, come avviene nella lotta e nella competizione istintiva, ma è soggetta ad una volontà comune, una specie di unione” che ha i suoi diritti e le sue proprietà”. In questa prospettiva, la concezione della libertà non può che essere concessiva” e non normativa”, Il ruolo dello stato per i moderni, a partire dalla posizione antropologica di Hobbes, non è quello di essere espressione delle persone e delle formazioni sociali (modello normativo), ma è quello di plasmare la nazione e i cittadini secondo i propri fini, concedendo spazi di azione alle persone, ma sempre sotto il suo controllo (modello concessivo). In base a queste considerazioni per Hobbes non si può concepire una libertà della persona, poiché questa naturalmente la utilizzerebbe a discapito del suo simile, ma solo una socialità razionalmente accettata, o subita.

  1. Modello antropologico (base filosofica)

Al modello antropologico cristiano dell’uomo tendenzialmente portato a fare il bene dell’altro uomo, si sostituisce con Hobbes un modello basato sulla considerazione che l’uomo è portato a prevalere sull’altro uomo, in modo più o meno violento, come Caino che ha ucciso il fratello Abele. I rapporti tra uomini sarebbero dettati dalla legge del più forte, se non ci fosse un’entità superiore, stato o società civile o comunque la si voglia chiamare, che limiterebbe l’aggressività dei singoli individui, imponendo il terrore con la sua forza superiore, a immagine del mostruoso leviatano biblico del libro dio Giobbe. Al modello di Hobbes vano ricondotte poi tutte le antropologie che, pur ponendo l’accento su aspetti diversi (economici, biologici o culturali ) convergono nel negare all’uomo una libertà originaria (Marx, i positivisti , Nietzsche). Al modello antropologico cristiano fanno capo invece quanti, anche in epoca illuminista (come Rousseau e Genovesi), ottocentesca (Tocqueville) o contemporanea (come Hannah Arendt), considerano l’uomo come tendenzialmente autonomo e libero, costretto dall’autorità costituita a limitare il proprio campo di azione.

  1. Modello di gestione dell’istruzione

Da questi due modelli antropologici derivano due diversi modelli di istruzione, Nel primo modello, basato sulle considerazioni di Hobbes, è lo Stato che prescrive qual è il bene del cittadino. L’uomo di per sé non farebbe automaticamente il bene suo e dei suoi simili, quindi occorre che le scuole e gli insegnanti plasmino l’alunno come una creta. In questa prospettiva, sarebbe controproducente affidare alle singole realtà sociali, famiglie e corpi sociali intermedi, la gestione di una istituzione, che trova invece nella unitarietà la sua stessa ragion d’essere. È questo il mito della scuola unica, che si è declinato in mille varianti, e che ha trovato in Horace Mann (U.S.A.), in Guizot (Francia), e nella scuola italiana in genere (dalla legge Casati in poi), grandi realizzazioni in campo pratico-politico. Dal modello invece di impianto cristiano-liberale nasce una concezione diversa dell’istruzione, non come un servizio necessariamente imposto dall’alto, ma come una realtà viva, che nasce dalla base, sull’esempio delluniversitas medievale, e dei sistemi di istruzione più aperti, come quello inglese e quello olandese.