Degenerazione dei costumi


Tacito – Annales – XIV, 14-21

traduzione interlineare di Carlo Zacco

Tacito – Annales – XIV

 

14 – 21. Degenerazione dei costumi

 

[14]

Erat illi

vetus cupido

insistere

curriculo

quadrigarum,

studium

nec minus

Aveva

la vecchia passione

di dedicarsi

alle corse

delle quadrighe,

e la mania

non meno

 

foedum

canere

cithara

in modum ludicrum.

Memorabat

concertare

equis

spregevole

cantare

con la cetra

per divertimento.

Ricordava che

gareggiare

coi cavalli

 

 [fuisse] factitatum

regium

et antiquis ducibus,

idque

celebre [factum esse]

laudibus

era  stata occupazione

dei re

e da parte di antichi capitani,

e ciò

era reso solenne

dalle lodi

 

vatum

et datum

honori

deorum.

Cantus enimvero

[esse memorabat]

sacros

Apollini,

numen

dei vati

e dato

a onore

degli dei.

I canti infatti

[ricordava che erano]

sacri

ad Apollo,

dio

 

praecipuum

et praescium,

talique ornatu

ornatu

adstare

non modo in urbibus

importante

e preveggente,

e che con tale

ornamento

era rappresentato

non solo nelle città

 

Graecis,

sed apud

templa Romana.

Nec iam

poterat

[eum] sisti,

cum

greche,

ma presso

i templi romani.

Né

poteva

essere fermato

quando

 

visum [est]

Senecae ac Burro,

ne pervinceret

utraque,

concedere

sembrò opportuno

a Seneca e a Burro,

che egli non l’avesse vinta

su entrambe le cose,

gli concessero

 

alterum:

clausumque

valle Vaticana

spatium

in quo

regeret

equos

la prima:

fu circondato

nella valle del Vaticano

uno spazio

nel quale

guidasse

i cavalli

 

haud spectaculo promisco.

Mox

vocari

ultro

populus Romanus

senza dare uno spettacolo a tutti.

Ma ben presto

[eccolo] chiamare

sponraneamente

il popolo Romano

 

que extollere

laudibus,

ut vulgus

est cupiens

voluptatum

et,

si princeps

trahat

che lo osannava

con lodi,

come il volgo

è bramoso

di divertimenti

e,

se il principe

lo trascina

 

eodem,

laetum.

Ceterum

evulgatus

pudor,

non attulit

satietatum,

là,

ci sguazza.

Inoltre

il fatto di aver disonorato pubblicamente

il pudore,

non portò

sazietà,

 

ut rebantur,

sed incitamentum.

Ratusque

dedecus

moliri,

si plures

come ritenevano,

ma ulteriore eccitazione.

E convinto

che il proprio disonore

si attenuasse,

se più persone

 

foedasset,

deduxit

in scaenam

posteros

familiarum

nobilium

venales

si fossero insozzate,

trascinò

sulla scena

i discendenti

di famiglie

nobili

disposti a vendersi

 

egestate:

puto

tribuendum

eorum

maioribus

ne tradam

quos

nominatim

per povertà:

ritengo

una forma di rispetto

verso i loro

antenati

di non menzionare

costoro

per nome

 

perfunctos fato.

Flagitium nam

est et[iam]

eius qui

dedit pecuniam

ob delicta

benché trapassati.

La vergogna infatti

è anche

di quello che

diede loro il denaro

per indurli al male

 

potius quam

ne delinquerent.

Subegit

quoque

donis ingentibus

notos equites Romanos

promittere

piuttosto che

ad evitarlo.

Costrinse

anche

con doni ingenti

noti cavalieri Romani

a promettere

 

operas

arenae,

nisi

quod

merces

ab eo qui potest

iubere

prestazioni

al circo,

con lattenuante

che

se il compenso

viene da colui che ha facoltà

di dare ordini

 

adfert

necessitatis vim.

porta con sé

di necessità un obbligo.

 

[15]

Tamen

ne dehonestaretur

adhuc

theatro

publico,

instituit

ludos

vocabulo

Tuttavia

per non degradarsi

ancora di più

tramite un teatro

pubblico,

istituì

giochi

chiamati

 

Iuvenalium,

in quos

data nomina

passim.

Non nobilitas,

non aetas

aut honores acti

Iuvenalia,

ai quali

vi fu un iscrizione

generale.

Non la nobiltà,

non l’età

o le cariche ricoperte

 

impedimento [fuerunt]

cuiquam,

quominus exercerent

artem

histrionis

Graeci Latinive,

furono di impedimento

a chiccessia,

di esercitare

l’arte

degli istrione

Greco o Latino,

 

usque

ad gestus

modosque

haud viriles.

Quin et

feminae

inlustres

meditari

abbassandosi fino

a gesti

e atteggiamenti

 non virili.

Anzi:

donne

distinte

praticavano

 

deformia:

exstructaque

apud nemus,

quod Augustus

circumposuit

stagno

atti disonorevoli:

si organizzavano

presso il  bosco,

che Augusto

pose intorno

al lago

 

navali,

conventicula

et cauponae

et posita [sunt]

veno

inritamenta luxui.

per le naumachie,

luoghi di incontro

e osterie

e furono messi

in vendita

a stimolodi lussuria.

 

Dabantur

stipes

quas

boni

consumerent

necessitate,

intemperantes

gloria.

Vi si distribuiva

denaro

che

gli onesti

spendevano

per necessità,

i viziosi

per ostentazione.

 

Inde

flagitia et infamia

gliscere,

nec ulla,

plus quam illa conluvies

In conseguenza di ciò

scandali e infamie

crescevano piano piano,

e nulla,

più di quellaccozzaglia

 

circumdedit

libidinum

moribus

olim

corruptis.

Vix

pudor

retinetur

circondò

di sfrenatezze

i costumi

già da tempo

guasti.

Già a stento

il decoro

è contenuto

 

artibus honestis,

nedum

reservaretur

inter certamina vitiorum

pudicitia aut modestia

con mezzi onesti,

tanto meno

si conservano

tra questa gara al più vizioso

pudore o moderazione

 

aut

quicquam moris probi.

Postremus

ipse

incedit scaenam

temptans

citharam

o

alcunché di continenza.

Infine

Nerome stesso

sal’ sul palco

accordando

la cetra

 

multa cura,

et praemeditans

adsistentibus

phonascis.

Accesserat

cohors

con attenzione,

e intonandosi

in presenza

dei maestri di canto.

Erano venuti per assistere

la coorte

 

militum,

centuriones,

tribunique

et Burrus,

maerens

ac laudans.

Tuncque

primum

dei soldati,

i centurioni,

i tribuni

e Burro,

desolato,

ma plaudente.

Allora

per la prima volta

 

sunt conscripti

equites Romani,

cognomento Augustianorum,

conspicui

aetate ac robore,

et pars

vennero arruolati

cavalieri romani,

col nome di Augustiani,

prestanti

per età e forza,

e in parte

 

ingenio procaces,

alii

in spem

potentiae.

Ii

personare

dies ac noctes

dal carattere insolente,

altri

nella speranza

di acquistare potere.

Costoro

facevano baccano

giorno e notte

 

plausibus,

appellantes

formam principis

vocemque

vocabulis

deum;

con applausi,

appellando

l’aspetto del principe

e la sua voce

con epitteti

riservati agli dei;

 

agere[vitam]

clari honoratique

quasi

per virtutem

e vivevano

pieni di fama e onori

come

se ciò fosse dovuto a proprie virtù.

 

[16]

Tamen

ne notescerent

tantum

artes ludicrae

imperatoris,

adfectavit

quoque

Tuttavia,

perché non divenisse nota

soltanto

l’arte scenica

dell’imperatore,

aspirò

anche

 

studium

carminum,

contractis

quibus

[esset]aliqua

facultas

pangendi

alla passione

poetica,

raccogliendo

coloro ai quali

avessero una qualche

abilità

di  scrittura

 

necdum

aestimatio insignis.

Hi, cenati,

considere

simul,

et conectere

ma non ancora

stima riconosciuta.

Costoro, dopo aver cenato,

sedevano

insieme,

e accozzavano tra loro

 

versus

adlatos

vel repertos ibidem,

atque supplere

ipsius verba

quoquo modo

i versi

composto

o improvvisato  sul momento,

e colmare

le sue stesseparole

in qualche modo

 

prolata;

quod docet

species ipsa

carminum

non fluens impetu

et instinctu

buttate giù;

ciò lo dimostra

lo stile stesso

delle sue poesie

che scorre senza slancio

e ispitazione

 

nec ore uno.

Post epulas

impertiebat

tempus

etiam

doctoribus sapientiae,

utque frueretur

né unità stilistica.

Dopo i banchetti

dedicava

tempo

anche

ai maestri di filosofia,

per godere dei

 

discordia

adseverantium

contraria.

Nec deerant qui

ore vultuque tristi,

bisticci

di coloro che opponevano

opinioni contrastanti.

e non mancava chi

con viso ed espressione triste,

 

inter oblectamenta regia,

cuperent

spectari.

tra gli spassi del principe,

bramava

farsi vedere.

 

[17]

Sub idem tempus

caedes atrox

[est] orta

levi initio

inter colonos Nucerinos

Nello stesso periodo

un massacro atroce

nacque

da una futile causa

tra coloni nocerini

 

Pompeianosque

gladiatorio spectaculo

quod edebat

Livineius Regulus

quem rettuli

e pompeiani

in occasione di uno spett. di glad.

che allestiva

Livinio  regolo

il quale dissi già

 

motum [esse]

senatu.

Quippe,

lascivia oppidana,

incessentes

in vicem,

che era stato rimosso

dal senato.

E infatti,

con lintemperanza propria delle province,

assalendosi

tra di loro,

 

[antea] probra,

dein saxa,

postremo sumpsere ferrum,

plebe validiore Pompeianorum,

apud quos

dapprima insulti,

poi sassi,

infine presero le spada,

risultando più forte la plebe pompeiana,

presso cui

 

edebatur

spectaculum.

Ergo

sunt deportati

in urbem [suam]

multi e Nucerinis

corpore trunco

si dava

lo spettacolo

Quindi

vennero deportati

nelle loro città

molti tra i Nocerini

col corpo mutilato

 

per vulnera,

ac plerique

deflebant

mortes

liberorum aut parentum.

Princeps permisit

iudicium

per le ferite,

e molti

piangevano

la  morte

di figli o genitori.

Il principe affidò

l’inchiesta

 

cuius rei

senatui,

senatus consulibus,

et, re relata rursus ad patres,

Pompeiani

di questa cosa

al senato,

il senato ai consoli,

e, affidato di nuovo il processo ai senatori,

ai pompeiani

 

[sunt] prohibiti

publice

in decem annos

coetu

eius modi,

que dissoluta [sunt] collegia

fu proibito

pubblicamente

per dieci anni

associazioni

di quel tipo,

e vennero sciolte le assemblee

 

quae instituerant

contra leges.

Livineius

et qui alii

conciverant

seditionem

exil’io multati sunt.

che avevano istituito

contro la legge.

Livinioe

e altri che

provocarono

i disordini

furono esiliati.

 

[18]

Motus [est] senatu

et Pedius Blaesus:

accusantibus

Cyrenensibus

ab eo

Venne rimosso dal senato

anche Pedio Bleso:

in seguito all’accusa

dei Cirenei

che da lui

 

violatum [esse]

thesaurum Aesculapii

que corruptum,

pretio et ambitione,

dilectum

era stato manomesso

il tesoro di Esculapio

e corrotto

per corruzione e favoritismi,

l’arruolamento

 

militarem.

Idem Cyrenenses

reum agebant

Acilium Strabonem,

usum

militare.

Gli stessi Cirenei

citarono in giudizio

Acil’io Strabone,

che aveva ricoperto

 

praetoria potestate

et missum

a Claudio

disceptatorem agrorum

quos, quondam avitos

regis

funz. di pretore

e inviato

da Claudio

come arbitro di terreni

che, un tempo ereditò

del Re

 

Apionis,

et [deinde] relictos

populo Romano

cum regno;

quisque possessor proximus

invaserat[1]

Apione,

e [poi] lasciati

al popolo romano

col suo regno;

che tutti i proprietari vicini

avevano invaso

 

que nitebantur

diutina licentia et iniuria

quasi iure et aequo.

Igitur

i quali si appoggiavano

al lungo possesso abusivo

quasi come un diritto di fatto.

Di conseguenza

 

abiudicatis agris,

orta [est] invidia

adversus iudicem;

et senatus

respondit

mandata

una volta sottratti loro i terreni,

nacque l’odio

contro il giudice;

e il Senato

risponde che

le disposizioni

 

Claudii

ignota sibi esse

et consulendum principem.

Nero,

probata sententia Strabonis,

di Claudio

gli erano ignote

e che bisognava rivolgersi allImp.

Nerone,

approvata la sentenza di Stabone,

 

rescripsit

se nihilo minus subvenire sociis

et concedere usurpata.

scrisse in risposta

che nondimeno voleva aiutare gli alleati

e concedere loro le terre usurpate.

 

[19]

Sequuntur

mortes

virorum inlustrium

Domitii Afri

et M. Servilii,

qui viguerant

Seguirono

le morti

di uomini illustri

di Domizio Afro

e Marco Servil’io,

che avevano acq. fama

 

summis honoribus

et multa eloquentia;

ille

orando causas,

Servilius

celebris

per le grandi cariche

e la grande aloquenza;

il primo

nelle orazioni giudiziarie,

Servil’io

celebre

 

diu foro

mox

tradendis rebus Romanis

et elegantia vitae

quod effecit

per la lunga att. forense

e in seguito

per gli studi di storia Romana

e per leleganza di vita

che egli rese

 

clariorem,

ut [erat]

par ingenio

ita diversus morum.

più brillante di quella di Domitio,

come era

pari dingegno

cos’ diverso di costumi.

 

[20]

Quartum consulibus

Nerone

Cornelio Cosso[2],

institutum est

Romae

ludicrum

quinquennale

Nel quarto consolato

di Nerone

e Cornelio Cosso,

furono istituiti

a Roma

i giochi

quinquennali

 

ad morum

certaminis Graeci,

varia fama,

ut ferme

cuncta nova.

a imitazione

delle gare greche

accolti con giudizi discordi

come generalmente

per tutte le cose nuove.

 

Quippe erant qui ferrent

quoque Cn. Pompeium

incusatum [esse]

a senioribus,

quod posuisset

Di certo vi era chi raccontava

che anche Cn. Pompeo

era stato criticato

dai più anziani,

poiché aveva dato

 

sedem

mansuram

theatri.

Nam

antea

ludos

solitos [esse][3]

edi

gradibus

una sede

stabile

al teatro.

Infatti

prima

i giochi

erano soliti

essere allestiti

in gradinate

 

subitariis

et scaena structa

in tempus,

vel,

si repetas

vetustiora,

populum

temporanee

e teatri costruiti

per l’occasione,

oppure,

se si cercano

esempi più antichi,

il popolo

 

spectavisse

stantem,

ne continuaret

totos dies

ignavia,

si consideret theatro.

assisteva

stando in piedi,

per non trascorrere

giornate intere

nella pigrizia,

standosene seduto a teatro.

 

[Postulabant ut] quidem servaretur

antiquitas

spectaculorum,

quotiens

praetor

sederet

Che evidentemente venisse conservata

l’antica usanza

degli spettacoli,

ogni volta

che il pretore

vi sedeva

 

nulla necessitate

cuiquam civium

certandi.

Ceterum

mores

patrios,

abolitos

senza che vi fosse necessità

per alcun cittadino

di gareggiare.

Del resto

i costumi

dei padri,

soppressi

 

paulatim,

funditus everti

per lasciviam

accitam

ut

a poco a poco,

venivano profondamente sovvertiti

a c. della corruzione

fatta venire [dall’estero]

al pt. che

 

 

in urbe

visatur

quod

usquam

queat

corrumpere

et corrumpi,

que iuventus

a Roma

si vedeva

tutto ciò

che ovunque

possa

corrompere

ed essere corrotto,

e che la gioventù

 

degeneret

studiis externis

exercendo

gymnasia et otia

et turpes amores

auctoribus

degenerava

per mode straniere

praticando

palestra e fannullaggine

e turpi amori

sull’esempio

 

principe et senatu,

qui, non modo

permiserint

licentiam vitiis,

sed adhibeant vim

del principe e del senato,

che,  non solo

avevano permesso

licenza ai vizi,

ma esercitavano forza

 

ut

proceres Romani,

specie orationum

et carminum,

polluantur

scaena.

affinché

l’aristocrazia romana,

sotto le sembianze di oratoria

e poesia

si contaminasse

sulla scena.

 

Quid

superesse,

nisi

ut nudent

quoque corpora

et adsumant

caestus

que meditentur

Che altro

mancava,

se non

denudare

anche il corpo

e prendere in mano

i guantoni

e addestrarsi

 

eas pugnas

pro militia et armis?

An iustitiam

auctum iri

et decurias equitum

a quelle lotte

invece che alla guerra e alle armi?

O forse la giustizia

si sarebbe rafforzata

e le decurie dei cav.

 

melius expleturos

egregium munus

iudicandi

si audissent

perite

sonos fractos

avrebbero meglio assolto

l’alto ufficio

di giudicare

se avessero ascoltato

da intenditori

suoni amplific.

 

et dulcedinem vocum?

Quoque noctes

adiectas

dedecori,

ne quod tempus

e voci delicate?

Anche le notti

erano aggiunte

alla vergogna,

aff. nemmeno un istante

 

relinquatur

pudori,

sed, promisco

coetu,

quod

quisque perditissimus

concupiverit

fosse lasciato

al ritegno,

ma, nella promiscuità

della folla

ciò che

tutti i più screditati

avevano bramato

 

per diem

audeat per tenebras.

di giorno

osassero di notte.

 

[21]

Pluribus

ipsa licentia placebat,

ac tamen

praetendebant

nomina honesta [aiebant]:

Ai più

questa licenziosità piaceva,

e tuttavia

sciorinavano

giustificazioni onorevoli [e dicevano]:

 

quoque maiores

non abhorruisse

oblectamentis

spectaculorum

pro fortuna quae tum erat,

che anche gli anten.

non avevano avversione

per le attrattite

degli spettacoli

in rapp. alle condiz. di allora,

 

eoque

accitos [esse]

histriones

a Tuscis,

certamina equorum

a Thuriis;

e perciò

facevano venire

istrioni

dagli Etruschi,

e le corse di cavalli

dai Turi;

 

et, possessa Achaia Asiaque,

editos [esse]

ludos

curatius,

nec quemquam

Romae

e che , dopo la conq. dellacaia e dell’Asia,

av. allestito

giochi

con magg. cura,

ma che nessuno

a Roma

 

ortum honesto loco

degeneravisse

ad theatrales artes,

ducentis iam annis

a triumpho

L. Mummi

nato da nobile famiglia

si era abbassato

a far l’attore,

nei duecento anni

dal trionfo

di Mummio

 

qui primus

praebuerit

in urbe

id genus spectaculi.

Sed consultum [esse]

et parsimoniae,

che prt primo

offr’

a Roma

questo genere di spettacoli.

Ma si era provveduno

anche al risparmio,

 

quod

locata sit

sedes

perpetua

theatro

potius quam

consurgeret

poiché 

sarebbe stato meglio fissare

una sede

stabile

per il teatro

piuttosto che

innalzarne

 

ac destrueretur

singulos per annos

immenso sumptu.

Nec magistratus

exhausturos

e abbatterne

una ogni anno

con grandissima spesa.

Né i magistrati

avrebbero consumato

 

rem familiarem

perinde,

aut populo

causam fore

efflagitandi

certamina Graeca

il loro patrimonio

come fino ad allora,

o il popolo

avrebbe avuto motivo

di chiedere

giochi Greci

 

a magistratibus,

cum res publica

fungatur

eo sumptu.

Victorias

oratorum ac vatum

ai magistrati,

poiché lo stato

provvedeva

a quelle spese.

E le vittorie

degli oratori e dei vati

 

adlaturas [esse]

incitamentum

ingeniis

nec cuiquam iudici

grave [futurum esse]

impertire aures

avrebbero portato

stimolo

agli ingegni

né ad alcun giudice

avrebbe dato fastidio

prestare orecchio

 

studiis honestis

et voluptatibus concessis.

Totius quinquennii

dari

laetitiae

magis

ad occupazioni oneste

e pieceri consentiti.

In tutto un quinquennio

si concessero

allo svago

più che

 

quam lasciviae

paucas noctes,

quibus,

tanta luce ignium,

nihil queat

occultari

allincontinenza

solo poche notti,

nelle quali,

con tutta quella luce,

non era certo possibile

nascondere

 

inlicitum.

Sane

id spectaculum transiit

nullo dehonestamento insigni.

Ac ne

exarsere

qualcosa di illecito.

In effetti

quello spettacolo si svolse

senza scandali sensazionali.

E non

si accese

 

quidem

modica studia

plebis

quia

quamquam

redditi

scaenae

pantomimi

nemmeno

 un lieve tifo

popolare

poiché

anche se

restituiti

alla scena

i  pantomimi

 

prohibebantur

certaminibus sacris.

Nemo

tulit

primas [partes]

eloquentiae,

sed

erano esclusi

dai giochi sacri.

Nessuno

ricevette

il primato

nell’eloquenza,

ma

 

pronuntiatum [est]

victorem esse

Caesarem.

Amictus

Graeci

qui[bu]s

per eos dies

plerique

si disse

che il vincitore

era Cesare.

Gli abiti

greci

con i quali

in quei giorni

la maggior parte

 

incesserant

tum

exoleverunt.

erano andati in giro

improvvisamente

passarono di moda.

 

note:


[1] Costrutto ad sensum; come anche nitebantur

[2] 60 d.C

[3] oratio obliqua