Dewey

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Il pensiero di Dewey si muove dal pragmatismo e dello spirito democratico americano. Dewey, che è vissuto a cavallo tra la fine ottocento e la metà del novecento ha vissuto in pieno le trasformazioni della società americana del tempo, in particolar modo l’evoluzione della scienza e della tecnologia e dell idea diffusa del mito che la scienza possa dare la felicità.

Egli sposta l’interesse dai contenuti (vedi la Riforma Gentile in Italia del 1923) alle competenze, come conseguenza della sua concezione pratica e operativa del sapere in cui l’alunno partecipa direttamente al processo educativo (learning by doing, didattica laboratoriale etc.), diventando il vero centro dell’attività educativa.

Si comincia a parlare, con lui, di individualizzazione dell’insegnamento e di metodologia didattica.

Dewey non parla di una scienza dell’educazione, ma di scienze dell’educazione, in quanto il processo educativo è il risultato dello scarto tra la teoria e la sua applicazione.

Il DOCENTE dunque non è più un trasmettitore della conoscenza, ma è un professionista che deve intervenire sull’allievo.
Deve predisporre l’ambiente come ambiente propositivo di apprendimento e assumere un ruolo di tutor, ovvero monitorando e intervenendo sull’alunno.
Deve avere competenze pedagogiche e organizzative.
L’insegnante deve diventare investigatore, medico, tutor e, secondo una metafora, giardiniere” che investiga, con i suoi attrezzi, le esperienze e le potenzialità del soggetto, modificando i propri interventi sulle sue peculiarità.

Il DIRETTORE deve avere competenze pedagogiche, ma anche organizzative. Eprogettista della formazione, ma anche un manager che promuove l’innovazione, non ha più solo funzioni di controllo.

Le materie (discipline scolastiche) essenziali per Dewey sono la storia, la geografia, le scienze, quindi anche discipline pratiche, a differenza delle discipline esaltate in quegli anni nella riforma gentile (latino, filosofia)

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