Didone scopre la fuga di Enea

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Virgilio, Eneide, IV, 296-319

di Carlo Zacco

 

Laddio di Enea (296-319)

 

At

regina

praesensit

(quis

possit

fallere

amantem?)

dolos

que excepit

Ma

la regina

presentì

(e chi

potrebbe

ingannare

un inamorata?)

le trame

e colse

 

prima

motus futuros,

omnia timens

tuta

Eadem impia Fama

detulit

per prima

le mosse future,

temendo tutto

[lei che era stata troppo] sicura.

La stessa empia Fama

riferì

 

furenti

classem

armari,

que parari

cursum.

Saevit

inops animi

totamque

a lei furente

che la flotta

veniva armata,

e che si preparava

la partenza.

Infuria

fuori di sé

e tutta

 

incensa

bacchatur

per urbem,

qualis

Thyias

excita

commotis sacris,

infiammata

si aggira come una baccante

per la città,

come

una Tiade

eccitata

al destarsi dei riti,

 

ubi,

audito Baccho,

stimulant

orgia

trieterica

nocturnusque Cithaeron

vocat

cl’amore.

quando,

udito Bacco,

la stimolano

le orge

triennali

e il notturno Citeone

la richiama

con grida.

 

Tandem

compellat

ultro

Aenean

his vocibus:

‘sperasti etiam,

perfide,

posse

E finalmente

colpisce

per prima

Enea

con queste parole:

«hai sperato,

spergiuro,

di poter

 

dissimulare

tantum nefas

tacitusque

decedere

mea terra?

nec tenet te

noster amor

nec te

dissimulare

una tale infamia

e in silenzio

lasciare

la mia terra?

non ti trattiene

il nostro amore

 

dextera

quondam

data,

nec Dido

moritura

funere

crudeli?

quin etiam

la mano

che un giorno

mi hai data,

né Didone

destinata a morire

di morte

prematura?

e anzi

 

properas

moliri

classem

hiberno sidere

et ire per altum

mediis Aquilonibus,

 

 

ti affretti

a mettere in moto

la flotta

sotto le stelle invernali

e prendere il largo

in mezzo ai venti,

 

 

 

crudelis?

quid,

si

non peteres

arva aliena

domosque ignotas,

et Troia antiqua

maneret,

spietato?

che,

se

non cercassi

terre straniere

e ignote dimore,

e Troia antica

fosse ancora in piedi,

 

Troia peteretur

classibus

per undosum aequor?

mene fugis?

ego te oro,

per has lacrimas

andresti a Troia

con le navi

nel mare tempestoso?

fuggi da me?

io ti prego

per queste lacrime

 

dextramque tuam

(quando

nihil aliud

ipsa iam reliqui

mihi miserae)

per conubia nostra,

e per la tua mano

(poiché

null’altro

ho lasciato

a me sventurata)

per il nostro connubio,

 

per inceptos hymenaeos,

si bene quid de te merui,

aut fuit tibi dulce

quicquam meum,

miserere

per liniziato matrimonio,

se bene di te meritai,

o ti fu dolce

qualcosa di me,

abbi pietà

 

domus

labentis

et exue

istam mentem,

si adhuc

quis locus

precibus.

della casa

che crolla

e abbandona

questo pensiero,

se ancora

c’è posto

per le preghiere.

 

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