DISABILITÀ ED INTEGRAZIONE

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità

Il soggetto disabile nella società contemporanea dominata da valori legati ai consumi, al mito del successo, alla cultura del corpo e dell’immagine è una presenza provocatoria e poco rassicurante. In uno scenario così delineato occorre inserire la tematica dell’integrazione scolastica degli alunni disabili cercandone le ragioni profonde, quasi non visibili ad una percezione superficiale e che ne fanno invece una vera risorsa per la comunità. In questo modo si viene a scoprire che le ragioni che fondono il senso dell’uomo sono le stesse che giustificano l’integrazione.
Nell’opinione corrente si ha la visione strettamente scolastica, di natura burocratica e tecnicistica, dell’integrazione, che sempre viene riferita al diritto affermato per alcune categorie di persone di frequentare le scuole comuni. Questa concezione impoverisce fortemente il reale significato del termine integrazione che nel senso più autentico del termine si riferisce ad un processo per cui due o più elementi si compenetrano o si compensano reciprocamente: si rendono quindi integri, interi e completi. Applicato alle relazioni umane, questo processo presuppone che l’essere umano non è completo in sé, non è sufficiente, come un sistema chiuso, ma si realizza nel rapporto con gli altri. Quando si parla di integrazione quindi non possiamo esclusivamente riferirci al soggetto in situazione di handicap ma tale processo investe l’intera comunità.
La buona integrazione è quella che permette di capire che non stiamo vivendo in presenza di una diversità come un incidente ma come una realtà; se analizziamo le strutture scolastiche sorge lampante agli occhi che la buona integrazione, a più di venti anni dalla Legge che ne stabiliva l’attuazione, non si è ancora completamente realizzata; le barriere architettoniche nelle scuole hanno spesso uno stato di provvisorietà tale da far pensare ancora una volta che l’idea è quella della parentesi, dell’incidente e non dell’integrazione.
Da un’analisi superficiale, potrebbe sembrare che il sistema d’integrazione scolastica italiano sia di gran lunga migliore rispetto agli altri, e sicuramente esso denota caratteristiche di evoluzione rispetto agli altri paesi, ma ritengo che in concreto in Italia il cammino dell’integrazione sia solo ad una fase iniziale.
L’ accettazione della persona handicappata è stata progressivamente assorbita dalla scuola nel tempo, anche se ancora oggi i pregiudizi esistono e sono spesso un ostacolo al lavoro degli insegnanti di sostegno.
Tuttavia è fuor di dubbio che una persona disabile avrà migliori opportunità laddove esistano oltre che le basi riabilitative, anche dei settings accoglienti, composti da operatori e strutture decisamente qualificate ed in grado di operare ai fine dell’ inserimento sociale.
In questa prospettiva diventa strategico un effettivo coordinamento fra Enti, Agenzie, servizi che nel territorio si trovano ad operare a vario titolo e con percorsi formativi differenziati.
Naturalmente, per un handicappato fisico che non presenta problemi mentali, dopo la scuola media sarà facile accedere alle superiori; ma la situazione sarà decisamente più problematica per quei soggetti affetti da deficit mentale.
La modalità probabilmente più consolidata per queste persone è quella che vede il loro inserimento prima nella formazione professionale e successivamente in progetti di addestramento e di mediazione al lavoro.
Si possono tuttavia osservare situazioni di permanenza per tempi più o meno lunghi in centri socio – educativi seguiti poi da esperienze di addestramento al lavoro o di inserimento in cooperative sociali.
Chiaramente tali soluzioni nella maggior parte dei casi devono essere temporanee, poiché diventerebbero lesive della dignità della persona, qualora si decidesse di tramutarle in definitive.
Infatti, per un disabile e la sua famiglia che devono attraversare un sistema così articolato e complesso di inserimento, possono crearsi disagi e problemi di orientamento e spesso l’ obiettivo primario ( il lavoro ) può essere perso di vista o confuso con degli aspetti di secondo piano.
Pertanto, al fine di evitare tale confusione risulta determinante l’ azione dei mediatori che intervengono in queste fasi ( operatori sanitari, insegnanti, assistenti sociali etc), poiché dovranno sapersi porre in modo progettuale guardando non solo al proprio tratto di percorso, ma a quanto è stato fatto prima e soprattutto a quello che si deve ancora fare.
Una scuola che investe sulla diversità sarà quindi una scuola competitiva e moderna poiché punterà ad una qualificazione del corpo docente e ad una apertura nei confronti delle altre agenzie educative presenti nel territorio.
L’ arricchimento del patrimonio scolastico in questo modo diventa una risorsa importante dello Stato in termini di civiltà e progresso dell’ uomo; poiché educare alla diversità significa operare con coscienza e superare qualsiasi forma di disagio ed emarginazione dei soggetti.

Pubblicità
shares
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: