Fabrizio De Andre

Fabrizio De André

Recital didattico-musicale del prof. Gaudio, webmaster di atuttascuola

La città 1

Genova “Via del campo”

La città in cui Fabrizio è nato nel 1940 è Genova, per la precisione, dice lui stesso la Genova occidentale(Genova Pegli). Qui ha studiato, al Liceo Cristoforo Colombo, non senza insufficienze. Anzi lui studiava il meno possibile, si faceva anche rimandare e poi però la spuntava sempre, anche perché era simpatico ai professori.

De André scrive: “Mio padre, contrariamente a quanto per anni è stato scritto, era di origini modeste: il benessere cominciò ad aggirarsi in casa nostra dopo che lui aveva superato i quarantanni. Forse da queste radici la sua mai abbastanza ringraziata accondiscendenza a lasciarmi libero di vivere nella strada: e nella strada ho imparato a vivere come probabilmente prima di me aveva imparato lui.”

E le strade di Genova e in particolar modo le viottole più malfamate, quelle frequentate da prostitute, hanno spesso ispirato De André, soprattutto nella canzone “Via del campo”

La città 2

“Città vecchia”

C’è una singolare affinità fra la Trieste che ha ispirato Umberto Saba, nella poesia Città vecchia, e la Genova di De André, dell’omonima canzone, “Città vecchia”. Scrive De André su questa canzone: “Questa è una canzone che risale al 1962, dove dimostro di avere sempre avuto, sia da giovane che da anziano, pochissime idee ma in compenso fisse. Nel senso che in questa canzone esprimo quello che ho sempre pensato: che ci sia ben poco merito nella virtù e ben poca colpa nell’errore. Anche perché non sono ancora riuscito a capire bene, malgrado i miei cinquantotto anni, cosa esattamente sia la virtù e cosa esattamente sia l’errore, perché basta spostarci di latitudine e vediamo come i valori diventano disvalori e viceversa. Non parliamo poi dello spostarci nel tempo: c’erano morali, nel Medioevo, nel Rinascimento, che oggi non sono più assolutamente riconosciute. Oggi noi ci lamentiamo: vedo che c’è un gran tormento sulla perdita dei valori. Bisogna aspettare di storicizzarli. Io penso che non è che i giovani d’oggi non abbiano valori; hanno sicuramente dei valori che noi non siamo ancora riusciti a capir bene, perché siamo troppo affezionati ai nostri”. “Città vecchia”

La canzone popolare 1

“Volta la carta”

Fabrizio era molto legato alle tradizioni popolari. Scrisse un intero album in genovese, intitolato “Creuza de ma”, che vuol dire “mulattiera di mare”. Altre canzoni le scrisse in sardo, riprendendo anche la tradizione, come “l’Ave Maria sarda” o “Zirichiltaggia”. Fabrizio aveva una villa in Sardegna. Nel 1979 fu sequestrato per alcuni mesi con la moglie da alcuni banditi sardi, ma questo non gli impedì di ritornare in Sardegna, e di essere legato al popolo sardo. Anche la canzone “Volta la carta” ha a che fare con il mondo popolare, delle filastrocche, degli scioglilingua, delle rime baciate, per cui ad una parola se ne associa un’altra, come nei giochi di parole. Tra le strofe c’è la citazione della canzone popolare Madamadorè. Il ritornello, prende ispirazione da un’altra canzone popolare (Angiolina, bell’Angiolina) e racconta  la storia di una ragazza di nome Angiolina, che subisce delusioni d’amore da un carabiniere, ma alla fine riesce a sposarsi. “Volta la carta”

La canzone popolare 2

“Geordie”

A testimonianza del legame di Fabrizio con la cultura popolare, c’è la versione italiana di “Geordie” una ballata popolare inglese del settecento, che racconta la storia vera di un uomo accusato di furto e condannato all’ impiccagione, di cui forse conoscerete la versione “house” di Gabry Ponte. “Geordie”

L’amore

“Amore che vieni, amore che vai”

Questa canzone, che è fra le prime che De André ha composto, mi dà la possibilità di parlare di De André e di sua moglie, Dori Ghezzi, anche se nel caso di Dori Ghezzi, l’amore non se ne è venuto e poi andato, ma è rimasto. Sul rapporto con sua moglie, che era stata una cantante di canzoni tutt’altro che impegnate, come “Un corpo e un’anima”, scrive De André: “A certa gente il fatto che mi sia innamorato di Dori dà un fastidio enorme. Il mito è crollato! Si è innamorato della bella ragazza, che credono oca e invece è più intelligente di me. […] Vivere in coppia per me è necessario, ci si aiuta molto, si ha sempre uno specchio nel quale guardarsi […]. È una continua collaborazione, guai se non fosse cos’. “Amore che vieni, amore che vai”

Gli altri 1

L’assassino e Il pescatore

In questa canzone due sono i protagonisti: un assassino inseguito dalle forze dell’ordine, e un pescatore, cui l’assassino chiede da mangiare e da bere. A lui il pescatore dà da mangiare e da bere, senza chiedere nulla, in modo quasi evangelico. E quando passeranno i gendarmi, il pescatore non indica loro da che parte è andato l’assassino, e ripiomba in un sonno, con il viso appena segnato da un sorriso sornione. “il pescatore”

“Il pescatore” su youtube

Gli altri 2

Le prostitute: “La canzone di Marinella”

Dice De Andrè sulla sua giovinezza: “Ho fatto un po di tutto: ho frequentato un po di medicina, un po di lettere e poi mi sono iscritto seriamente a legge dando, se non mi sbaglio, 18 esami. Quasi laureato dunque […] poi ho scritto Marinella, mi sono arrivati un sacco di quattrini e ho cambiato idea […] dopo che Marinella l’aveva cantata Mina, eravamo nel 65, io ero sposato da tre anni e lavoravo negli istituti privati di mio padre […]. Lavoravo l’ non sapendo cos’altro fare, visto che di laurea non se ne parlava perché stentavo molto a studiare, insomma questa Canzone di Marinella, me la canta Mina, mi arrivano 600 mila lire in un semestre (somma davvero considerevole per quegli anni). Allora mi sono licenziato, ho preso armi e bagagli, moglie, figlio e suocero e ci siamo trasferiti in Corso Italia, che era un quartiere chic di Genova […]. Da quel momento ho cominciato a pensare che forse le canzoni mavrebbero reso di più e soprattutto divertito di più.”

L’ispirazione per La canzone di Marinella, è venuta a Fabrizio da un fatto di cronaca. Una ragazza a 16 anni, per motivi familiari, è costretta a prostituirsi, poi gettata in un torrente. Non a caso, per Fabrizio “La donna è simbolo del sacrificio, l’uomo della sopraffazione”.  “La canzone di Marinella”

Gli altri 3

I nani “Un giudice”

Un’ ennesima ribellione al perbenismo, di chi preferisce evitare certi argomenti, ai modelli borghesi, che vedono con sospetto chi è diverso, per un motivo o per l’altro, chi è troppo alto o troppo basso, troppo grasso o troppo magro. Scrive Fabrizio: «Qualcuno (mi pare Majakovskij) ha detto Dio ci salvi dal maledetto buon senso”: se tutti fossero normali e se fossero dotati esclusivamente di buon senso non esisterebbero gli artisti e probabilmente neppure i bambini.”» “Un giudice”

Gli altri 4

Le prostitute e gli emarginati “Bocca di rosa”

“Direi d’essere un libertario, una persona estremamente tollerante. Spero perciò d’essere considerato degno di poter appartenere ad un consesso civile perché, a mio avviso, la tolleranza è il primo sintomo della civiltà, deriva dal libertarismo. Se poi anarchico l’hanno fatto diventare un termine negativo, addirittura orrendoanarchico vuol dire senza governo, anarche con questo alfa privativo, fottutissimo vuol dire semplicemente che uno pensa di essere abbastanza civile per riuscire a governarsi per conto proprio, attribuendo agli altri, con fiducia (visto che l’ha in se stesso), le sue stesse capacità. Mi pare cos’ vada intesa la vera democrazia. […] Ritengo che l’anarchismo sia un perfezionamento della democrazia.

Fu grazie a Brassens, maestro di pensiero e di vita, che scoprii di essere un anarchico. Mi ha insegnato per esempio a lasciare correre i ladri di mele, come diceva lui. Mi ha insegnato che in fin dei conti la ragionevolezza e la convivenza sociale autentica si trovano di più in quella parte umiliata ed emarginata della nostra società che non tra i potenti.

Fabrizio dice di aver iniziato a frequentare i circoli libertari di Genova e di Carrara a 17 anni, e da allora di non aver più trovato idee politiche o sociali che spiegassero meglio la nostra società–

Da qui la lotta contro il perbenismo, contro l’ordine costituito, contro le regole morali, dietro le quali si nasconde una ipocrisia di fondo, come fa capire la famosa canzone “Bocca di rosa”.

La guerra 1

La guerra e l’amore omosessuale “Andrea”

Come collegamento fra la sezione appena terminata del mio recital “Gli altri” e la prossima sezione “La guerra”, canterò adesso la canzone “Andrea”. In questa canzone, riferita alla prima guerra mondiale, si racconta dell’amore omosessuale, tra Andrea e il suo amico, “riccioli neri”, poi ucciso nel corso di un assalto, e Andrea lo sa da un foglio con la firma del re. Andrea soffre tanto per la perdita del suo amico da perdersi, “Andrea s’è perso”, e decide di suicidarsi, gettandosi in un pozzo, assieme ai riccioli neri dell’amico.

Dice l’autore su “Andrea”: “Questa canzone la dedichiamo a quelli che Platone chiamava, in modo poetico, i figli della luna; alle persone che noi chiamiamo gay oppure, per una strana forma di compiacimento, diversi, se non addirittura culi. Mi fa piacere cantarla cos’, a luci accese, a dimostrare che oggi si può essere semplicemente se stessi senza bisogno di vergognarsi.”
[Presentazione durante il concerto tenuto al Teatro Smeraldo di Milano (19/12/’92)]

La guerra 2

La guerra e le minoranze “Fiume Sand Creek”

«Andiamo verso un mondo di pochi ricchi disperatamente sempre più ricchi, mentre il resto dell’umanità, quei miliardi di uomini che continuano a chiamare curiosamente le minoranze” , si muovono in modo molto diverso da quello che consideriamo normale.» La maggioranza non tollera le minoranze: è il caso del massacro al fiume Sand Creek, operato da un ufficiale ubriaco, che poi per questo diventò senatore degli Stati Uniti. In questa canzone quel massacro è narrato dal punto di vista di un bambino. “Fiume Sand Creek”

La guerra 3

La guerra di Piero

La violenza è costitutiva dell’uomo. Lo zio di De André ha fatto la campagna d’Albania, poi ha raccontato la sua esperienza al nipote, ispirando la canzone “La guerra di Piero”, in cui si racconta dell’assurdità del militarismo “Sparagli Piero”, che ti costringe ad ammazzare un nemico, forse più simile a te di quanto ti vogliano far credere “Aveva il tuo stesso identico umore, ma la divisa di un altro colore”. In guerra l’indecisione non è contemplata, e basta una piccola esitazione, e il protagonista viene ucciso dall’altro, dal nemico. “La guerra di Piero”

“La guerra di Piero” su youtube

La religione 1

“Spiritual Dio del cielo”

Dovete sapere che la prima canzone che io ho ascoltato di De André l’ho ascoltata in chiesa. Quando ero un ragazzino, questa canzone si cantava a messa, erano le famose messe beat degli anni settanta. Significativamente, Fabrizio ha intitolato questa canzone “Spiritual”, volendo in realtà ribaltare lo spiritualismo di quelle canzoni nei neri americani. “Dio del cielo”

La religione 2

“Il testamento di Tito”

A condizione che la religione non si riduca ad istituzione (Fabrizio è insofferente nei confronti di qualsiasi dogma), la religione è un tema ispiratore di molte sue canzoni, o di interi album, come “La buona novella”. Nella canzone che adesso canterò, vi è una lettura “opposta” dei dieci comandamenti: “Il testamento di Tito”

testo e accordi della canzone in formato doc per word

La denuncia dei meccanismi perversi della società

 La situazione delle carceri: 1

Don Raffaè

La world music è una contaminazione tra la musica pop e la musica etnica. In questo caso, Fabrizio realizza una canzone in napoletano, velatamente ispirata dall’arresto e dalla detenzione di Raffaele Cutolo, boss della NUova Camorra Organizzata. La denuncia di Fabrizio è contro la corruzione nelle carceri, per cui il secondino Pasquale Cafiero chiede favori al boss detenuto, che pur essendo in carcere, potrebbe dare un lavoro al fratello disoccupato della guardia carceraria. “Don Raffaè”