Flessibilità dell’offerta formativa

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Una parola d’ordine nella formulazione delle riforme della scuola secondaria di secondo grado è la parola flessibilità.

Quando fu formulata la legge sull’autonomia (n.59 del 1997) e soprattutto il Decreto 275 si elaborarono delle forti aspettative riguardo la possibilità da parte delle scuole di personalizzare il piano dell’offerta formativa, riguardo le discipline.

Di fatto, questa flessibilità non venne mai realizzata di fatto, anche perché vi era un vincolo forte (bisognava utilizzare le risorse umane, cioè i docenti e le ore già presenti nella scuola).

Adesso, invece, oltre al 20%, sono previsti per i vari ordini di scuola quote sempre maggiori di flessibilità.

La Regione avrà un ruolo sempre più importante nella definizione di queste specificità, soprattutto nel campo della istruzione professionale, poi, in secondo piano, nell’istruzione tecnica, e, infine, anche nel campo dei licei.

Tuttavia ci sono delle perplessità, poiché la flessibilità è vincolata all’organico di istituto già presente.

La rivisitazione delle classi di concorso, però, prevede un allargamento, un’estensione, che porterà, purtroppo, ad un abbassamento della qualità.

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