GABRIELE D’ANNUNZIO

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Schema concettuale di Elisabetta

Nacque nel 1863 a Pescara. A 16 anni, mentre frequentava il liceo Cicognini scrisse Primo vere[1], sulla giovinezza. Più tardi frequentò la facoltà di lettere a Roma ed cominciò a collaborare nella rivista < Cronaca bizantina >, entrando, così, a far parte degli ambienti più in.

Aveva una forte personalità ed era un uomo versatile, legandosi sentimentalmente all’attrice Eleonora Duse, scrisse per il teatro, come La figlia di Iorio. Lavorò anche per il cinema muto insieme alla famosa attrice Francesca Bertini.

Venne soprannominato il parolifico, diede lui nome alla Rinascente.

Una delle sue opere più famose è il Piacere[2]

D’Annunzio fa un uso sofisticato della parola, e questa è la sua forza, ma anche il suo limite: si compiace della sua propria bellezza.[3]

Partecipò attivamente alla vita politica, prima schierato con la destra, poiché affascinato dalle idee di Mussolini, e poi passato all’estrema sinistra. Inoltre partecipò alla prima guerra mondiale, anche come aviatore, compiendo atti eroici e occupando Fiume. In una delle campagne militari perse un occhio e durante la sua convalescenza scrisse il Notturno[4], diario di guerra.


 


[1] Vere = primavera

[2] Protagonista Andrea Sperelli

[3] < Il verso è tutto> (si giustifica da sé) l’amico Marati < No, non può la poesia reggersi da sé senza una base>

[4] Prototipo dell’ermetismo, linguaggio essenziale

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