Georg Heym


di Carlo Zacco

Georg Heym (1887 – 1912)

La vita. Nasce in Slesia nel 1887 e muore giovanissimo, all’età di 25 anni. Durante la sua vita pubblica una sola raccolta di poesie, Der ewige tag (Il giorno eterno, 1911), mentre l’altra, Umbra vitae, sarà pubblicata postuma nel 1912.

Questo poeta si può classificare nella corrente dellespressionismo: assimila i modi del simbolismo, ma nella sua poesia esprime il disorientamento di fronte allo sviluppo frenetico della vita urbana.

 

 

 

«Festa dell’intelletto», «crollo dell’intelletto»

 

Friedrich nel suo volume parla di due correnti contrapposte che si sviluppano nel novecento una da Mallarmé e l’altra da Rimbaud:

1) poesia come  «festa dell’intelletto»: espressione coniata da Paul Valéry per definire la poetica simbolista, quella che ha la sua origine in Mallarmé e che è caratterizzata da un totale distacco dalla realtà, dall’oscurità dei modi della rappresentazione, da unacuta raffinatezza stilistica e metrica; è questa una poesia che si risolve interamente in sé stessa, la cosiddetta poesia pura; autori come Valéry, George, Hofmannsthal, Rilke, si possono collocare in questa corrente che è alla base del simbolismo.

2) poesia come «crollo dell’intelletto»: con questa espressione Andrè Bréton risponde a Valéry e parla di una poetica che esprime s’ un distacco dalla realtà, ma mostra anche un piacere morboso nel parlare delle cose più turpi che la poesia tradizionale aveva escluso; questa poetica parla della realtà e dei suoi orrori, ricerca strade espressive nuove partendo dall’oggetto rappresentato, ovvero la realtà nelle sue brutture; è questa la corrente che parte da Baudelaire e da Rimbaud, e nella quale si possono collocare gli autori dell’avanguardia dellespressionismo.

 

Berlino 1

 

Der hohe Straà Å¸enrand, auf dem wir lagen,

War weià Å¸ von Staub. Wir sahen in der Enge

Unzà ¤hlig: Menschenstrà ¶me und Gedrà ¤nge,

Und sahn die Weltstadt fern im Abend ragen.

 

Die vollen Kremser fuhren durch die Menge,

Papierne Fà ¤hnchen waren drangeschlagen.

Die Omnibusse, voll Verdeck und Wagen.

Automobile, Rauch und Huppenklà ¤nge.

 

Dem Riesensteinmeer zu. Doch westlich sahn

Wir an der langen Straà Å¸e Baum an Baum,

Der blà ¤tterlosen Kronen Filigran.

 

Der Sonnenball hing groà Å¸ am Himmelssaum

Und rote Strahlen schoà Å¸ des Abends Bahn.

Auf allen Kà ¶pfen lag des Lichtes Traum

Fa parte di una serie di poesie intitolate a Berlino, città cosmopolita, centro di propulsione del nuovo sviluppo europeo, al pari di Parigi.

 

Parafrasi. Di sera, dallargine ripido e polveroso della strada ci troviamo ad osservare la folla che si accalca confusamente nella città lontana.

 

à¢â‚¬¢ Il tema di questa poesia è il movimento della città moderna e il disagio che si prova di fronte ad essa.

Nelle quartine la città viene osservata dall’esterno e descritta nel suo chiassoso movimento serale; nelle terzine compaiono invece motivi di inquietudine: gli alberi sono spogli; il sole getta sulla città gli ultimi raggi, come frecce infuocate; la luce serale, è più un «sogno» che luce vera.

Questo «sogno della luce» (genitico oggettivo) può essere si il segno di un desiderio inappagato o inappagabile, ma anche scaturente dalla vitalità di quel mondo in movimento.

 

Notte

 

Se nella poesia precedente emerge più che altro la vitalità del movimento urbano, la situazione si fa nettamente drammatica in questa «Notte».

à¢â‚¬¢ Il tema è dell’urlo come unica possibilità di espressione del proprio disagio. Angoscia solitudice, disperazione.

 

L’anima sofferente non sa come esprimere il proprio strazio se non urlando. Il disagio è provocato da solitudine, squallore, assenza di aperture o segni di speranza. La notte tempestosa è specchio di questo stato d’animo;

A differenza di Hofmannsthal e Rilke la poesia non è più qui fonte di consolazione o protezione, ne tanto meno speranza per il poeta: la disperazione qui è nuda e cruda; è gridata in maniera secca e gelata.