Guillaume Apollinaire

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di Carlo Zacco

Guillaume Apollinaire (1880 – 1918)

Apollinaire.jpgLa vita. Figura molto significativa per la poesia di questo periodo, è sua la definizione di Surrealisme. Nasce a Roma nel 1880 da madre polacca e padre napoletano, il quale non lo riconoscerà mai; studia in Francia: a Monaco e a Nizza. Dal 1899 si trasferisce a Parigi dove fonderà diverse riviste e avrà contatti con le figure più influenti dell’arte dell’epoca tra cui Picasso; sarà inoltre banditore del nascente Cubismo e promotore di tutte le avanguardie. Combatterà in guerra dal 1914 in poi. Muore per unepidemia di «spagnola» nel 1918.

 

Il sincretismo di Apollinaire. Apollinaire è stato un artista eclettico, con una curiosità poliedrica; ha collaborato con partecipazione a tutte le più importanti iniziative culturali avanguardistiche della sua epoca; non sappiamo (Raymond) fino a che punto credesse davvero in ognuna di esse, ma vi metteva sempre del suo, e con molto impegno. La sua personalità umana ed artistica è particolarmente esemplificativa di quando di buono e di cattivo ha caratterizzato il primo novecento. Apollinaire dava segno di essere a proprio completo agio sotto qualunque travestimento, ma il suo non era tuttavia un gratuito trasformismo, poiché in ogni cosa che egli ha fatto si può notare una certa qualità intrinseca, mai superficiale, e in ogni progetto si vede l’impronta di una personalità artistica formata e coerente.

In generale si trova in Apollinaire una tendenza a rappresentare la realtà quotidiana, colta sempre da suo aspetto curioso, ironico.

 

Le Campane, in Alcool, 1913

 

La traduzione, dautore, è di Giorgio Caproni, che rende in italiano la musicalità del testo francese, che è poi tipica di Apollinaire.

Dato di Realtà. Si parla di un amore segreto tra una ragazza e uno ‘zingaro che viene reso pubblico dalla campane, e del rimorso che la ragazza rende noto in prima persona. Lo scampanio mette in piazza ciò che doveva restare nascosto e questo provoca un senso di colpa in chi racconta.

Ironia maliziosa. Questo testo mette con evidenza in luce l’aspetto giocoso verso l’esistenza e lironica irriverenza tipica di molte poesie di Apollinaire: c’è una nota di malinconia dovuta al senso di colpa, ma questo non determina certo il pentimento per il fatto commesso, al massimo il rimorso per essere stati scoperti: senso di colpa sì, ma non dolore o angoscia, il piacere per quell’avventura è ancora presente.

Il chissà finale fa trasparire questo costante senso di leggerezza con cui vengono affrontate le situazioni: una ironia maliziosa ma anche affettuosa.

 

Aspetti generali. Lirismo popolare, sentimentalismo malinconico, tenerezza: questi elementi vanno in opposizione agli atteggiamenti vitalistici e istrionici dei futuristi. Appare evidente il suo aspetto giocoso: Apollinaire gioca con la poesia togliendole laura sacrale in favore di un carattere più umano, e questo è coerente con tutte le correnti avanguardistiche.

 

Il ponte di Mirabeau

Si tratta di una poesia costruita sul nulla, tutto fa parte del risaputo, del senso comune: il motivo dellattimo che fugge; dell ineluttabile trascorrere del tempo; l’invito a godere appieno dell’arte e dei piaceri della vita: insomma nulla di nuovo dal chi vuol essere lieto sia. Apollinaire riprende questo motivetto caro alla poesia e lo tratta in modo ironico, giocoso, come nel suo carattere, senza la pretesa di dire cose assolute, e dipinge la poesia come un dolce accompagnamento di una vita senza senso. In particolare, se noi abbiamo Bacco e Arianna, in Francia è famosa la canzone di Gaston Paris Gayette et Oriour,  che ha un ritornello che sicuramente Apollinaire doveva avere nell’orecchio: «Vente lore et li rain crollent / Qui sentraiment soef dorment».

Il ponte: è figurazione del quotidiano passare: il pont Mirabeau in particolare era quello del quartiere Auteuil, dove Apollinaire viveva, e gli fornisce l’idea della routine quotidiana.

Gli amori: sono associati all’acqua e al tempo che scorrono;

Ambiguità sintattica: serve a sottolineare ciò che se ne va: i «giorni vanno»;

Il ritornello: serve a sottolineare ciò che resta: resta il ricordo della gioia che veniva sempre «dopo gli affanni».

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