Hugo Von Hofmannsthal

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di Carlo Zacco

Hugo Von Hofmannsthal (1874 – 1929)

La vita. Nasce a Vienna nel 1875 da una famiglia aristocratica. E ingegno precoce, educato alle lettere, alla musica e all’arte esordisce giovanissimo. In Germania frequenta assiduamente la ‘Kreis di Stefan George, del quale subirà, al pari di altri, un notevole fascino, ma dal quale tuttavia si separerà presto in modo brusco, considerandolo persona ambigua e periclosa.

A partire dal 1902 Hofmannsthal abbandona la poesia e si dà al teatro e alla librettistica, collaborando, tra gli altri, con Strauss.

 

Poetica. Hofmansthal è poeta decadente-simbolista; nella sua poetica viene ricercata la bellezza della parola, e si cerca di andare oltre il significato delle parole, per cercare uno stato di purezza superiore.

In particolare un tema ricorrente della sua poesia è il superamento del transeunte in direzione delleterno; il passaggio dallessere al divenire.  Hofmansthal avverte la provvisorietà di ogni cosa e condizione umana; per lui vita e morte non sono nettamente separati, ma sono due mondi che si confondono ed hanno confini sfumati. Il punto di contatto tra queste due realtà è la dimensione onirica.

 

Erlebnis (1892)

 

La poesia Esperienza compare in Blatter fur die kunst nel 1892, quando il poeta è ancora diciottenne. Il titolo, in originale Erlebnis, è di difficile traduzione, dati i molti significati che asusme nei vari contesti. E stata tradotta con Ricordo, Avventura, Attimo; letteralmente significa Esperienza, ed è sinonimo di Erfahrung, il tema ha origine etimologica da leben, vivere.

 

• Il cuore di questa poesia è il passaggio dalla vita alla morte, dove per morte non si intende quella fisica del corpo, ma uno stato di profondissima nostalgia nei confronti della vita che il poeta non sa vivere appieno e che gli sfugge. Il poeta è dunque in vita, ma dentro di se vive un esperienza paragonabile a quella della morte.

 

Parafrasi.                                                                                          Commento.

vv. 1-7: Di vapore vita. La valle era pervasa di un vapore grigioargento come quando la l’una filtra tra le nuvole. Ma non era la notte. I miei pensieri crepuscolari svanivano man mano con quel vapore ed io abbandonai la vita sprofondando in un mare trasparente.

1) Una serie di immagini: la valle trasparente come quando la l’una filtra tra le nuvole, ma non era la notte: chiaramente non si parla di un paesaggio reale ma di una proiezione dell’io del poeta: il contrasto vita/morte pare confermato dalla descrizione di un paesaggio con tromini notturni, anche se non è notte. I pensieri svaniscono e il poeta passa dalla veglia al sonno.

vv. 8-14: Quali fiorila morte. In quel mare vidi fiori mirabili che si aprivano in corolle scure e brillanti come fuoco. Dei raggi di una luce fulva penetravano in calde correnti come delle liane. Dappertutto sunava intensamente una musica dolente. Io sapevo che ciò che stavo vivendo era la morte

2) Le immagini sono più incredibili di quelle precedenti, corolle luce fulva, folte liane; la situazione è onirica con effetti evanescenti; l’immagine della valle ricompare ma anziché materializzarsi, si smaterializza. La musica rende tutto ancora più immateriale e sfumato. Il mare è una foresta di fiori, liane, luce; le sue correnti sono la luce, le sue onde sono musica dolente. Il poeta cerca di capire in che cosa consista quel passaggio, e conferma essere la morte.

 

vv. 14-16: Musicatristezza.  Quella musica soave e ardente era il suono della tristazza più grave.

3) ci dice che tuttavia non si tratta di una morte angosciosa, ma come una specie di musica triste, con note dolenti. La vita è stata abbandonata solo dall’anima cosciente del poeta, il trapasso non è una vera morte, è una situazione onirica, dominata dalla nostalgia.

vv. 17-21: Ma piangevanatale. Sentivo dentro di me un rimpianto della vita muto e senza nome, lo stesso che sente qualcuno che si trova su una nave che passa davanti alla sua città natale:

vv. 22-30: vedegigante. vede le strade e sente il fruscio delle fontane. Sente profumo di fiori, e si rivede quando da bambino sul molo vedeva le navi passare e desiderava partire. Ma ora quella nave lo porta lontano.

 

4) Ho assistito alla mia morte ma sento ancora il rimpianto della vita. Come uno che dal ponte di una nave passa e scorge i contorni della sua città che scorre.

5) Lesperienza è come quella dell’abbandono dei ricordi e il senso di strazio nel lasciarli. Il poeta è come un bambio che vorrebbe partire su una nave, ma una volta salito sente lo strazio dell’abbandono. Lesperienza evocata dal titolo non è altro che la nostalgia per una vita che sfugge, e che il poeta non è stato in grado di vivere. E la fuga da qualcosa che il soggetto non ha mai posseduto. Morte significa in questo caso nostalgia dell’esistenza. Vita e morte sono compresenti.

 

 

 

Ballata della vita esteriore (1895)

 

Anche questa poesia compare per la prima volta in Blatter fur die Kunst nel 1895. Illinguaggio è legato a moduli linguistici e metrici tradizionali, nonostante Hofmannsthal esprimesse il senso tutto decadente di estraneità e di inappartenenza.

limpere a la fin de la decadence. In questo periodo di fine ottocengo lAustria stava materialmente vivendo proprio quel periodo di decadenza politica che i teorici decadenti descrivevano per limpero romano: limpero asburgico era infatti in procinto di crollare.

• Il cuore di questa poesia è linstabilità e linutilità di fondo della vita e l’angoscia che segue questa consapevolezza. La vita vissuta come nostalgia della vita.

 

Titolo: ballata della vita esterna; «esterna» nel senso di ciò che materialmente accade nel mondo. Ballata allude al ritmo del testo, tutto basato su figure anaforiche, alludendo alla vana giostra cui sembra risolversi l’esistenza.

Parafrasi.

Commento

vv. 1-12: Cresconofiere. I bambini con occhi profondi crescono e muoiono senza mai sapere nulla mentre tutti camminano per la loro strada.

I frutti acerbi maturano e diventano dolci; cadono durante la notte come uccelli morti, giacciono a terra, e dopo pochi giorni marciscono.

Il vento soffia in continuazione, come in continuazione sentiamo e pronunciamo discorsi; sentiamo nei nostri corpi il piacere e la stanchezza.

Le strade attraversano i prati; e lucerne, paudi e piante, cose aride e spente o vive piante compaiono qua e là.

Sono presentate una serie di immagini convenzionali della vita quotidiana. Il poeta passa in rassegna alcuni aspetti della vita nella loro mutabile fenomenologia, mettendone in rielievo i possibili aspetti e le loro trasformazioni. Anche qui vita e morte in un continuo trapasso.

vv. 13-18: Achescopo. A quale scopo è fatto tutto questo? Perché così tante cose e mai uguali l’una all’altra? Che cosa permette al riso. alle lacrime e al pallore di alternarsi?

Inizia qui la riflessione vera e propria: ci si domanda a che cosa serve tutto questo, qual è il senso di tutto ciò. Una serie di domande retoriche che come nella prima parte si susseguono con tono cantilenante, confermando il ritmo della ballata. Non si tratta di domande retoriche, ma di domande senza risposta.

vv. 19-22: Etantecola. Qual è il vantaggio di questo eterno gioco per noi, che siamo travolti dal suo andamento circolare senza uno scopo nonostante la nostra grandezza?

Eppure, chi dice sera dice una parola che ha un senso profondo e doloroso che cola come il miele dal favo.

 

Il finale è misterioso. Bachof, studioso di mitologia antica, propone una soluzione. `/Esperoj, la stella della sera, rimette insieme ciò che `Hèj, laurora, aveva separato: ma la mattina è il momento in cui tutti si alzano e si affannano, la sera è il momento del raccogliemnto, in cui la dispersione viene ricomposta. Tale ricomposizione avviene innanzitutto per mezzo della parola, che nel dare un nome, da anche in senso e un ordine alle cose (consolazione nella poesia).

E la parola poetica dunque l’unica possibilità di dare un senso alla realtà che si disperde sotto i nostri occhi; Come a dire che mentre la realtà, la vita esterna, sfugge compiendo il suo cammino di eterna trasformazione senza di noi, la poesia ci consente di crearci una nostra realtà, a misura duomo, della quale noi siamo i protagonisti.  Questa è uninterpretazione che tiene conto del senso pià profondo della poesia simbolista, con poesia pura, poesia assoluta si intende prorpio questa esigenza di rif-ondazione della realtà tramite le parole.

Il mistero. Motivo cardine del decadentismo e in particolare del simbolismo. La sensazione di vivere in un cosmo misterioso fatto di verità insondabili per l’uomo si traduce in questa poesia in un linguaggio misterioso, allusivo, dove le parole riflettono con la loro poca chiarezza, la loro ambiguità, questo senso di mistero.

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