I Pitagorici

Pitagora e i Pitagorici

Per ricostruire la vita di Pitagora, dobbiamo basarci su testimonianze lasciate dagli antichi, come il famoso Aristotele. Nacque nel 570 a.C. nella città di Samo e morì intorno al 490 a.C. a Metaponto. Immediatamente subì l’influenza di uno dei primi filosofi greci, Anassimandro e comp’ numerosi viaggi entrando in contatto con varie dottrine, come quella egizia, persiana ed ebrea. A Crotone fondò una scuola che ebbe una forte influenza sulla vita politica della Magna Grecia, chiamata FRATELLANZA PITAGORICA, un’associazione politica-religiosa di carattere aristocratico i cui discepoli si differenziavano in ACUSMATlC1 e MATHEMATICI. I primi potevano solo ascoltare le dottrine senza interferire, mentre gli altri avevano il diritto di partecipare e intervenire. Nella scuola pitagorica venivano applicate delle regole rigidissime e ascetiche; la parola del maestro non poteva essere contestata ed era considerato dai suoi discepoli come una divinità. Per questi motivi non la possiamo definire una vera e propria scuola filosofica ma una setta religiosa. Le dottrine della scuola erano segrete e anche dopo la morte di Pitagora continuarono ad essere a lui attribuite le variazioni e le evoluzioni, immaginando che parlasse tramite la divinità: da qui nacque la famosa espressione IPSE DIXIT (“l’ha detto lui in persona”), con la quale si indicava che ogni elaborazione non era altro che uno sviluppo delle dottrine del maestro Pitagora. Proprio per questo non sappiamo se il celebre teorema di Pitagora sia effettivamente suo o di qualcun altro a lui vicino. Si dice spesso che i Pitagorici fossero anti-femministi, invece l’accettazione nella scuola delle donne e la loro partecipazione erano chiari segni di modernità.

Le dottrine fondamentali dei pitagorici sono:

La dottrina dell’anima e la dottrina del numero

La dottrina dell’anima

Secondo i pitagorici, tra l’anima e il corpo c’è infatti un dissidio insanabile: il corpo è mortale e impuro, mentre l’anima è immortale. Tuttavia l’anima, a causa di una colpa originaria, è costretta a reincarnarsi in corpi sempre diversi, fino a che non si libererà del tutto da ogni contatto materiale. Questa dottrina viene ripresa con l’ORFISMO, un movimento religioso ispirato ad Orfeo. Ammettono però che c’è un rimedio al male della vita corporea, attraverso prassi di vita ascetica e nell’esercizio della filosofia, intesa come una via di salvezza per raggiungere la contemplazione dell’ORDINE che regna nell’universo (legge dei NUMERI).

La dottrina dei numeri

La scuola pitagorica, a differenza dei precedenti filosofi, non individua l’archè in uno dei 4 elementi (acqua, terra, fuoco, aria), ma nel numero concepito come punto fisico. Il numero 1 è concepito come punto fisico, il numero 2 come l’insieme di due punti fisici, tutta la natura come un insieme di punti. Possiamo pure notare che dall’uno, quindi da un punto, si genera la linea se ne facciamo un altro; possiamo formare una superficie, aggiungendone un terzo; possiamo formare un solido con un quarto (Filolao). Da questo deriva che il numero è la sostanza di tutte le cose, infatti è grazie al numero che possiamo cogliere la realtà profonda del COSMO (ordine). Dato che i numeri si distinguono in PARI e DISPARI, anche le cose corrispondono al pari e al dispari. li primo corrisponde al concetto di ILLIMITATO, simbolo di imperfezione, caos e disordine, mentre il secondo corrisponde al concetto del LIMITE, simbolo della perfezione, del bene, perché solo ciò che è limitato è misurabile. Il rapporto dei pitagorici con la matematica non era puramente metodologico (come Io concepiamo noi oggi), ma anche ontologico: studiano la realtà servendosi dei numeri. Non potendo però fare della matematica un uso effettivo cercarono di trovare delle somiglianze tra le caratteristiche dei numeri e quelle della realtà. Il numero uno ad esempio (“parimpari”) rappresenta l’intelligenza, il numero due, l’opinione sempre mutevole e incerta, il quattro raffigura la giustizia. Il dieci è considerato il numero perfetto (figura della TETRACTYS), raffigurato come un triangolo che contiene sia il pari sia il dispari.