Il Decadentismo

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di Carlo Zacco

 

1883 – Langeur. Il decadentismo storico è un movimento culturale che nasce in Francia a metà degli ’80 del XIX secolo. C’è una data precisa che dà inizio a questo movimento, ed è il 1883, quando il poeta Paul Verlaine pubblica sulla rivista parigina «Le Chat Noir» la poesia Langeur, languore, che già dal titolo esprime il senso di vuoto e di stanchezza che caratterizza il clima emotivo e culturale in cui nasce il decadentismo stesso.

 

Il Cabaret. Le Chat noir fu un celebre locale adibito a spettacoli di cabaret di Montmartre (Parigi), fondato nel novembre 1881 da Rodolphe Salis (1851-1897). Situato ai piedi della butte (collina) di Montmartre, Le Chat noir fu uno dei principali luoghi d’incontro della Parigi-bene ed il simbolo della Bohème alla fine del XIX secolo, cioè della classe colta e raffinata della Parigi di fine secolo.

La rivista. Per promuovere il cabaret, Rodolphe Salis creò la rivista bisettimanale Le Chat Noir che fu stampata dal gennaio 1882 al 1895. Questa rivista che incarnò lo spirito “fin de siècle”. I collaboratori erano i cantanti e i poeti che si esibivano nel cabaret come pure gli artisti che l’avevano decorato.

 

Langeur. Lo spirito fin de siecle è ben rappresentato dalla poesia di Verlaine, Langeur. è un testo significativo di questa nuova temperie culturale: c’è la sensazione di vivere in un mondo chiuso, senza futuro, ripiegato su sé stesso; c’è senso di dissoluzione, di abulia (a-boul»).

 

Je suis l’Empire à la fin de la décadence,

Qui regarde passer les grands Barbares blancs

En composant des acrostiches indolents

D’un style d’or où la langueur du soleil danse.

 

L’âme seulette a mal au cœur d’un ennui dense,

Là-bas on dit qu’il est de longs combats sanglants.

Ô n’y pouvoir, étant si faible aux vœux si lents,

Ô n’y vouloir fleurir un peu cette existence !

 

Ô n’y vouloir, ô n’y pouvoir mourir un peu !

Ah ! tout est bu ! Bathylle, as-tu fini de rire ?

Ah ! tout est bu, tout est mangé ! Plus rien à dire !

 

Seul, un poème un peu niais qu’on jette au feu,

Seul, un esclave un peu coureur qui vous néglige,

Seul, un ennui d’on ne sait quoi qui vous afflige !

 

Io sono l’Impero alla fine della decadenza,
che guarda passare i grandi Barbari bianchi
componendo acrostici indolenti in aureo stile
in cui danza il languore del sole.

 

L’anima solitaria soffre di un denso tedio.
Laggiù, si dice, lunghe battaglie cruente.
Oh, non potervi, così debole nei miei lenti desideri,
oh, non volervi fiorire un po’ quest’esistenza!

 

Oh, non volervi, non potervi un po’ morire!
Ah, tutto è bevuto! Batillo, hai finito di ridere?
Ah, tutto bevuto, tutto mangiato! Più nulla da dire!

Solo, una poesia un po’ sciocca da gettare nel fuoco,
solo, uno schiavo un po’ frivolo che vi trascura,

solo, una noia di chissà cosa che vi affligge!

 

 

 – L’impero alla fine della decadenza. In particolare, i versi iniziali di Langueur evocano la tesi di Edward Gibbon in Storia della decadenza dell’Impero Romano (1780), in cui afferma che tutte le età di decadenza sono accomunate dalla consapevolezza, da parte della comunità intellettuale e artistica, di aver raggiunto orami i più alti livelli di raffinatezza e che da quel momento in poi ci possa essere solo un declino.

Il decadentismo ha perciò qualcosa in comune con l’impero romano durante la sua decadenza, in quanto gli artisti hanno ormai raggiunto il più alto livello di raffinatezza. Se in passato la decadenza veniva vissuta con rammarico e sdegno, nel decadentismo proprio questa consapevolezza di superiorità e di iper-sensibilità permette agli artisti di vivere la decadenza con voluttà, con compiacimento: si sentono importanti, superiori alla media, si credono in grado di capire tutto mentre la massa di poveracci non capisce nulla.

L’acrostiche. L’acrostico è proprio una figura che serve appunto a mostrare la propria abilità nel trovare soluzioni stilistiche complesse e raffinate (carmina falisca: versi reciproci, rhopalici);

 

1886 – Le Décadent. Dopo la pubblicazione di Langeur, i poeti decadenti nel 1886 fondano un’altra rivista, chiamata «Le Décadent», cioè col nome che, con disprezzo, veniva dato loro dai detrattori.

1884 – A rebours. Un altro testo che manifesta molto bene questa temperie culturale è il romanzo di Joris-Carl Huysmans, intitolato A Rebours, a ritroso.

 – Il protagonista, Des Esseintes, vive una vita totalmente votata all’arte, al piacere e alla bellezza, nel disprezzo della vita borghese, considerata mediocre e priva di stimoli. Questo romanzo ebbe una grande diffusione in tutta Europa, e da esso nacque la figura del Dandy. Il ritratto di Dorian Gray e Il Piacere di D’annunzio hanno come modello principale proprio il romanzo di Huysmans.

 

Il decadentismo europeo. Dalla Francia il movimento si diffonde in tutta Europa, e si parla quindi, oltre che di decadentismo storico, anche di decadentismo europeo: in Inghilterra con Oscar Wilde; in Germania con Hoffmansthal; in Italia con D’Annunzio.

La rottura. Il decadentismo è innanzitutto un movimento di rottura, in opposizione all’ideologia del positivismo, e alla poetica del naturalismo.

I caratteri. I caratteri principali del decadentismo:

1)      Rifiuto del metodo scientifico: il decadentismo è un atto di sfiducia nei confronti della ragione e nei metodi tradizionali di indagine scientifica;

– per i decadenti la ragione è del tutto inutile a spiegare la realtà; questa rimane misteriosa, complessa, inattingibile;

 – di più: la realtà vera non è quella che appare: cioè che appare ai sensi è falso, è un illusione; dietro alle apparenze c’è una realtà vera, che inattingibile alla ragione (fenomeno/noumeno);

 – Al di là delle apparenze vi è una realtà dove tutte le cose sono collegate tra loro, e con gli strati più profondi della coscienza umana; solo il poeta ha la sensibilità per cogliere questa realtà vera, tramite l’intuizione;

 – la natura parla un linguaggio simbolico e misterioso che solo il poeta può decifrare, tramite strumenti irrazionali: l’intuizione, la divinazione, il misticismo; il poeta si definisce veggente.

2)      Soggettivismo e individualismo: il poeta analizza e critica pesantemente la società borghese, della quale non si sente parte.

– Il motto è épater les bourgeois (scandalizzare i borghesi), e per questo nella propria opera (e anche nella propria vita) i poeti rappresentano antimodelli borghesi: vite sregolate, perversioni, comportamenti anomali, nevrosi, patologie dell’interiorità; gusto per lo scandalo;

 – il poeta si ritira nella sua solitudine, ostentando disprezzo per le istituzioni sociali, e rivendicando una libertà (morale) che è sconosciuta al mondo borghese (incatenato nelle norme sociali-morali);

3)      Scoperta dell’inconscio: viene intuita la presenza di una zona profonda e nascosta dell’io; una zona che a sua volta si sottrae alla ragione; i decadenti anticipano l’importanza dell’inconscio;

– qualche anno dopo, nel 1899, Freud pubblicò l’Interpretazione dei sogni, e introduce nella scienza ufficiale il concetto di inconscio. Questi studi avranno un influsso importantissimo in tutte le arti.

4)      Il simbolismo. La poetica dominante del decadentismo è il simbolismo.

se la realtà è un mistero, e se spetta al poeta interpretare questo mistero tramite le sue capacità di intuizione, il linguaggio della poesia dovrà rifiutare i procedimenti logici tradizionali e ricorrere a forme espressive diverse:

 – simbolo, allegoria, analogia, metafora ricercata, sinestesia;

 – ma anche accorgimenti grafici e tipografici che possano rendere simbolicamente il concetto;

 – ricerca di forte musicalità nella scelta e negli accostamenti di parole; in modo che la parola possa evocare sensazioni più col suono che sol suo significato.

 – la poesia non deve descrivere la realtà, ma evocarla; addirittura crearla

5)      Estetismo: L’arte è dunque una forma di conoscenza della realtà vera. L’artista, quindi, mette tutta la propria vita a servizio dell’arte e della bellezza: arte e vita si confondono, e tendono a volte anche a coincidere;

l’eroe decadente è l’esteta: colui che dedica la propria vita all’arte e alla bellezza, che vuole fare della propria vita un’opera d’arte, tramite il culto della bellezza (bellezza raffinata, eccentrica, esotica);

 – spesso l’artista-eroe decadente ha atteggiamenti eccentrici, anticonformisti, autodistruttivi, che rientrano in questa concezione di arte-vita, quando l’arte esprime gli aspetti più torbidi e angoscianti della realtà;

 – si parla di estetismo quindi, come dedizione totale all’arte;

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