Il Monachesimo

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Appunti di Elisabetta

Il monachesimo cristiano nacque attorno al IV secolo, dall’esigenza di seguire integralmente Cristo. Il fenomeno dell’anacoresi[1] ebbe inizio in Egitto.

Il monachesimo cristiano assunse varie forme:

eremiti (= solitario) : vivere in solitudine e quindi in luoghi solitari

stiliti (= colonna) : vivevano per lunghi periodi sopra alte colonne[2]

cenobiti (= vita in comune) : comunità di monaci.  Il primo monastero fu fondato in Egitto da Pacomio. La comunità era guidata dall’abate. Più tardi il vescovo Basilio di Cesarea dettò le regole del monachesimo orientale: obbedienza, lavoro, povertà, castità.

Il padre del monachesimo occidentale fu Benedetto da Norcia, nel secolo VI, egli dopo aver vissuto alcuni anni come eremita, fondò l’ordine benedettino, costruendo due monasteri a Montecassino, uno maschile e uno femminile affidato alla sorella Scolastica.

Il precetto fondamentale era ORA ET LABORA: la vita dei monaci era scandita dalle ore canoniche e dal lavoro.

Il ruolo di questi monasteri era molto importante anche dal punto di vista sociale, infatti essi oltre ad essere un punto di riferimento per le popolazioni circostanti, durante epidemie divenivano un ospedale per i poveri e un rifugio durante le invasioni dei barbari.

Essendo per loro di grande importanza la cultura, furono ben istruiti e gran parte del tempo delle loro giornate era dedicato alla lettura, infatti si forarono biblioteche importanti. Grazie ai monaci amanuensi ci sono pervenuti testi dell’antichità.

Inoltre istituirono scuole per l’alfabetizzazione della popolazione.

Importanti furono anche le nuove tecniche agricole scoperte dai monaci.

 


[1] Andare via, ritirarsi.

[2] Simeone il Vecchio, per tre anni in digiuno

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