IL NUOVO CAPITALISMO

A partire dalla seconda metà dell’800, si incomincia a parlare di seconda rivoluzione industriale.

Il settore agricolo e industriale visse un periodo di grande crisi, questa grande depressione fu causata da un eccesso di offerta (sovrapproduzione) rispetto alla domanda.

Nel settore agricolo, i mercati mondiali furono inondati dai cereali prodotti da Stati Uniti, Canada, Argentina, Australia, poiché il loro prezzo era inferiore a quello europeo. I produttori europei reagirono a queste difficoltà in due modi: ottenendo dai governi l’adozione di politiche protezionistiche e investimenti per aumentare la produttività agricola.

La crisi agricola ebbe due conseguenze: l’abbandono delle politiche liberoscambiste e laggravarsi degli scontri tra piccoli produttori e grandi aziende capitalistiche.

Anche in campo industriale la crisi fu originata dalla sovrapproduzione.

La massa della produzione era eccessiva rispetto alla domanda modesta a causa del basso reddito della popolazione.

Queste difficoltà dell’economia industriale furono accompagnate da grandi innovazioni tecnologiche che riguardavano il settore siderurgico e meccanico.

La meccanica vide un perfezionamento dei macchinari e la realizzazione di nuovi prodotti (macchine da cucire, motore a scoppio).

Il settore siderurgico conobbe una ripresa dellacciaio, che in seguito sostituì il ferro.

Le innovazioni principali furono però la scoperta della chimica, dell elettricità e del petrolio. Il petrolio consentì lo sviluppo del motore a scoppio, iniziò così lera dellautomobile.

Nello stesso periodo ci fu il passaggio dal capitalismo concorrenziale al capitalismo monopolistico o oligopolistico; da una situazione in cui il mercato è popolato da molte imprese in concorrenza fra loro a una situazione in cui il mercato è dominato da pochi grandi gruppi industriali.

Le scelte politiche che caratterizzarono i governi delle nazioni industriali andarono in tre principali direzioni: il protezionismo, con l’abbandono del libero scambio e l’adozione di politiche doganali ristrettive; il sostegno all’industria pesante e una politica estera più aggressiva.

MONOPOLIO: vende uno solo.

OLIGOPOLIO: poche industrie.