Il Regolamento Valutazione ci avvicina all’Europa – di Paola Tonna (APEF)

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Pochi giorni fa, avevamo definito autolesionismo l’eventuale rinvio, da parte del governo, dell’approvazione del regolamento sulla Valutazione, poiché siamo convinti che, seppure in fine legislatura e con alcune evidenti criticità, il regolamento è comunque la base per affrontarle e apportare in futuro gli opportuni miglioramenti.
Nella convinzione che non è certo ignorando ogni volta ciò che è già stato fatto e ricominciare da capo a seconda del governo di turno, che si può migliorare la scuola in tempi rapidi, ma solo analizzando i risultati, superando i condizionamenti e i preconcetti che da più parti ancora si sollevano riguardo alla valutazione.
E’ del resto pleonastico aggiungere la considerazione che la “liquidità” della situazione politica futura ne avrebbe, per evidenti motivi, diluito a dismisura i tempi di attuazione. Bene ha fatto quindi il governo ad aggiungere questo tassello, atteso dal 2001, che forse agevola il cammino verso l’autonomia delle scuole dato che questa non può esistere senza il prerequisito della valutazione dei suoi processi. Questo Regolamento, anche se tutto da attuare, oltre a rispondere alle sollecitazioni dell’Europa ci consentirà anche di poter fruire dei circa 30 miliardi di fondi UE per l’istruzione, in bilancio per il 2014-2020.
Alle considerazioni positive, fatte in premessa, dobbiamo tuttavia affiancare le falle più evidenti che andranno quanto prima colmate.
L’assenza di finanziamenti: si legge all’art.2, comma 5, la solita clausola che prevede i “..senza oneri aggiuntivi per la finanza pubblica”. Siamo alle solite, non si può pensare che mettere in piedi un sistema di controllo, valutazione e azioni di miglioramento per circa 8000 istituzioni scolastiche si possa fare a costo zero.
Ogni Nucleo di valutazione prevede, inoltre, la presenza di due esperti esterni che non è previsto che saranno volontari…
L’autovalutazione e la partecipazione della scuola è, inoltre, una parte consistente del processo ma, tradotto in pratica, vuole comunque dire lavoro in più per docenti. Come fare a tirare la coperta, ormai risicatissima, dei Fondi d’istituto, dati ormai in via estinzione e con i contratti bloccati fino al 2014?
Manca la terza gamba degli ispettori: Visto il “peso” del compito affidatogli e cioè guidare i nuclei di valutazione esterna che dovranno monitorare tutte le istituzioni scolastiche del regno, è pura follia pensare che possano bastare gli attuali 35 ispettori in servizio più i 75 ammessi agli orali, che entreranno nei ruoli quando finalmente verrà concluso il concorso per il loro reclutamento, iniziato nel 2008 e tuttora in alto mare.
A.P.E.F.
Roma, marzo 2013

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