Il teatro di Pirandello

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Il Teatro pirandelliano

 

È la diretta filiazione dalle novelle, infatti è raro il caso in cui i testi teatrali pirandelliani non hanno dei precedenti narrativi.

È estremamente innovativo, in un periodo in cui le scene erano calcate da testi dannunziani (teatro di poesia) grotteschi (il teatro di Chiarelli) e, ancora molto, naturalistico-veristi.

Pirandello parte, come già aveva fatto per la sua narrativa, da un sostrato verista. Ad esempio, alcune commedie sono rappresentate in dialetto.

Ma la grandissima novità del teatro pirandelliano, è la caduta della quarta parete: l’attore si rivolge direttamente al pubblico, cosa impensabile nel teatro verista.

Tale novità fu talmente sconvolgente, da determinare la sorte, contrastata, delle rappresentazioni dei testi pirandelliani.

In una intervista al Corriere della Sera del 28 febbraio 1920, egli dice:

“Quando uno vive, vive e non si vede […] Orbene, fate che si veda mentre vive, in uno specchio. O resta attonito, o alza il pugno per rompere lo specchio. Questo è il mio teatro”

Da Pirandello in poi il pubblico non è più lasciato in pace (si pensi a Brecht e al teatro d’avanguardia).

Lo spettatore viene direttamente interpellato.

METATEATRO: il teatro riflette su se stesso, e il continuo gioco fra realtà e finzione scardina ogni certezza naturalistica.

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