Il treno ha fischiato


di Luigi Pirandello

Un evento apparentemente insignificante (il fischio di un treno in lontananza) evoca la profondità dell’io, chiama ad un dinamismo (treno) e ad una svolta, dalla semicecità (vive con tre donne cieche) allo sguardo spalancato

Le tecniche narrative: narrazione a ritroso, narratore esterno (il vicino di casa), i punti di vista

 

Inizio della novella:

 

Farneticava. Principio di febbre cerebrale, avevano detto i medici; e lo ripetevano tutti i compagni d’ufficio, che ritornavano a due, a tre, dall’ospizio, ov’erano stati a visitarlo.

Pareva provassero un gusto particolare a darne l’annunzio coi termini scientifici, appresi or ora dai medici, a qualche collega ritardatario che incontravano per via:

Frenesia, frenesia.

Encefalite.

Infiammazione della membrana.

Febbre cerebrale.

E volevan sembrare afflitti; ma erano in fondo cosí contenti, anche per quel dovere compiuto; nella pienezza della salute, usciti da quel triste ospizio al gajo azzurro della mattinata invernale.

Morrà? Impazzirà?

Mah!

Morire, pare di no…

Ma che dice? che dice?

Sempre la stessa cosa. Farnetica…

Povero Belluca!

E a nessuno passava per il capo che, date le specialissime condizioni in cui quell’infelice viveva da tant’anni, il suo caso poteva anche essere naturalissimo; e che tutto ciò che Belluca diceva e che pareva a tutti delirio, sintomo della frenesia, poteva anche essere la spiegazione più semplice di quel suo naturalissimo caso.

Veramente, il fatto che Belluca, la sera avanti, s’era fieramente ribellato al suo capo-ufficio, e che poi, all’aspra riprensione di questo, per poco non gli s’era scagliato addosso, dava un serio argomento alla supposizione che si trattasse d’una vera e propria alienazione mentale.