Il vecchio di Còrico

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Digressione: giardini e orti; il vecchio di Còrico

Virgilio, Georgiche, IV, 116-148

di Carlo Zacco

 

Georgiche, Libro IV

 

116 – 148. Digressione: giardini e orti; il vecchio di Còrico

 

Atque equidem,

ni traham

vela

iam sub fine extremo

laborum

et festinem

E certamente,

se non traessi

le vele

ormai al termine ultimo

delle mie fatiche

e non mi affrettassi

 

advertere

proram

terris,

forsitan canerem

quae cura

colendi

ornaret

e volgere

la prua

verso la terra,

forse canterei

che cura

del coltivare

abbellisca

                                                                           *che fruttifica due volte l’anno

et pingues hortos

que rosaria

Paesti biferi

quoque modo

intiba

et ripae virides

apio

e i densi orti

e i roseti

di Pesto bifero*

e in che modo

l’indivia

e le rive verdi

per l’appio

                                                                                                                               *si ingrossa

gauderent

potis rivis               

que cucumis

cresceret in ventrem

tortus

per herbam;

nec

godano

dei fiumi bevuti

e la zucca

cresca di pancia*

attorcigliata

fra l’erba;

 

tacuissem

narcissum

comantem

sera

aut

vimen

acanthi

flexi

et myrtos

potrei tacere

il narciso

che mette la chioma

tardi

o

il giunco

dell’acanto

flessibile

e i mierti

 

que hederas

pallentes

amantes litora.

Namque

memini

me vidisse

sub turribus

o le edere

pallide

amanti delle spiagge.

Infatti

mi ricordo

di aver visto

sotto le torri

* Fondata dagli spartani, Ebalo è antico re spartano                                                                                                                                                       *città della Cilicia, Asia minore

arcis Oebaliae*,

qua Galaesus

niger

umectat

culta flaventia,

Corycium senem,

della rocca di Taranto,

per dove il Galso

scuro

bagna

i campi biondeggianti,

un vecchio di Còrico*,

                                                                                                                                      * con Abl: ricco di

cui erant

pauca iugera

ruris

relicti,

nec illa

fertilis* iuvencis,

nec seges

che aveva

pochi iugeri

di campagna

abbandonata,

né quella

era ricca di giovenchi,

né il terreno

 

opportuna

pecori

nec commoda

Baccho.

Hic tamen

premens

rarum olus

 

 

adatto

alle greggi

né favorevole

per le viti.

questi tuttavia

piantando

rade verdure

 

 

 

in dumis

que circum

alba lilia

verbenasque

vescumque papaver,

aequabat

animis

tra gli sterpi

e intorno

gigli bianchi

e verbena

e papavero sottile,

eguagliava

nell’animo

*metteva al pari nell’animo le sue ricchezze  con quelle dei re

opes

regum*

que revertens

domum

nocte  sera

onerabat

mensas

dapibus inemptis.

le ricchezze

dei re

e tornando

a casa

a notte fonda

caricava

le mense

di cibo non comprato.

 

Primus

carpere

rosam

vere

atque poma

autumno,

et cum etiamnum

tristis hiems

Per primo

raccoglieva

la rosa

in primavera

e i frutti

in autunno,

e quando ancora

il trste inverno

 

rumperet

saxa              

frigore

et frenaret

glacie

cursus aquarum,

ille

iam tondebat

 

 

spaccava

le pietre

col freddo

e frenava

col ghiaccio

il corso delle acque,

quello

già tosava

 

 

 

comam

mollis hyacinthi

increpitans

aestatem

seram

Zephyrosque

morantes.

la chioma

del tenero giacinto

rimproverando

l’estate

tarda a venire

e gli Zéfiri

che indugiavano.

 

Ergo

idem primus

abundare

apibus

fetis

atque multo examine

et cogere

mella

 

Quindi

era lui il primo

ad abbondare

di api

feconde

e di molto sciame

e a raccogliere

miele

 

 

spumantia

favis pressis;

illi [erant]

tiliae

atque tinus

uberrima,

quotque

pomis

se induerat

spumoso

dai favi spremuti;

egli aveva

tigli

e alloro

rigoglioso,

e di quanti

frutti

si era vestito

 

fertilis arbos

in flore novo ,

totidem

autumno

tenebat

matura.

Ille etiam

 

 

il fertile albero

durante la nuova fioritura,

altrettanti

in autunno

ne teneva

di maturi.

Egli ancora

 

 

 

distulit

ulmos seras

in versum

que pirum eduram

et spinos

iam ferentes pruna

que platanum

trapiantò

olmi già adulti

in filari

e il pero robusto

e i pruni

che già portavano susine

e il  platano

 

iam ministrantem

umbras

potantibus.

Verum ipse,

 equidem

exclusus

spatiis iniquis

che già offriva

ombra

ai bevitori.

Io però,

in verità

impedito

dalla strettezza degli spazi

 *Columella coglierà questo invito

praetereo haec

atque relinquo

memoranda

aliis* post me.

ometto queste cose

e le lascio

da ricordare

ad altri dopo di me.

 

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