IMMANUEL KANT – Critica del Giudizio

CRITICA DEL GIUDIZIO
    Origine e struttura dell’opera
» nasce dal dualismo lasciato aperto
1.      Critica della ragion pura » visione della realtà in termini meccanicistici » studia la conoscenza
» la natura, vista dal punto di vista fenomenico, appare necessaria
» determina il mondo fenomenico “conosciuto”
2.      Critica della ragion pratica » visione della realtà in termini finalistici » studia la morale
                                                    » determina il mondo noumenico e finalistico “postulato”
» non significa che la prima critica rappresenta la tesi, la seconda l’antitesi e la terza la sintesi
    Il sentimento
» in quest’ultima critica, Kant studia il sentimento, di cui fa una “terza facoltà”
» è la facoltà attraverso cui l’uomo fa esperienza della finalità del reale
» rimane comunque solo un’esigenza umana, quindi privo di un valore conoscitivo o teoretico
» il sentimento permette nell’individuo l’incontro (non la conciliazione) tra i due mondi
» la conciliazione implicherebbe l’oggettività del mezzo che concilia, ma il sentimento è soggettivo
    Giudizi determinanti e giudizi riflettenti
» determinanti = giudizi conoscitivi e scientifici studiati nella prima critica
                        » sono i giudizi che determinano gli oggetti fenomenici mediante le forme a priori
» riflettenti » si limitano a riflettere su di una natura già costituita mediante i giudizi determinanti e ad
                      interpretarla attraverso le nostre esigenze di finalità e di armonia
                   » questi giudizi sentimentali sono messi in contrapposizione con i determinanti
» mentre nei determinanti l’universale è già dato dalle forme a priori, nei riflettenti l’universale (=
   principio della finalità della natura) va cercato partendo dai particolari
» la Critica del giudizio è un’analisi sui giudizi riflettenti
» giudizio = significato filosofico di “organo dei giudizi riflettenti”
                 » è una facoltà intermedia tra intelletto e ragione, quindi tra conoscenza e morale
    Giudizio estetico e giudizio teleologico
» sono i due tipi fondamentali di giudizio riflettente
» sono entrambi giudizi sentimentali puri (derivano a priori dalla nostra mente)
» si distinguono per il diverso rimando al finalismo, il modo di formulare il principio di finalità
» estetico » verte sulla bellezza, si ha quando il principio di finalità riguarda il rapporto di armonia che si
                   instaura tra il soggetto e la rappresentazione dell’oggetto » finalità “soggettiva” o “formale”
                » in questi giudizi noi viviamo immediatamente o intuitivamente la finalità della natura
                » es: di fronte a un bel paesaggio, lo troviamo corrispondente alle nostre esigenze naturali
                » la finalità esprime un venire incontro dell’oggetto alle aspettative estetiche del soggetto, come
                   se la natura fosse bella “apposta per noi”
» teleologico » verte sui fini della natura, si ha quando il principio di finalità riguarda un presunto ordine
                         finalistico interno alla natura » finalità “oggettiva” o “reale”
» in questi giudizi noi pensiamo concettualmente tale finalità mediante la nozione di fine
» es: riflettendo sullo scheletro, diciamo che esso ha la funzione di reggerne il corpo
» la finalità esprime un carattere proprio dell’oggetto
» anche se è chiamato “oggettivo” esprime semplicemente un bisogno della mente di
   rappresentare l’ordine delle cose in modo finalistico
    Le definizioni della bellezza
» estetica = dottrina dell’arte e della bellezza
» bello non è ciò che comunque piace, ma è ciò che piace nel giudizio estetico, fa 4 definizioni di bellezza
1.      secondo la qualità, il bello è l’oggetto di un piacere “senza alcun interesse”
» i giudizi estetici sono caratterizzati dall’essere contemplativi e disinteressati
» non si curano dell’esistenza o del possesso degli oggetti, ma solo della loro immagine
» es: guardando un bel paesaggio non è bello perché lo possiedo
» quando si vuole sapere se una cosa è bella, non ci si interessa della sua esistenza
» una cosa è bella perché è bella, non perché soddisfa interessi esterni di ordine utilitaristico, morale..
2.      secondo la quantità, il bello è “ciò che piace universalmente senza concetto”
» il giudizio estetico si presenta con la pretesa di universalità
» esige che il sentimento di piacere provocato da una cosa bella sia vero per tutti, condiviso da tutti
   senza che il bello sia sottomesso a qualche concetto o esprima una qualche conoscenza
» il giudizio estetico è quindi qualcosa di sentimentale e di extralogico, perché le cose belle sono tali
   perché vissute spontaneamente come belle
3.      secondo la relazione, il bello è la forma della finalità di un oggetto in quanto questa vi è percepita senza la rappresentazione di uno scopo
» la bellezza è percepita come “finalità senza scopo”
» l’armonia degli oggetti belli non soggiace ad uno scopo determinato, concettualmente descrivibile
4.      secondo la modalità, il bello è ciò che, senza concetto, è oggetto di un piacere necessario
» il giudizio estetico è qualcosa su cui tutti devono essere d’accordo sebbene non sia esprimibile
   mediante concetti o regole logiche (nessuno sa spiegare perché un fiore gli pare bello)
    L’educazione alla bellezza
» per il fatto che non è esprimibile attraverso principi razionali, l’educazione alla bellezza non può
   avvenire attraverso manuali tecnici, ma solo nella ripetuta contemplazione di cose belle
In che senso il giudizio estetico è universale
    La condivisibilità della bellezza
» l’universalità dei giudizi estetici non risiede solo nella possibilità di essere comunicata
» per Kant nel giudizio estetico la bellezza è vissuta come qualcosa che deve essere condivisa da tutti
In tutti i giudizi coi quali dichiariamo una cosa bella, noi non permettiamo a nessuno di essere di un altro parere, senza fondare tuttavia il nostro giudizio su concetti, ma soltanto sul nostro sentimento.
Il giudizio di gusto esige il consenso di tutti; e chi dichiara bella una cosa, pretende che ognuno dia l’approvazione all’oggetto in questione e debba dichiararlo bello allo stesso modo.
    Distinzione tra piacevole e piacere estetico
» piacevole = ciò che piace ai sensi nella sensazione
                   » origina i giudizi estetici empirici » scaturiscono dalle attrattive delle cose sui sensi
                   Â» sono legati alle inclinazioni individuali, personali » sono privi di universalità
                   » il giudizio estetico risulta inquinato nella sua purezza, cioè soggettivo
» piacere estetico = sentimento provocato dall’immagine o dalla forma della cosa che diciamo bella
                             » è qualcosa di puro, si concretizza dei giudizi estetici puri
                             » questi derivano dalla contemplazione della sola forma di un oggetto
                             » solo giudizi di questo tipo hanno pretesa di universalità, perché incondizionati
                             » accade soprattutto davanti a certi fenomeni della natura (tramonto, cielo stellato…)
    Bellezza libera e bellezza aderente
» libera » viene appresa senza alcun concetto (es: una musica senza testo)
» aderente » implica il riferimento a un determinato modello o concetto di perfezione dell’oggetto definito
                     bello (es:una chiesa, una statua…)
» solo i giudizi che riguardano la bellezza libera sono giudizi estetici puri perché gli altri sono complicati
   da considerazioni intellettuali che possono variare a seconda delle epoche e delle civiltà
» in conclusione, i giudizi estetici puri risultano essere una fascia ristretta di tutti i giudizi umani sul bello,
   per questo non è paradossale la teoria di Kant sulla loro universalità
Dimostrazione dell’universalità del giudizio estetico
    La deduzione dei giudizi estetici puri
» Kant deve giustificare la pretesa di universalità dei giudizi estetici puri
» risolve questo problema basandosi sulla teoria della comune struttura della mente umana
» il giudizio estetico nasce da un rapporto spontaneo dell’immaginazione con l’intelletto, per cui
   l’immagine della cosa appare adeguata alle esigenze dell’intelletto, generando un senso di armonia
» questo meccanismo risulta identico in tutti gli uomini
» questo spiega l’universalità estetica e di un “senso comune” del bello
» questo avviene solo mediante il sentimento e non mediante concetti
    La rivoluzione copernicana estetica
» consiste nell’aver fondato il giudizio estetico e la sua universalità sulla mente umana
» il bello non è una proprietà oggettiva o ontologica delle cose (come affermava la filosofia classica e la
   dottrina medievale dei “trascendentali”) ma il frutto di un incontro del nostro spirito con esse
» il bello è qualcosa che nasce solo per la mente e solo in rapporto alla mente
» “se le belle forme sono in natura, la bellezza è nell’uomo”, per cui affinché le belle forme si traducono in
   bellezza è necessaria la mediazione della mente » la bellezza esiste solo in virtù del soggetto
» l’armonia che costituisce la forma dell’oggetto, non è una qualità dell’oggetto stesso, ma è l’armonia
   vissuta interiormente dal soggetto contemplante, che la “proietta” nell’oggetto
» la bellezza non è quindi un “favore” che la natura fa a noi, bensì un “favore” che noi facciamo ad essa
» se la bellezza risiedesse negli oggetti, nell’esperienza, essa perderebbe la propria universalità e non
   sarebbe più qualcosa di libero perché verrebbe imposta dalla natura
» l’eteronomia estetica distruggerebbe l’universalità e la libertà del giudizio estetico
    Contro l’estetica empiristica e razionalistica
1.      contro gli empiristi » avevano ricondotto l’apprensione del bello ai soli sensi
» Kant: distingue piacevole da piacere estetico e rivendica l’universalità dell’esperienza estetica
» per Kant infatti i giudizi estetici sono a priori
2.      contro i razionalisti » consideravano la bellezza come una conoscenza “confusa” della perfezione
» Kant: l’esperienza estetica è fondata sul sentimento e sulla spontaneità
» non ogni piacere che un’immagine può provocare in noi ha una valenza estetica
» è estetico solo quel piacere slegato da attrattive fisiche, da interessi pratici, da valutazioni morali e
   conoscitive (= disinteressato), comunicabile a tutti e non dipendente dai mutevoli stati d’animo
L’analisi del sublime
    Il sublime di Edmund Burke (filosofo irlandese)
» oppone il sublime al bello (riconducibile alla misura, all’ordine, all’armonia)
» il sublime è collegato alla dismisura, alla sproporzione, a tutto ciò che può destare idee di dolore e di
   pericolo, è un sentimento di “dilettoso orrore” prodotto da qualcosa di smisurato e incommensurabile
» l’uomo, nella sua piccolezza, prova il sublime di fronte a ciò che non può controllare, ma che può
   contemplare senza correre pericolo (es: cascate del Niagara, una tempesta da riva)
» Kant fa propria questa concezione e distingue in due tipi di sublime
    Il sublime matematico
» nasce in presenza di qualcosa di smisuratamente grande (montagne, l’universo…)
» da un lato proviamo dispiacere perché l’immaginazione umana non riesce ad abbracciare le grandezze
» dall’altro priviamo piacere perché la nostra ragione è portata ad elevarsi all’idea dell’infinito
» il dispiacere dell’immaginazione (senso iniziale della nostra piccolezza fisica) si converte nel piacere
   della ragione (finale consapevolezza della nostra grandezza spirituale)
» entità smisurate (ma pur sempre finite) svegliano in noi l’idea di infinito (superiore a qualsiasi realtà)
» il cambiamento avviene nel momento in cui l’uomo prende coscienza del fatto che il vero sublime non
   risiede nella natura quanto nell’uomo stesso
    Il sublime dinamico
» nasce in presenza di poderose forze naturali (es: tempesta, tornado, cascate del Niagara)
» presupposto: esse devono essere contemplate al riparo da ogni pericolo, altrimenti il sentimento sarebbe
   di terrore e di paura per la perdita della nostra vita
» inizialmente avvertiamo la nostra piccolezza materiale e impotenza nei confronti della natura
» poi un sentimento di piacere per la nostra grandezza spirituale, portatrice della legge morale
    La sublimità della legge morale
» l’esperienza del sublime estetico ci rende consapevoli della sublimità della nostra natura di soggetti
» il giudizio sul sublime non riguarda gli oggetti sensibili ma la loro corrispondenza alle esigenze della
   morale (come il bello riguarda la corrispondenza degli oggetti alle necessità di armonia)
» per questo il sublime per eccellenza è la legge morale
» davanti alla forza della legge morale, della ragione che ordina il dovere, l’uomo non può non provare un
   sentimento di rispetto che lo induce a sottomettersi ad essa, piegandosi al dovere
» sulla base di questo rispetto l’uomo può vincere dentro di sé i condizionamenti naturali a cui fuori di sé è
   costretto a sottostarvi » in questo consiste l’autonomia dell’uomo nei confronti della natura
    La dialettica del sublime
»entrambe le forme del sublime (matematico e dinamico) presuppongono una levatura d’animo
» questo sentimento è percepito però solamente da certi individui di una certa cultura
» in essi si avvia il processo dialettico per cui il dispiacere si tramuta in piacere, l’impotenza in potenza
» solo in alcuni individui di una certa sensibilità si attua il capovolgimento dell’esperienza
    Il sublime e il bello: le differenze
» mentre il bello (= corrispondenza tra l’immagine e la mente) ci procura serenità di fronte all’armonia, il
   sublime (= contrasto tra immaginazione sensibile e ragione) provoca “fremito e commozione”
» sono accomunati dal presupporre come condizione e fondamento il soggetto (o la mente)
» il soggetto o la mente dell’uomo si configura come trascendentale dell’esperienza estetica
» bellezza e sublime “piacciono per se stessi” » presuppongono un giudizio riflettente, non determinante
    Il bello nell’arte
» fin’ora Kant aveva parlato del bello in natura, che distingue dal bello artistico
» risponde alla stessa definizione di bellezza
» la natura è bella quando ha l’apparenza dell’arte (= quando assume una forma bella) e l’arte è bella
   quando ha l’apparenza della spontaneità della natura
» arte è suddivisa in » arte meccanica
                                 Â» arte estetica = ha per scopo immediato il sentimento di piacere e si divide in
                                                        Â» arte piacevole: ha per scopo l’intrattenere, o il rallegrare
                                                        Â» arte bella » rappresentazione che ha il suo scopo in se stessa
                                                                           » dà un piacere disinteressato » è la vera arte
    Il genio
» la spontaneità dell’arte bella proviene dal “genio” = è il dono naturale, la disposizione innata dell’animo,  
   il tramite con cui la natura interviene sull’arte » apre la strada alla celebrazione romantica del genio
» il genio ha determinate caratteristiche
1.      originalità e creatività
2.      capacità di produrre opere esemplari (= che fungono da modello per gli altri)
3.      impossibilità di mostrare scientificamente come compie la sua produzione
4.      è inimitabile
5.      esiste solo nel settore delle arti belle (la scienza fornisce degli ingegni, non dei geni)
Newton avrebbe potuto, no solo a se stesso, ma ad ogni altro, render visibili ed additare precisamente all’imitazione tutti i suoi passi, dai primi elementi della geometria fino alle grandi e profonde scoperte;ma nessun Omero o Wieland potrebbero mostrare come si siano prodotte e combinate nella sua testa le sue idee, ricche di fantasia e dense di pensiero, perché non lo sa egli stesso, e non può quindi insegnarlo ad altri.
[…] l’abilità dell’artista non è comunicabile, ma vuole essere dato ad ognuno direttamente dalla mano della natura, e muore con lui, finché la natura, un giorno, non dia il dono ad un altro.
Il giudizio teleologico
    La tendenza a pensare finalisticamente
» secondo Kant l’unica visione scientifica del mondo è quella meccanicistica, basata sulla categoria di
   causa-effetto e sui giudizi determinanti
» tuttavia deve constatare che nella nostra mente si sviluppa una tendenza irresistibile a pensare
   finalisticamente = a scorgere nella natura l’esistenza di cause finali, sia estrinseche sia intrinseche
» di fronte all’ordine generale della natura presentato dal meccanicismo, non possiamo fare a meno di
   concepire una causa suprema (Dio) che “agisce con intenzione”
» l’uomo ha bisogno di credere che la natura sia organizzata in modo tale da rendere possibile la libertà e la
   moralità, e sia creata per l’uomo, poiché senza di esso “la creazione sarebbe un semplice deserto”
    Il carattere non teoretico del giudizio teleologico
» ma in filosofia non è lecito trasformare i bisogni in realtà
» ribadisce quindi che il giudizio teleologico è privo di valori teoretici o dimostrativi, perché la sua base (=
   la finalità) non è un dato verificabile ma solo un nostro modo di vedere il reale
» pur sapendo ciò, l’uomo non può fare a meno di avere un rimando teleologico, perché il meccanicismo
   non è in grado di offrire una spiegazione soddisfacente e totale dei fenomeni naturali
» “non c’è nessuna ragione umana che possa sperare di comprendere secondo cause meccaniche la
   produzione sia pure di un filetto d’erba”
» il giudizio teleologico non può pretendere di valere scientificamente anche se può essere principio
   euristico per la ricerca di leggi particolari della natura, di fronte a cui il meccanicismo risulta impotente
» è opportuno considerare il finalismo come un promemoria critico, che ricorda i limiti della visione
   meccanicistica e l’intrascendibilità dell’orizzonte fenomenico e scientifico
    Kant e il romanticismo
» partendo da Kant i romantici pretenderanno di fare irruzione nel mondo del noumero trasformando i
   postulati della morale e le esigenze del sentimento in altrettante realtà
    La Metodologia del Giudizio teleologico
» determina l’uso del giudizio teleologico nei confronti della fede razionale espressa nella seconda critica
» la teleologia come scienza non appartiene né alla teologia né alle scienze della natura, ma alla critica
» la teleologia non è una dottrina positiva, ma è una scienza dei limiti
» consente di riconoscere nell’uomo lo scopo della creazione in quanto essere morale
» la teleologia dimostra che per l’uomo la realizzazione degli scopi che egli si propone come soggetto
   morale non è impossibile, perché quegli scopi sono gli stessi della natura in cui vive
» quindi la teleologia rende possibile una prova morale dell’esistenza di Dio
» la moralità è possibile anche senza la fede, ma la fede garantisce la possibilità di una sua realizzazione

   nel mondo