Luccisione di Remo

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Livio, Ab urbe condita, I, 7

traduzione interlineare di Carlo Zacco

Ab urbe condita

 

Luccisione di Remo

 

[7]

Fertur

priori Remo

venisse

augurium,

sex voltures.

Iamque

 

 

 

 

È tradizione

che a Remo per primo

si sia presentato

un presagio,

sei avvoltoi.

E già

 

 

 

 

nuntiato augurio

cum

se ostendisset

Romulo

duplex numerus,

sua multitudo

il presagio era st. ann.

quando

si presentò

a Romolo

un numero doppio,

la folla di rispettivi seguaci

 

consalutaverat

regem

utrumque:

illi

tempore praecepto,

at hi

numero avium

 

 

acclamò

re

l’uno e l’altro:

quelli

per la priorità,

e questi

per il numero degli uccelli

 

 

 

trahebant

regnum.

Inde

congressi cum altercatione,

certamine irarum

ad caedem vertuntur;

rivendicavano

il regno.

Quindi

venuti a contesa verbale,

per lo scontro delle ire

vennero ai ferri corti;

 

ibi

in turba

Remus

cecidit

ictus.

Fama est

volgatior

Remum

ludibrio fratris

 

nella mischia

Remo

morì

colpito.

È tradizione

più diffusa

che Remo

a scherno del fratello

 

 

transiluisse

novos muros;

inde,

interfectum

ab irato Romulo,

cum adiecisset,

abbia saltato

le recenti mura;

e da lì,

che sia st. ucciso

da Romolo adirato,

dopo che questi aggiunse,

 

increpitans,

verbis quoque:

“Sic deinde,

quicumque alius

transiliet

moenia mea”.

 

 

inveendo,

anche le parole:

«Così dora in poi

chiunque altro

salterà

le mie mura».

 

 

 

Ita

solus

Romulus

potitus

imperio;

condita urbs

appellata conditoris nomine.

Così

da solo

Romolo

si impadronì

del potere;

la città fondata

prese il nome del fondatore.

 

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