L’ offerta formativa della scuola

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L’offerta formativa della scuola riguarda l’educazione, cioè l’insieme dei valori condivisi, e l’istruzione, cioè l’insieme dei saperi che vengono trasmessi ai ragazzi.

Essendo la formazione una sintesi, appunto, di educazione e istruzione, calate nella vita reale degli studenti, l’offerta della scuola viene chiamata offerta formativa.

conu una formula potremmo dire che formazione = educazione + istruzione

Potremmo chiederci se fare una progettazione dell’offerta formativa, oppure programmazione dell’offerta formativa, oppure erogazione dell’offerta formativa.

La risposta che fu data negli anni novanta fu la seguente: la scuola progetta la sua offerta formativa.

Il salto che avvenne negli anni novanta fu appunto il passaggio dalla programmazione (in cui le scuole erano tenute a realizzare cioè che era già programmato a livello centrale) alla progettazione.

Nella progettazione, la scuola si assume l’onere, la responsabilità di progettare.

La scuola può scegliere degli obiettivi, anche se dentro una cornice fissata dallo stato.

Lavorare in modo progettuale significa che lo Stato lascia ampio spazio rispetto alle mete e agli obiettivi da raggiungere, non più definiti dal ministero, con il vincolo, però che, una volta stabilite le mete, si perseguano queste mete, una volta stabiliti gli obiettivi, si preseguano questi obiettivi.

Occorre una volontà di realizzazione, cioè occorre fare i passi che poi conducono a raggiungere quelle mete.

Il problema della scuola non è indicare le mete, infatti tutte le scuole hanno il loro POF, ma nel sostenere questi obiettivi.

Molto si perde per strada se non c’è qualcuno che fa andare le cose dove si è deciso di andare.

Occorre poi anche monitore, cioè controllare se gli obiettivi sono stati raggiunti oppure no.

Il primo modo per progettare è diffondere una cultura progettuale, diffondere azioni culturali dentro la scuola, se si vuole diffondere gli strumenti e le procedure, se si vuole essere leader educativi nella scuola.

Non è progettuale la scuola che si rifugia nella routine, nelle abitudini consolidate.

La scuola è progettuale se è disposta a percorrere strade nuove.

Non si può essere progettuali se ci si richiude per settori (es. le discipline, le aule, le classi).

Infine, anche la organizzazione deve essere di tipo progettuale, per esempio nelle scuole si è creato spesso una staff dirigenziale, un centro non di potere, ma di discussione, di cui fanno parte collaboratori del dirigente e funzioni strumentali alla offerta formativa.

Il Piano dell’Offerta Formativa opera entro una cornice, che è quella degli obiettivi generali del processo educativo, cioè quella delle Indicazioni Nazionali. I collegi Docenti assumono le indicazioni nazionali come punto di riferimento. Per le scuole superiori le cornici, oltre alle indicazioni nazionali, sono i profili di uscita.

Ad esempio, se devo indicare gli obiettivi e i bisogni nel Piano dell’Offerta Formativa occorrerà chiedere alle famiglie, agli stakeholders, cogliere i bisogno così come emergono dal territorio, occorre radicare il nostro progetto all’interno di un territorio, cioè fare la ricognizione dei bisogni.

I soggetti portatori di bisogni di cui dobbiamo tener conto sono anzitutto gli alunni, cioè i fruitori diretti del servizio, poi le famiglie, che sono fruitori indiretti del servizio, poi le espressioni sociali del territorio, cioè i soggetti portatori di interesse, come l’oratorio, la biblioteca, l’associazione sportiva, poi le altre istituzioni scolastiche, di grado diverso, e le università, infine la comunità nazionale, che esprime attraverso le indicazioni nazionali quali sono i bisogni che a livello nazionale sono percepiti come essenziali.

 

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