La fama

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Virgilio, Eneide, IV, 173-197

di Carlo Zacco

Libro IV

 

La fama

 

Extemplo

Libyae

Fama

it

per magnas urbes.

Fama,

qua

non aliud malum ullum

 

Subito

in Libia

la Fama

va

per grandi città,

la Fama,

risp. alla ql

nessun altro malanno

 

 

velocius:

viget

mobilitate

virisque adquirit

eundo,

primo

parva metu,

è più veloce:

possiede vigore

di movimento

e acquista forza

con l’andare,

dapprima

per il timore,

 

mox

sese attollit

in auras

ingrediturque solo

et condit caput

inter nubila.

Terra parens,

presto

si solleva

per aria

e avanza nel suolo

e cela il capo

tra le nubi.

La madre terra,

 

inritata ira deorum,

illam progenuit

extremam,

ut perhibent,

sororem

Coeo

 

incitata dallira contro gli dei,

la generò

per ultima,

come dicono,

come sorella

di Ceo

 

 

Enceladoque,

pedibus celerem

et pernicibus alis,

monstrum horrendum,

ingens,

cui

 

e di Encelado,

veloce nei passi

e di ali infaticabili,

mostro orrendo,

enorme,

alla quale

 

 

quot sunt

plumae corpore,

tot

(mirabile dictu)

oculi

vigiles

subter,

tot linguae,

 

quante sono

le piume in corpo,

tanti

(mirabile a dirsi)

occhi

vigili

ha sotto,

e tante lingue,

 

 

 

totidem ora sonant,

tot subrigit auris.

Nocte

volat

stridens

medio caeli

terraeque

e altrettante bocche parlano,

e orecchi protende.

Di notte

vola

stridendo

tra il cielo

e la terra

 

per umbram,

nec

declinat

lumina

dulci somno.

Luce

sedet

custos

aut summi culmine

nell’ombra,

e non

chiude

gli occhi

al dolce sonno.

Di giorno

siede

spiando

o sul culmine

 

tecti,

aut altis turribus,

et territat

magnas urbes,

tenax

nuntia

tam

ficti

dun tetto,

o sulle alte torri,

e va terrorizzando

grandi città,

tenace

messaggera

tanto

del falso

 

pravique

quam

veri.

Tum

haec

gaudens

replebat

populos

multiplici sermone,

 

e del malvagio

quanto

del vero.

Allora

costei

esultante

riempiva

la gente

di varie dicerie,

 

 

et pariter

canebat

facta atque infecta:

venisse

Aenean,

cretum

Troiano sanguine,

cui viro

e parimenti

cantava

cose vere e false:

che era giunto

Enea,

nato

da sangue Troiano,

e che a lui

 

pulchra Dido

dignetur

se iungere;

nunc fovere

quam longa hiemem

inter se luxu,

la bella Didone

si era degnata

di unirsi;

che ora passavano

tutto l’inverno

in reciproche mollezze

 

immemores

regnorum

captos

turpique

cupidine.

immemori

dei loro regni,

presi

da turpe

passione.

 

Haec

dea foeda

diffundit

passim

in ora

virum.

Protinus

detorquet cursus

 

Questo

la malvagia dea

spargeva

qua e là

sulle bocche

degli uomini

Subito

volge il passo

 

 

ad regem

Iarban

incenditque

dictis

animum

atque aggerat

iras.

verso re

Iarba

e infiamma

con parole

il suo animo

e ne fomenta

lira.

 

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