La morte di Priamo


Virgilio, Eneide, II, 506-558

di Carlo Zacco

Libro II

 

La morte di Priamo (506-558)

 

Forsitan

requiras

et

quae fuerint

fata

Priami.

Uti

vidit

casum

Forse

chiederai

anche

quale sia stato

il destino

di Priamo.

Come

vide

il disastro

 

urbis captae,

que limina

convulse

tectorum,

et hostem

medium

in penetralibus,

della città conquistata,

e le soglie

dilaniate

dei teucti,

e il nemico

in mezzo

alle stanze,

 

senior

circumdat

nequiquam

umeris trementibus aevo

arma

diu

sebbene ormai vecchio

circonda

invano

le spalle tremanti per l’età

con le armi

a lungo

 

desueta

et cingitur

ferrum

inutile,

ac fertur

in hostis densos

moriturus.

disusate

e cinge

la spade

ormai inutile,

e si porta

nel folto dei nemici

deciso a morire.

 

In mediis aedibus

que sub nudo axe

aetheris

fuit

ingens ara

iuxtaque veterrima

Al centro del palazzo

e sotto la nuda volta

del cielo

vi era

un enorme altare

e accanto un vetusto

 

laurus

incumbens

arae

atque umbra complexa

penatis.

Hic

Hecuba

alloro

che incombeva

sull’altare

e abbracciava con la sua ombra

i penati.

Qui

Ecuba

 

et natae

nequiquam

altaria circum,

praecipites

ceu columbae

atra tempestate,

e le figlie

invano

intorno agli altari,

precipitose

come colombe

nella fosca bufera,

 

sedebant

condensae

et amplexae

simulacra

divum.

Ut vidit

autem

 

 

sedevano

strette tra loro

e abbracciate

alle statue

delgi dei.

Come vide

poi

 

 

 

Priamum ipsum

sumptis iuvenalibus armis,

inquit:

‘quae mens tam dira,

 

Priamo in persona

indossate le armi della sua giovinezza,

disse:

« quale funesto pensiero,

 

 

miserrime coniunx,

impulit

cingi

his telis?

aut quo ruis?

Tempus

infelicissimo sposo,

ti spinse

a cingerti

di queste armi?

e dove ti precipiti?

Questo momento

 

non eget

tali auxil’io

nec defensoribus istis;

non

si nunc

adforet

ipse meus

non richiede

un tale aiuto

né queste difese;

neppure

se ora

fosse presente

il mio stesso

 

Hector.

Concede

huc

tandem;

haec ara

tuebitur omnis,

aut moriere simul.

 

 

Ettore.

Rifugiati

qui

alfine;

questara

ci proteggerà tutti,

o moriremo insieme».

 

 

 

Sic ore effata

recepit ad sese

longaeuum

et locavit

sacra in sede.

 

Avendo parlato così

trasse a sé

il vegliardo

e lo pose

nel luogo sacro.

 

 

Ecce autem,

elapsus de caede Pyrrhi,

Polites,

unus natorum Priami,

per tela,

per hostis,

Quandecco,

scampato alla strage di Pirro,

Polite,

uno dei figli di Priamo,

tra i dardi,

tra i nemici,

 

fugit

porticibus longis

et lustrat

vacua atria,

saucius.

Pyrrhus

ardens

fugge

per lunghi portici

e percorre

gli atrii deserti,

ferito.

Pirro

impetuoso

 

illum insequitur,

vulnere

infesto,

iam iamque tenet manu

et premit hasta.

 

lo insegue,

con arma

minacciosa,

e già lo tiene con la mano

e lo preme con lasta.

 

 

Ut tandem

evasit

ante oculos

et ora parentum,

concidit

ac fudit vitam

Come infine

giunse

davanti allo sguardo

e al volto dei genitori,

cadde,

ed effuse la vita

 

cum multo sanguine.

Hic Priamus,

quamquam

iam

tenetur

in media morte,

 

con molto sangue.

Allora Priamo,

anche se

già

preso

nella stretta della morte,

 

 

tamen

non abstinuit

nec pepercit

voci iraeque; 

Exclamat:

‘at pro scelere,

tuttavia

non si trattiene

né risparmia

la voce e lira; 

Esclama:

« per questo delitto,

 

pro talibus [facinoribus] ausis,

di,

si qua est caelo pietas

quae talia curet,

 

per queste [imprese] da te osate,

gli dei,

se nel cielo vi è qualche pietà

che si curi di ciò,

 

 

persolvant grates dignas

et reddant praemia debita,

tibi qui

me fecisti

cernere

coram

diano la giusta ricompensa

e rendano il premio dovuto,

a te che

mi hai fatto

vedere

da vicino

 

letum nati

et foedasti

funere

vultus

patrios.

At

ille Achilles

 

la morte del figlio

e hai profanato

con la morte

la vista

del padre.

Eppure

quello stesso Achille

 

 

quo

te mentiris

satum

non fuit

talis

in hoste Priamo;

sed erubuit

di cui

ti spacci

discendente

non fu

tale

contro il nemico Priamo;

ma ebbe riguardo

 

iura

fidemque

supplicis,

que reddidit

corpus exsangue

Hectoreum

sepulcro ,

ai diritti

e alla fede

del supplice,

e restituì

il corpo esangue

di Ettore

al sepolcro,

 

que remisit

me

in mea regna.’

Sic fatus

senior,

que coniecit

sine ictu

telum

e inviò di nuovo

me

nel mio regno».

Così parlo

il vecchio,

e scagliò

senza slancio

la freccia

 

imbelle,

quod protinus

repulsum

rauco aere,

et pependit

nequiquam

summo

innocua,

che subito

rimbalzò

dal fioco bronzo,

e pendette

inutilmente

dal sommo

 

umbone

clipei.

Cui Pyrrhus:

‘referes ergo haec,

et ibis nuntius

 

 

della borchia

dello scudo.

A lui Pirro:

« Dunque riferirai questo,

e andrai messaggero

 

 

 

Pelidae genitori.

Memento

narrare

illi mea tristia facta

degeneremque

al genitore Pelide.

Ricordati

di raccontare

le mie  sciagurate imprese

e il degenerato.

 

Neoptolemum.

nunc morere.’

Hoc dicens

traxit

trementem

ad ipsa altaria

 

Neottolemo.

E ora muori».

E dicendo questo

lo trascina

tremante

agli stessi altari

 

 

et lapsantem

in multo sanguine

nati,

que laeva implicuit comam,

dextraque

e facendolo scivolare

nel copioso sangue

del figlio,

con la sinistra gli afferra la chioma,

e con la dx

 

extulit

ensem coruscum

ac abdidit

lateri

tenus

capulo.

Haec finis

fatorum

alzò

la spada corusca

e gliela conficca

nel fianco

fino

allelsa.

Questa la fine

del destino

 

Priami,

hic exitus

sorte

illum tulit

videntem

Troiam incensam

di Priamo,

questo esito

secondo la sorte

lo travolse

mentre vedeva

Troia in fiamme

 

et prolapsa Pergama,

quondam superbum

regnatorem

tot populis

terrisque Asiae.

e Pergamo crollata,

egli un tempo superbo

sovrano

di tanti popoli

e terre dell’Asia.

 

Iacet

litore

ingens truncus,

caput avulsumque umeris

et corpus sine nomine.

giace

sul lido

l’immenso tronco,

il capo spiccato dal collo,

e un corpo senza nome.