Le donne ottengono di non abbandonare Avarico


riduzione dal capitolo 26 del libro settimo del De Bello Gallico” di Cesare – tratta dal libro “Littera litterae volume 2D – Angelo Diotti – casa edit. Bruno Mondadori”

Testo latino

LIBRO VII – CAPITOLO 26

Omnia experti Galli, quod res nulla successerat, postero die consilium ceperunt ex oppido profugere hortante et iubente Vercingetorige. Id silentio noctis conati non magna iactura suorum sese effecturos sperabant, propterea quod neque longe ab oppido castra Vercingetorigis aberant, et palus, quae perpetua intercedebat, Romanos ad insequendum tardabat. Iamque hoc facere noctu apparabant, cum matres familiae repente in publicum procurrerunt flentesque proiectae ad pedes suorum omnibus precibus petierunt, ne se et communes liberos hostibus ad supplicium dederent, quos ad capiendam fugam naturae et virium infirmitas impediret. Vbi eos in sententia perstare viderunt, quod plerumque in summo periculo timor misericordiam non recipit, conclamare et significare de fuga Romanis coeperunt. Quo timore perterriti Galli, ne ab equitatu Romanorum viae praeoccuparentur, consilio destiterunt.

Traduzione ad uso didattico (ogni altro uso non è consentito)

I Galli, dopo aver  sperimentato tutto, poiché nessun tentativo aveva avuto successo, il giorno seguente presero la decisione di fuggire dalla città, su esortazione ed ordine di Vercingetorige. Avendo tentato nel silenzio della notte, speravano di farlo senza grosse perdite dei loro soldati, anche per il fatto che l’accampamento di Vercingetorige non era lontano dalla città, e una palude, che si interponeva senza fine, disturbava i Romani all’inseguimento. E già si preparavano a farlo di notte, quando le madri di famiglia all’improvviso irruppero in pubblico e, piangendo, gettatesi ai piedi dei loro uomini, chiesero con tutte le preghiere possibili di non dare al nemico per le torture loro stesse e i figli in comune, che fossero ostacolati dalla  debolezza della natura e delle forze ad affrontare la fuga. Quando videro che quelli persistevano nella loro opinione, poiché per lo più il timore, nell’estremo pericolo, non conosce compassione, cominciarono a gridare ed a segnalare con gesti ai Romani la fuga. Spaventati da questo timore, i Galli, per non farsi chiudere la strada dalla cavalleria dei Romani, rinunciarono al progetto.