Lo scocciatore

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Orazio, Satire, I, 9

traduzione interlineare di Carlo Zacco

 

Satire

 

I, 9. Lo scocciatore

 

Ibam

forte

via sacra,

sicut meus est mos,

meditans

nescio quid

nugarum,

Me ne andavo

per caso

per la via sacra

come è mia abitudine,

pensando a

non so quali

bazzecole,

 

totus

in illis:

accurrit

quidam

notus

mihi

tantum

nomine

arreptaque

tutti [immerso]

in quelle:

mi corre incontro

un tale

noto

a me

solo

di nome

e afferrata[mi]

 

manu:

‘quid agis,

dulcissime rerum?’

‘suaviter,

ut nunc est,’

inquam

‘et cupio

omnia

la mano:

« come stai,

carissimo?»

« bene,

almeno per ora»

dico

«e ti auguro

tutto

 

quae vis.’

Cum adsectaretur,

occupo:

‘numquid vis?

at ille:

quello che vuoi».

Siccome continuava a seguirmi,

lo precedo:

«vuoi qualcosa?»

ma lui:

 

‘noris nos’

inquit

‘docti sumus.’

hic ego:

‘hoc

mihi

eris pluris

« dovresti conoscermi»

dice

«sono un letterato».

e io:

«per questo

per me

varrai di più»

 

inquam.

Quaerens

misere

discedere

ire

modo ocius,

interdum

consistere,

dico.

Cercando

disperatamente

di defilarmi

andavo

ora più in fretta,

talvolta

mi fermavo,

 

dicere

in aurem

nescio quid

puero,

cum sudor

manaret

ad imos talos.

‘o te felicem,

dicevo

all’orecchio

non so che

al mio servo,

mentre il sudore

mi scendeva

fino ai calcagni.

« Beato te,

 

Bolane,

cerebri

aiebam tacitus,

cum ille

garriret

quidlibet,

Bolano,

che sei una testa calda»

dicevo in silenzio,

mentre quello

cianciava

di qualunque cosa,

 

laudaret

vicos,

urbem.

Ut

illi nil

respondebam,

inquit:

‘cupis misere

lodava

le strade,

la città.

Poiché

non gli

rispondevo nulla,

dice:

« desideri disperatamente

 

abire:

video

iamdudum;

sed nil agis:

usque tenebo;

persequar

and’artene:

lo vedo

già da un pezzo;

ma non ce la fai:

non ti mollo;

ti seguo

 

hinc quo nunc iter est tibi»

‘Nil opus est te

circumagi:

volo visere

quendam

dovunque andrai»

«Non c’è bisogno che tu

faccia un giro lungo:

voglio vedere

uno

 

non tibi notum;

is cubat

trans Tiberim

longe

prope Caesaris hortos.’

che  non conosci;

è a letto

al di là del Tevere

lontano da qui

vicino i giardini di Cesare».

 

‘Nil habeo quod agam

et non sum piger:

sequar te

usque.’

Demitto auriculas,

ut asellus

«Non ho niente da fare

e non sono pigro:

ti seguo

fin là».

Abbasso le orecchie

come un asinello

 

iniquae mentis,

cum subiit

dorso

onus

gravius.

Incipit ille:

rassegnato,

quando si è sobbarcato

in groppa

un peso

troppo pesante.

Quello comincia:

 

‘Si bene me novi,

non facies

amicum

pluris

Viscum,

non Varium;

«Se mi conosco bene,

non stimerai

come amico

più [di me]

Visco,

o Vario;

 

nam quis possit

scribere

pluris versus

me

aut citius?

quis membra movere

infatti, chi potrebbe

scrivere

più versi

di me

o più rapidamente?

chi danzare

 

mollius?

ego canto

quod

et Hermogenes

invideat.’

Erat hic

con movenze più effeminate?

io canto

cose che

anche Ermogene

invidierebbe»

Era questo

 

 

interpellandi locus:

‘est tibi mater,

cognati,

quis est opus

te salvo?’

il momento di interromperlo:

« hai una madre,

dei parenti,

che hanno bisogno

di te sano e salvo?»

 

‘Haud mihi quisquam.

Omnis conposui.’

‘felices.

Nunc ego resto.

Confice;

namque

instat

« Non ho nessuno.

li ho seppelliti tutti».

« Beati loro.

Adesso resto io.

Finiscimi,

infatti

incombe

 

mihi

fatum triste

quod

anus Sabella

[a me] puero

cecinit

mota

divina urna:

su di me

un triste destino

che

una vecchia sabina

[a me] ragazzino

predisse

agitata

unurna divina:

 

“hunc

auferet

neque dira venena,

nec hosticus ensis,

nec laterum dolor

aut tussis,

costui

non lo porteranno

né funesti veleni,

né spade nemiche,

né dolore al costato

o tosse,

 

nec podagra

tarda:

hunc

quando cumque

consumet

garrulus:

vitet,

né gotta

che rende lenti:

costui

una volta o l’altra

lo finirà

un chiacchierone:

eviti,

 

si sapiat,

loquaces,

simul atque aetas

adoleverit.”

Ventum erat

ad Vestae,

se sarà saggio,

i chiacchieroni,

non appena l’età

sarà adulta”.

Si era giunti

al tempio di Vesta,

 

iam praeterita

quarta parte diei,

et casu

 

debebat respondere

già trascorsa

la quarta parte del giorno,

e per caso

[il seccatore]

doveva presentarsi in giudizio

 

tum

vadato,

quod ni fecisset,

perdere litem.

quel giorno

avendo presentato malleveria,

e se non l’avesse fatto,

avrebbe perso la causa.

 

‘Si me amas,’

inquit

‘paulum hic ades.’

‘inteream,

si aut valeo stare

« Per cortesia »

dice

« resta qui un momento ad assistermi»

« potessi morire,

se ho la forza di stare in piedi

 

aut novi civilia iura;

et propero

quo scis.’

‘dubius sum,

quid faciam’,

inquit,

‘tene relinquam

o se conosco il diritto civile;

e poi vado

dove sai».

« non so

che fare»

dice,

«se abbandonare te

 

an rem.’

‘Me, sodes.’

‘Non faciam’

ille,

et praecedere coepit;

ego,

ut contendere

o la causa».

« Me, ti prego!».

« Non lo farò»

dice lui,

e inizia a precedermi.

io,

poiché contendere

 

cum victore

durum,

sequor.

‘Maecenas quomodo tecum?’

Hinc repetit.

‘Paucorum

col vincitore

è difficile,

lo seguo.

« In che rapporti è Mecenate con te?»

Riprende da qui.

« Di poche 

 

hominum

et mentis bene sanae.’

‘Nemo dexterius fortuna est usus.

Haberes magnum

compagnie

e di mente ben sana».

« Nessuno ha saputo sfruttare meglio la fortuna.

Avresti un grande

 

adiutorem,

qui posset

ferre

secundas, farti da spalla

si velles

tradere

hunc hominem:

aiutante,

che potrebbe

sostenere

parti secondarie,

se solo volessi

presentargli

quest’uomo [=me]:

 

dispeream

ni summosses omnis.’

‘non vivimus illic

isto modo quo

tu rere;

nec ulla domus

mi venga un colpo

non li avresti fatti tutti fuori!».

« Lì non viviamo

nel  modo in cui

tu pensi;

nessuna casa

 

purior est hac,

nec magis his aliena malis;

nil mi officit,

inquam,

quia hic

è più pulita di quella,

né più distante da questi intrighi;

non mi reca alcun danno

dico,

se il tale

 

est ditior

aut doctior;

est locus uni cuique suus.’

‘magnum narras,

vix credibile.’

‘Atqui sic habet.’

è più ricco

o più dotto;

ognuno ha il suo posto »

« Dici grandi cose,

appena credibili»

« Eppure è così»

 

‘accendis

quare cupiam

magis

illi esse

proximus.’

‘velis tantummodo:

quae tua virtus,

« Mi spingi

a desiderare

ancor più

che egli sia

vicino a me»

« Non hai che da volerlo:

dato il tuo valore,

 

expugnabis:

et est qui

vinci possit

eoque

habet

difficilis

lo espugnerai:

e d’altro canto è uno che

può essere vinto

per questo

rende

difficili

 

aditus primos.’

‘haud mihi dero:

corrumpam

servos muneribus;

si hodie exclusus fuero

 

i primi approcci»

« Non verrò meno a me stesso:

corromperò

i servi con le mance

se oggi resterò escluso

 

 

non desistam;

tempora quaeram,

occurram

in triviis,

deducam.

sine magno labore

non desisterò;

cercherò le occasioni,

gli andrò incontro

nei crocicchi,

lo accompagnerò.

senza grande fatica

 

vita

nil dedit

mortalibus.’

Haec dum agit,

ecce occurrit

Fuscus Aristius,

mihi carus

la vita

non ha dato nulla

ai mortali».

Mentre fa così,

ecco che viene incontro

Fusco Aristo,

mio amico

 

et qui nosset

pulchre

illum.

Consistimus.

‘unde venis et quo tendis?’

Rogat et respondet.

e che conosceva

bene

quello lì.

Ci fermiamo.

« Da dove vieni, e dove vai?»

Chiede e risponde.

 

Coepi

vellere

et pressare manu

lentissima bracchia,

nutans,

distorquens oculos,

Incominciai

a tirarlo

e afferrargli con la mano

le braccia inerti,

facendo cenni,

storcendo gli occhi,

 

ut me eriperet.

Salsus

male

ridens

dissimulare;

bilis

affinché mi sottraesse a lui.

Quello spiritoso

a sproposito

ridendo

faceva finta di non capire;

la bile

 

urere

meum iecur.

‘certe

aiebas

te velle loqui

mecum

nescio quid

secreto.’

mi bruciava

il fegato.

« A proposito,

dicevi

di voler parlare

con me

di non so che

in segreto».

 

‘memini bene,

sed dicam

meliore tempore;

hodie tricensima,

sabbata:

« Mi ricordo bene,

ma te lo dirò

in un momento più opportuno;

oggi è il trentesimo (gr)

Sabato:

 

vin tu

oppedere

curtis Iudaeis?’

‘nulla mihi relligio est.’

inquam,

vuoi tu forse

oltraggiare

ai circoncisi giudei?»

« Non ho nessuno scrupolo religioso».

dico,

 

‘At mi:

sum paulo infirmior,

unus multorum.

Ignosces;

alias loquar.’

Huncine solem

« Ma io sì:

sono un po più debole,

uno dei tanti.

Perdonami;

ti parlerò un’altra volta»

Questo sole

 

surrexe

tam nigrum

mihi!

Fugit inprobus,

ac me linquit

sub cultro.

doveva sorgere

tanto nero

per me!

Fugge quell’infame,

e mi lascia

sotto la mannaia.

 

Casu

venit obvius illi

adversarius

et

‘quo tu, turpissime?’

et magna inclamat voce,

Per fortuna

gli si fa incontro

il suo avversario

e

« Dove vai, mascalzone?»

e grida a gran voce,

 

‘licet antestari?’

Ego vero oppono auriculam.

Rapit in ius;

« posso prenderti come testimone?»

Io, ovviamente, gli porgo l’orecchio.

Se lo trascina in giudizio;

 

cl’amor utrimque;

undique concursus.

sic me servavit Apollo.

urla di qua e di là;

un accorrere da ogni parte.

così mi ha salvato Apollo.

 


 

 

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