Manzoni

Pubblicità

Sharing is caring!

Pubblicità

Il “vero” alla base della finzione letteraria per Manzoni

dalla tesina “La finzione artistica: veicolo di verità?” di Samuele Gaudio

Esame di Stato 2010

La finzione poetica di Manzoni è basata sul “sentire e meditare”, come viene detto ne “Il carme in morte di Carlo Imbonati” del 1806, testo che comprende molti spunti riconducibili a tutta la produzione Manzoniana.

Sembrerebbe esserci un’antitesi tra il conoscere una cosa oggettivamente per quello che è, e viverla senza considerare con il pensiero che cosa sia, ma essere coinvolti in un’azione che provoca emozione, perché consistente in un rapporto ravvicinato con quell’oggetto.

Nella finzione dell’opera d’arte è possibile giocare con questi punti di vista, e quindi unire in un’unica finzione il sentire e il meditare.

Un esempio si può trovare nell’Adelchi, tragedia scritta tra il 1820 e il 1822, nell’episodio della morte di Ermengarda (atto IV). Nel momento in cui Ermengarda muore, il coinvolgimento dello spettatore é al culmine, egli è preso tutto dallo svolgersi dell’azione (anche perché il godere sta in uno svolgimento, cioè in una continua richiesta di acquisire, di arricchirsi), è tutto preso dal pathos. Segue poi il momento diegetico del coro, in quanto si considera l’azione da un punto di vista più distaccato, giudicandola insieme al coro che è la voce del popolo. È attraverso il sentire e il meditare che si attua la ricerca verso la conoscenza della realtà, soprattutto nei momenti in cui questa sembra stridere con l’idea che ci facciamo di essa, per il sopraggiungere di eventi che appaiono ingiusti, come appunto la morte dell’innocente Ermengarda. Questa volontà di conoscenza si iscrive nella ricerca della verità di cui Manzoni si fa portavoce, come è chiaro fin da subito dalle parole presenti nel “Carme in morte di Carlo Imbonati”.

Manzoni fa pronunciare al fantasma del defunto le parole “Il santo vero mai non tradir”. Si capisce quindi quale sia il punto focale di tutta la poetica manzoniana, ovvero la ricerca del vero, che lui attua in campo letterario attraverso una strenua e continua sperimentazione e autocritica, che lo porta a provare diverse forme, attraverso cui riuscire a comunicare il più efficacemente possibile la verità. Questa ricerca continuerà per tutta la sua vita, e la conversione è un elemento che non la limita, anzi la completa, inserendola in un orizzonte cristiano, che della vita comprende ogni cosa, senza occultare nessun particolare. Si vede come egli continuamente sperimenta le forme artistiche, il genere letterario che gli possa consentire di avvicinarsi il più possibile a una comunicazione della verità, ricerca non banale in quanto ogni tipo di finzione artistica ha caratteristiche e connotazioni uniche. Manzoni avrebbe dovuto trovare quella che più sarebbe riuscita a sfruttare le sue potenzialità comunicative. Passa così dagli Inni Sacri, iniziati nel 1812, alle Tragedie, incominciate nel 1816, alle Odi civili del 1821, fino a giungere al romanzo, che si rivelerà l’apice della sua esperienza letteraria, in quanto in esso riuscirà ad attuare il suo desiderio di rendere il vero “comunicabile”, giungendo, grazie ad una accurata revisione del testo, attraverso tre redazioni, ad un perfezionamento della struttura e del linguaggio della storia. Il vero, per Manzoni, deve necessariamente essere comunicabile a tutti, e non esclusivamente alle persone in grado di interpretare la complessità di un testo letterario. Questo perché Manzoni concepisce il vero come qualcosa di universale, qualcosa a cui mirano tutti gli uomini, che riguarda ognuno in quanto uomo e non solo alcuni in quanto letterati.

La poetica di Manzoni ha come oggetto il vero, l’utile come scopo (utile inteso anch’esso in senso morale: ideale di giustizia e di bene), e l’interessante come mezzo, finalizzato alla comunicazione non solo a «le persone più dotte», ma «per un maggior numero di lettori».

Nei Promessi Sposi è chiaro come si realizzi la concezione manzoniana di verità. Manzoni vuole creare una storia vera, ma essendo un letterato sa bene che gli strumenti che lo possono portare a compiere il suo obiettivo sono gli strumenti della letteratura e quindi finti. Manzoni, quindi, non cerca di ingannare i suoi lettori quando dice che ha trovato la sua storia da un manoscritto del 1600, anzi, ci va comunicando quella che è la sua concezione di opera letteraria: per Manzoni un’opera d’arte non è una creazione, bensì un’ “invenzione”.

Nel Dialogo dell’Invenzione pubblicato nel 1850 Manzoni spiega la sua concezione di arte, descrivendola come “invenzione”, opposta alla concezione di arte come “creazione” ex novo dell’artista. Egli, per chiarire la sua posizione, presenta il testo in una forma dialogica, forma che, tra l’altro, Platone considerava il miglior mezzo attraverso cui ricercare la verità di una cosa. Infatti, la verità di una cosa non può essere già posseduta da un uomo. Pertanto sarà più difficile per lui approssimarsi a essa, se deve ricercarla unicamente basandosi sul proprio pensiero, perché sarebbe una ricerca che si ritorce su se stessa, senza “trovare” appunto niente di nuovo, senza nessun confronto con un altro, e quindi sterile, come la riproposizione di un giudizio già prefabbricato all’interno di sé.

Il “vero” è alla base della finzione letteraria per Manzoni, in quanto, trovando qualcosa di esterno, l’artista lo ripropone, lo rende più visibile, più espressivo, più efficace nel comunicare la realtà. Il significato, l’essenza di una cosa è già al suo interno. Questo concetto fa venire in mente l’idea di scultura che ha Michelangelo, il quale concepisce l’azione dello scultore come quella di colui che deve togliere la scorza per rivelare la forma già scolpita all’interno del marmo.  L’artista non fa altro che rendere il significato visibile a tutti, perché la verità è qualcosa che interessa ogni uomo, anche se gli uomini non possono comprenderla direttamente e completamente, ma solo per accenni, e il più efficacemente possibile, attraverso una finzione la quale imiti la realtà, che imiti il modo con cui l’uomo veramente, autenticamente, si rapporta, o si dovrebbe rapportare,  con la realtà .

Pubblicità
shares
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: